nr. 390/2026 di Animazione Sociale.

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https://www.animazionesociale.it/it-magazine-273-rivista_animazione_sociale_390

Imparare l’arte di vivere insieme è l’editoriale che apre il nr. 390 e presenta la quinta edizione del Social Festival Comunità Educative (a Torino, dal 9 al 14 novembre), di cui Animazione Sociale cura la direzione scientifica. È il grande appuntamento annuale dedicato ai mondi della scuola e dell’educare.

Segue la vignetta di Mauro Biani (p. 5), editorialista per immagini, che in ogni disegno mette la sua anima politica di educatore professionale.

Nell’intervista a Daniele Scarscelli, sociologo, curata da Marina Fasciolo, assistente sociale (pp. 6-20), si parte da un dato spesso rimosso: anche l’aiuto è una forma di controllo sociale. Valutare una famiglia o scrivere una relazione per il giudice significa esercitare un potere. Come esercitarlo senza che diventi oppressione? Pagine preziose nell’ottica di un lavoro sociale anti-oppressivo.

Teodoro Cohen, filosofo membro del collettivo Malgré tout, nel suo saggio (pp. 21-32) legge il malessere adolescente non come deficit individuale, ma come espressione di una crisi collettiva. E delinea quattro ipotesi per trasformare il patire in agire, così da liberare il desiderio delle nuove generazioni.

In un intenso racconto, un’équipe di strada del Tigullio ripercorre 15 anni di lavoro con ragazzi dei margini, molti figli dell’immigrazione. Che cosa fa un’équipe quando il mandato istituzionale e l’alleanza con le persone smettono di andare nella stessa direzione? Sono i dilemmi del lavoro di strada, tra alleanze e insubordinazioni.

Nei diari Martina Serra, pedagogista ed educatrice, legge l’ageismo come frutto di città e servizi che separano le età, e in laboratori intergenerazionali a Trieste prova a ricucire una prossimità perduta. Giacomo Rossi, presidente di MILLE Professioni Educative, constata come, tre anni dopo l’Agorà, l’esodo dalla professione educativa si sia aggravato, mentre energie si sono consumate attorno alla legge sull’Albo anziché su salari, riconoscimento e dignità. Fabrizio Cassanelli, pioniere del teatro educativo e d’impegno civile, compone un abbecedario delle povertà, perché nominarle è il primo passo per riconoscerle. Roberto Galletti e Anna Bissolati, educatori professionali a Cremona, raccontano che cosa succede in una comunità per persone con dipendenze quando l’équipe si apre agli ospiti. Chiude la sezione un elogio della bicicletta, lenta quanto basta per vedere e veloce quanto basta per sentirsi liberi.

L’ampio Focus finale («Per un’altra pedagogia delle adolescenze», pp. 64-96), con saggi di Roberto Latella e Alessandro Tolomelli, propone un percorso in tre tempi: analisi, ascolto, proposta. Il primo saggio, di taglio critico-sociologico, analizza la società della performance e del merito e il modo in cui trasforma la sofferenza in patologia individuale. Il secondo è un contributo di ricerca partecipativa: lascia parlare i ragazzi e le ragazze in prima persona, verificando dal basso le tesi del primo articolo. Il terzo è un saggio di fondazione pedagogica: si concentra sulla postura dell’adulto educatore e risponde al rischio opposto a quello della performance, cioè la tentazione del controllo e della punizione.


Scopri di più da MAPPE nel sistema dei SERVIZI alla persona e alla comunità, a cura di Paolo Ferrario

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