È la Giornata internazionale della tolleranza zero verso la mutilazione genitale, 6 feb 2020

È la Giornata internazionale della tolleranza zero verso la mutilazione genitale femminile. Lara Loreti su La Stampa: «Una pratica ancora molto diffusa nel mondo, quella delle mutilazioni genitali femminili (Mgf), che coinvolge 30 Paesi africani, qualcuno del Medio Oriente più altri asiatici e sudamericani, per un totale di oltre 200 milioni di vittime. Vengono praticate per lo più senza anestesia, da persone che nella maggior parte dei casi non hanno qualifiche mediche. E ogni anno a livello mondiale sono a rischio 3 milioni di bambine, dai primi mesi di vita ai 14 anni. Ci sono vari tipi di lesioni: dall’asportazione del clitoride (grado 1) all’eliminazione delle labbra (grado 2) fino al restringimento vaginale parziale o quasi totale (gradi 3 e 4). Alcuni Paesi africani hanno varato leggi che proibiscono la pratica, ma sono ancora molti quelli in cui è tollerata. In Egitto, Paese a cui si fa risalire il rito, il 91 % delle donne è mutilato. “Nei casi più gravi viene lasciato solo un piccolo buco per la fuoriuscita di urine e ciclo mestruale – spiega Stefania De Fazio, chirurga estetica, presidente del primo Summit sulle mutilazioni genitali femminili, organizzato […] a Napoli dalla Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica –. Violenze che nulla hanno a che vedere con la religione, frutto di un retaggio culturale che impone alla donna di essere ‘pura’. Ma i tagli hanno implicazioni urologiche e ginecologiche, e occorrono protocolli multidisciplinari di cura”. Il fenomeno coinvolge anche l’Italia dai primi anni ‘90. Oggi, a 13 anni dalla legge 7 del 2006 che ha introdotto l’arresto per chi pratica questo rito nel nostro Paese, vivono qui 80 mila donne mutilate. E “ogni anno 4-5 mila bambine rischiano di esserne vittime in Italia», come sottolinea […] il professor Aldo Morrone, uno dei massimi esperti italiani di mutilazioni genitali femminili, a cui si dedica da 30 anni. […] Il problema è che le linee guida ipotizzate dalla legge, che prevedevano campagne informative e iniziative per l’integrazione, sono rimaste sulla carta. “L’Europa non è esente, anche se non abbiamo certezza che la pratica venga effettuata in Italia o nei Paesi europei – nota l’esperto –. Al San Gallicano in dieci anni abbiamo trattato circa 3 mila casi. Una 28enne somala laureata venne da noi chiedendo di essere mutilata. Noi le abbiamo spiegato che è vietato. Sette mesi dopo l’abbiamo rivista per una visita ed era stata tagliata. Ma, se ci fossero maggiore integrazione e strutture ad hoc per trattare il tema, il rischio per le bambine, e anche per le adulte, sarebbe molto inferiore”» (leggi qui)

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