La città dei vivi, di Nicola Lagioia (Einaudi, 2020)

La città dei vivi di Nicola Lagioia (Einaudi). Così l’autore su Tuttolibri (La Stampa): «Ricordo molto bene quando sentii la prima volta al telegiornale la notizia della morte di Luca Varani. Era la prima domenica di marzo del 2016. La sera, dopo avere smesso di fare ciò a cui mi dedicavo da mesi per parecchie ore al giorno – lavorare a un libro –, uscii dalla mia stanza e intercettai lo schermo del televisore acceso nel soggiorno. Rimasi ad ascoltare fino alla fine del servizio, poi entrai nella cucina scuro in viso. Ero turbato da ciò che avevo sentito. […] È pur vero che le cronache ci riempiono continuamente di notizie orrende. L’assuefazione è un mostro da cui veniamo sconfitti ogni mattina. E allora? Cosa mi aveva colpito in modo tanto forte da provocarmi un radicale cambiamento dell’umore nel giro di pochi minuti? La sensazione – non saprei dirlo meglio – fu simile a quando, per strada, riconosciamo su un passante i tratti di una persona che conosciamo bene, che non vediamo da tempo (una persona, anzi, che credevamo di non dover vedere mai più), ma con la quale abbiamo un conto ancora aperto. Il giorno dopo ripresi a lavorare. Continuavo a pensare al delitto Varani, ma mi sforzavo di tenerlo confinato in un angolo della mente. Stavo vivendo un periodo tranquillo della mia vita. Non succedeva da anni. Le settimane si susseguivano senza scossoni. Mi ero sposato. Avevo un lavoro con qualche margine di stabilità. Gestivo le cose con una certa padronanza. La padronanza, di solito, la esercitiamo su ciò che abbiamo già compreso. Temevo insomma che il caso Varani potesse provocare un deragliamento in tutto ciò che amavo, e mi sforzavo di proteggere. Non bisogna sciogliere per forza tutti i nodi. Poi, però, successe una cosa davvero improbabile. Mi chiamò la giornalista di un noto settimanale e mi chiese se volevo occuparmi del caso. Risposi subito di no. Fui quasi maleducato, sicuramente sbrigativo. Non avevo mai scritto di cronaca nera in vita mia, pensai, quante probabilità c’erano che mi chiedessero di seguire proprio il caso da cui stavo cercando di tenermi alla larga? Mi credevo al riparo. Ma quando, chiusa la telefonata, tornai davanti al computer, scoprii che il libro a cui stavo lavorando, semplicemente, non esisteva più. Vidi il testo a cui avevo dedicato tanto impegno sbriciolarsi pagina dopo pagina, scalzato non da un’idea brillante per un nuovo libro (a un nuovo libro non pensavo ancora) ma da una forza – e una forza piuttosto oscura – di cui di fatto non sapevo niente. È cominciata così» (leggi qui).

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