Lorenzo Pregliasco, analizzando i risultati del referendum sulla riforma della giustizia di marzo 2026, ha evidenziato come la vittoria del No (oltre il 53-54%) sia stata determinata da un’ondata trasversale che ha coinvolto anche i cosiddetti “elettori dormienti” e i giovani. [1, 2, 3, 4]
Di seguito i punti principali della sua analisi:
- Il fallimento del fronte del Sì: Pregliasco ha osservato che non è bastata l’impopolarità di parte della magistratura per spingere gli elettori verso il Sì. Il fronte del No è riuscito a imporre un “frame” comunicativo efficace, dipingendo la riforma come un tentativo della politica di assoggettare la magistratura.
- Mobilitazione e affluenza: Nonostante i sondaggi pre-voto di YouTrend indicassero un testa a testa, l’affluenza finale (vicina al 59%) ha favorito nettamente il No, smentendo l’ipotesi che una partecipazione elevata avrebbe potuto premiare il Sì.
- L’impatto politico: L’analista ha definito il risultato come un’“onda del No” nel Paese. Tuttavia, ha ammonito il centrosinistra a “non illudersi”, suggerendo che il voto sia stato più una bocciatura della specifica riforma proposta dal governo Meloni che una piena adesione politica all’opposizione.
- Il ruolo dei giovani: Un elemento chiave segnalato nell’analisi post-voto è stata la partecipazione massiccia dei giovani che, solitamente lontani dalle urne, si sono mobilitati in gran numero per votare contro la riforma. [1, 2, 3, 5, 6, 7]
Il referendum, che non prevedeva quorum essendo di tipo costituzionale, ha visto il No prevalere con uno scarto di circa 8 punti percentuali. [8, 9]
fonti informative:
[4] https://www.dirittogiustiziaecostituzione.it
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