Adolescenza, di Annalena Benini, in Il Foglio 19 apr 2021

Cara adolescenza,

anche se non ti ho mai davvero detto addio era da tanto che non ti incontravo così da vicino, così disperata davanti allo specchio con addosso la venticinquesima maglietta scovata nel fondo dell’armadio che da inguardabile straccio è diventata urgente ragione di vita (ma mi sta malissimo? Mi fa la gobba? Ti cringia? Ammettilo ti cringia un botto, non posso uscire così, che schifo di capelli). Venticinque anni dopo, cara adolescenza, posso dirti che non sei cambiata affatto: sei sempre giovanissima, insicura e capricciosa. La mia, di adolescenza, è stata anche molto lacrimosa e piena di tic: una cosa che mi piaceva tantissimo era strapparmi, uno a uno, tutti i bottoni delle camicie che indossavo. Prendevo un bottone tra due dita, lo giravo e rigiravo come una ruota finché sentivo il cric del filo spezzato. Ancora adesso il ricordo di quel rumore mi procura una fitta di nostalgia, e anche se sono molti anni che non faccio del male a una camicia, non posso sostenere troppo a lungo lo sguardo rotondo di un bottone. Passavo poi al bottone successivo, ma sempre cominciando da quelli in basso, nascosti dai golf, perché così mia madre non se ne sarebbe accorta subito. Lo facevo mentre studiavo e mentre mi compativo, mentre pensavo che il mondo era cattivo e che la mia faccia era una merda. Adesso che sei rientrata in casa mia, cara adolescenza, e hai riempito la porta e i muri di adesivi e di tormenti, di risate e di bisbigli e di nervi tesi, ho avuto conferma del fatto che una tua precisa caratteristica è tenere sempre accanto a sé uno specchietto, piccolo, ma di quelli che ingrandiscono, per guardarsi ogni 5, 6 minuti e dire: che schifo. E immediatamente scrivere alle amiche: che schifo. La differenza è che basta la telecamera del telefono, con zoomate anche sull’ombelico per mostrare la prova che anche l’ombelico (di solito un ombelico da sogno, un ombelico da riviste sugli ombelichi) fa schifissimo. Intanto le amiche adolescenti nelle loro case piene di adolescenza stanno facendo la stessa cosa con gli zoom dei loro telefoni, ma mentre zoomano se stesse e dicono: che schifo, scrivono a quella che ha appena detto: che schifo, una frase tipo: smettila sei bellissima. Smettila, sei top. Questo incoraggiamento e innamoramento continuo tra amiche è una cosa che apprezzo molto, cara adolescenza di adesso, perché invece in quella che era stata assegnata a me, a cominciare dalla fine degli anni Ottanta (anni Ottanta viene utilizzato adesso su TikTok per dire il punto più lontano della storia recente), c’era un concetto di sorellanza molto accidentato e molesto, per cui le prime a urlare: che schifo, guardandosi l’una con l’altra, erano le compagne di scuola, di solito davanti a tutti. Per guadagnarsi il rispetto delle amiche bisognava fare una fatica immensa, di solito mostrandosi molto più cattive di loro. Che schifo hai un brufolo, che schifo di voce, che schifo di jeans, che schifo di cosce, che schifo che fai. Adesso sarebbe bodyshaming, allora era che quasi tutte le mie camicie erano senza bottoni e che il mio specchietto l’avevo tirato contro l’armadio. Il vantaggio è stata tutta quella vita immaginaria che hai versato nella mia stanza, il vantaggio è che so riconoscerti, rabbiosa adolescenza, a cento chilometri di distanza, e so che non passi mai e sai essere anche molto simpatica, quando balli e canti e fai le sfilate di moda in cucina. Mio figlio però, che ha dodici anni e vede sua sorella abbattersi su di lui come uno tsunami se fa dondolare il tavolo o la sedia (caratteristica dell’adolescenza è un’insofferenza elevatissima verso i rumori e i movimenti degli altri, unita a una cieca indifferenza verso il proprio frastuono delle tre di notte), impugna adesso la mazza da baseball e dice che non ti permetterà di venire a prenderlo. Dice che lui non diventerà mai adolescente, ma direttamente vecchio decrepito. Ma già lo vedo che manca poco e che stai per arrivare. Sii buona, ricordati che mi devi ancora un mucchio di bottoni.

Lascia un Commento se vuoi contribuire al contenuto della informazione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.