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né i diritti fondamentali né le condizioni di vita sono messe in discussione. A dire le verità trovo difficile comprendere l’accanimento dei sindacati per una questione che ha un impatto concreto del tutto marginale per i lavoratori, e nell’orizzonte di 4-5 anni, per un numero molto limitato di loro. Così come l’affannarsi del Governo ad offrire limature del provvedimento. Abbiamo rischiato una bella guerra per qualche mese avanti e indietro per qualche migliaia di pensionandi. Manco la Secchia Rapita..!
Buffa poi l’argomentazione insinuata, che sa vagamente di scie chimiche, per cui non è attendibile la statistica sull’aspettativa di vita: sembra quasi che sotto sotto alligni una vaga speranza che la speranza di vita diminuisca!
C’è da rallegrarsi che la maggioranza dei Sindacati non abbia spinto fino in fondo il ricatto dello stato di agitazione in pieno periodo elettorale, e che il Governo abbia scelto di non ripetere la capitolazione accettata per i Voucher!
Ma la scelta di lotta della CGIL, è evidentemente non tanto per i 5 mesi e relative limature, quanto per la questione di fondo (il problema è sempre a monte, nella storia culturale della sinistra). La questione di fondo è relativa al fatto che saranno 5 mesi in più nel 2019, ma poi ce ne saranno verosimilmente altri alle successive verifiche statistiche circa l’aspettativa di vita.
Si tratta di un meccanismo finalizzato a tenere in equilibrio entrate contributive e uscite per pensioni: se vivi più a lungo dovrai versare più contributi, quindi lavorare più a lungo, per pagarti una pensione che durerà più tempo. L’alternativa è che i giovani versino più contributi (per pagare la pensione e te, non a loro stessi).
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