37 anni fa:
unendo sia le pensioni di anzianità sia quelle di vecchiaia, si scopre che la media dell’età di pensionamento per questa gente è stata di 54,7 anni, soglia che scende fino ai 46,4 anni per i soli assegni di anzianità per chi proveniva dal settore pubblico. C’è subito da dire che il prepensionamento era reso appetibile dal fatto che si applicava allora in toto il metodo retributivo,
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Ovvio che una situazione tale avrebbe portato a una rapida scompensazione dell’intero sistema. E al sistema nel suo complesso si dovette mettere mano con una serie di riforme radicali a partire dagli anni Novanta. Obbiettivo di tali riforme è stato quello di portare il sistema dal retributivo al contributivo, transizione che è già avvenuta in maniera completa. Il secondo punto è stato quello di innalzare gradualmente l’età di vecchiaia, portandola agli stessi livelli sia per il settore pubblico sia per quello privato, sia per gli uomini sia per le donne e adeguandola all’aspettativa di vita, sempre più lunga come certificato dall’Istat.
Proprio quest’ultimo adeguamento prevede dal primo gennaio del prossimo anno l’innalzamento per tutti alla fatidica soglia dei 67 anni
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