Christine Lagarde affossa le Borse del mondo, 13 marzo 2020

La Banca centrale europea ha deciso di affrontare la crisi economica generata dal coronavirus con un pacchetto di misure, presentato ieri da Christine Lagarde, che prevede l’ampliamento del programma di Quantitative easing con un piano di acquisti aggiuntivi di 120 miliardi di euro fino alla fine dell’anno, nuove aste di liquidità a lungo termine (Ltro) e tassi praticamente negativi per l’acquisto di titoli del debito di piccole e medie imprese (Tltro). Nessun ritocco dei tassi, già negativi: «probabilmente la Bce ha voluto tenere quest’arma (non certo letale, visto il poco spazio per ridurli) per il futuro ma, ciò facendo, non ha dato una spinta verso il basso all’euro, che si sta rafforzando» [Meli-Taino, CdS]. Allo stesso tempo, Lagarde ha chiesto un intervento tempestivo, coordinato e ambizioso da parte dei governi: quel che di più temo, ha detto la presidente, è il «compiacimento» e «il procedere a rallentatore» della politica fiscale. «Non voglio essere la Whatever it takes numero due». Soprattutto: «Non siamo qui per chiudere gli spread», frase infelicissima, stigmatizza subito dal nostro  ministro dell’Economia Gualtieri («Ha sbagliato comunicazione e la comunicazione di questi tempi è tutto») e che poi la governatora della Bce ha tentato di correggere virgolettando in un video: «Sono pienamente impegnata ad evitare qualsiasi frammentazione dell’area euro in un momento difficile. Gli spread elevati inficiano la trasmissione della politica monetaria». Troppo tardi, i mercati non hanno apprezzato e le Borse sono precipitate. Milano ha chiuso faticosamente la peggiore seduta della sua storia con l’indice Ftse Mib a -16,92%. Un calo superiore a quello registrato dopo la Brexit (-12,48%), il crack di Lehman Brothers (-8,2%) e l’11 settembre (-7,5%). Lo spread è schizzato fino a 273 punti base, per chiudere a quota 262. Un balzo di 69 punti in una sola seduta non si vedeva dal 2011. Disastrose anche le altre piazze: -12,2% per Francoforte, -12,3% per Parigi, -13,3% per Madrid. Tremendo anche il calo di Wall Street: -10%, mai così male dal 1987. In una nota diffusa in serata, e chiaramente allusiva delle prese di posizione di Lagarde, il presidente della Repubblica Mattarella ha detto che «l’Italia sta attraversando una condizione difficile e la sua esperienza di contrasto alla diffusione del coronavirus sarà probabilmente utile per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Si attendono quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non mosse che possano ostacolarne l’azione». Lega e 5 stelle chiedono che la Lagarde si dimetta, critiche anche da tutti gli altri.
«È toccato a noi l’onere di essere l’avamposto più scoperto e più ferito. Nessuno era pronto al diavolo. L’Italia meno di altri. Ne stiamo pagando un prezzo incalcolabile, in termini di tragedia umana e di catastrofe economica. E non sembra che l’Unione europea, di cui siamo soci fondatori, e la Banca centrale, gestione Lagarde, ci stiano dando una mano. Piuttosto, il contrario, quasi che la resistenza nella guerra al virus sia una questione “interna”, italiana, come già succede nella gestione dei migranti. Bene ha fatto il presidente Mattarella a esporsi, chiedendo una maggiore solidarietà.
Meglio farebbero i titolari del governo a pretenderla: per rispetto delle sofferenze di una nazione e perché, di fronte a una pandemia, nessuno può essere così tracotante da pensare di salvarsi da solo. Chiusi nelle nostre case, circondati da un silenzio malato, abbandonati dalla comunità internazionale e persino respinti come portatori di virus, siamo un popolo di vittime di un esperimento mai sperimentato. Viviamo sospesi sull’orlo di un abisso. Ci vorrà molta responsabilità e moltissima cura, da parte di chi guida il Paese, per evitare che l’estrema emergenza, culminata nell’isolamento forzato appena cominciato, non si trasformi in disperazione, l’obiettivo ultimo del diavolo» [Verdelli, Rep].
«Se era il primo vero test di Christine Lagarde, la presidente francese della Bce l’ha fallito in pieno. L’ex direttore generale del Fondo monetario internazionale, che ha preso il posto di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea, ha tenuto la conferenza stampa più disastrosa che si ricordi negli oltre vent’anni di vita dell’istituto. Con un approccio poco convinto, ma soprattutto con poche parole che in un colpo solo rischiano di smontare il lavoro con cui Draghi salvò l’euro nel 2012, Lagarde ha compiuto un miracolo al contrario: proprio quando l’Italia combatte una guerra drammatica contro la peggiore pandemia da oltre mezzo secolo, affonda i titoli di Stato del Paese più colpito dal virus e fa esplodere lo spread. “Non siamo qui per ‘chiudere gli spread’ – ha detto a un certo punto la francese –. Ci sono altri strumenti e altri attori per gestire queste questioni”. È esattamente l’opposto del Whatever it Takes di Mario Draghi, quell’impegno del 2012 a fare “qualunque cosa serva” per preservare l’euro nel momento in cui il mercato puntava contro Italia e Spagna nell’aspettativa che la moneta unica sarebbe andata in pezzi» [Fubini, CdS].

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