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Anche ilNew York Times s’è messo al lavoro: due mesi d’inchiesta approfondita a otto mani guidata da un premio Pulitzer, Jeffrey Gettleman, 150 interviste, racconti che lasciano senza fiato. Ne esce una galleria degli orrori, vestiti strappati, gambe divaricate, genitali mutilati. E non casi sporadici, ma un sistema organizzato di violenza su chi era ebrea e per di più donna. Analizzando video, foto, dati gps, telefonate, il giornale americano ha scoperto almeno trenta episodi.
In sette luoghi diversi fra i kibbutz Be’eri e Kfar Aza, lungo la strada 232, nella base militare Shura, al rave party. Sapir, 24 anni, che era ferita e s’era nascosta in un cespuglio, vedendo tutto quel che facevano alle altre: cento uomini di Hamas in divisa, a spartirsi il bottino femminile, in particolare una ragazza coi capelli color rame che veniva pugnalata quando sussultava per la violenza. «Ho visto cinque in abiti civili, tutti con i coltelli e uno con un martello, mentre trascinavano sul terreno una donna», racconta Raz Cohen, parlando come se fosse tutto ancora lì davanti ai suoi occhi: «Ricordo ancora la sua voce: urla senza parole. Poi uno alza un coltello, e semplicemente la massacra».
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