Si è concluso a Milano, presso la Corte D’Assise il processo d’ Appello dei 14 imputati, accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere, con finalità di terrorismo, banda armata e detenzione di armi, arrestati nel 2007 con l’operazione “Tramonto” della Dda di Milano.
Il verdetto finale ha inflitto 13 condanne ai sovversivi. In particolare, la Corte ha condannato a 14 anni e 7 mesi Davide Bortolato e Claudio Latino, rispettivamente leader delle cellule padovana e milanese, riducendo parzialmente la condanna in primo grado. E’ stato assolto, invece, perché il fatto non costituisce reato, Federico Salotto.
Diminuite di qualche mese le pene per Vincenzo Sisi, ritenuto leader della cellula torinese, condannato a 13 anni e 5 mesi, per Bruno Ghirardi, 10 anni e 10 mesi, per Massimiliano Toschi 10 anni e 11 mesi a e per Massimiliano Gaeta, condannato a 8 anni di detenzione.
La rabbia del pubblico è esplosa dopo la lettura del verdetto del processo alle cosiddette Nuove Brigate Rosse del partito comunista politico-militare, dentro e fuori dall’aula della Corte d’Assise. Una quarantina di persone tra parenti e amici degli imputati, hanno intonato slogan contro il giuslavorista e senatore del Pd, Piero Ichino, urlando più volte: “Ichino assassino!” e in favore della “guerra di classe” e della “rivoluzione”, insieme ad alcuni degli imputati stessi, presenti nelle celle in aula.
Secondo l’accusa, il gruppo che si rifaceva alla “Seconda posizione” delle brigate rosse, l’ala “movimentista”, quella che cercava il consenso del proletariato da affiancare alla lotta armata, aveva in programma attentati contro diversi obiettivi, tra cui il giuslavorista e senatore del Pd, Pietro Ichino. “Ci armiamo per ammazzare Ichino”, si sentiva dire da uno degli imputati in un’intercettazione. Intercettazioni che gli imputati e i loro difensori hanno più volte contestato nel corso del processo perché, a loro dire, sono state “stravolte”, costruendo “dei fatti sul nulla”.
da: Solidarietà a Pietro Ichino | Partito Democratico.
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