Cosa resta dell’opinione pubblica? La parola ha una valenza politica che si esplicita nella sfera comune, quella che eleva l’interazione sociale a struttura istituzionale. Viviamo oggi in un momento di ristrutturazione e disintermediazione, che può in certi casi equivalere a una disgregazione, dell’idea stessa di opinione pubblica: il festivalfilosofia 2023 si propone perciò di analizzare la ricaduta sociale e politica della parola, che implica capacità di confronto fra diversi e di persuasione razionale nelle dispute.
Nel nostro periodo storico, il destino politico della parola sembra caratterizzato da due tendenze. Da un lato la polarizzazione è sempre più estrema: per accattivare l’attenzione del destinatario, la parola si inaridisce, contribuendo a discorsi il cui unico obiettivo diventa prevalere dialetticamente in una gara a chi la dice più grossa o grida più forte. La politica, assieme all’agone pubblico dei social network, è purtroppo il teatro privilegiato in cui l’urlo non lascia spazio all’argomentazione. Prevalgono denigrazione, insulto e slogan fini a sé stessi, da ripetere infinite volte fino a che non si inverano venendo interiorizzati da masse che non li analizzano né interpretano a dovere. Questa comunicazione strillata e puramente propagandistica ha l’effetto paradossale di farci vivere in una comunità globale in cui tutti parlano ma quasi nessuno conversa.
Dall’altro lato, la parola si trova nell’impellenza di rivendicare il proprio originario ruolo politico di confronto e mediazione. Cercheremo pertanto di capire lo stato della discussione pubblica nel contesto delle democrazie decidenti, sempre più calibrate sul potere esecutivo, democrazie d’azione più che di parola. È una questione di enorme rilevanza poiché proprio sul ruolo dei Parlamenti si è fondata, sin dal Seicento, l’identità stessa della democrazia moderna, cardine del progresso politico. Con l’evidente ridimensionamento su scala globale del potere legislativo e della centralità del Parlamento, i meccanismi democratici risultano accelerati a costo di riservare all’argomentazione pubblica spazi sempre più esigui.
Per approfondire questo percorso si possono seguire lezioni che vertano sull’utilizzo della parola nella sfera pubblica, e che scandaglino l’accezione negativa della parola traumatica, della scomparsa della comunicazione e dell’inganno; ma anche quella positiva della parola come strumento di democrazia, di impegno intellettuale, di terapia e cura. Dal programma creativo si possono scegliere eventi che abbiano a che fare con il più tragico di tutti i confronti ostili, quello della guerra, ma anche con l’esempio positivo della buona politica che si dimostra in grado di creare dialogo e partecipazione attorno alla condivisione assembleare.
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