EX TERRORISTI DI SINISTRA CHE SI SONO RICICLATI NELLE ISTITUZIONI E NEL VOLONTARIATO. Fonte: lisistrata.com

In Italia c’è almeno una categoria di persone che non fa fatica a trovare lavoro nel comparto pubblico, para pubblico e nel volontariato assistito, sempre pubblicamente: quella degli ex terroristi. Meglio se di sinistra. Si tratta quindi di terroristi “riciclati” . …

 Pubblichiamo di essi un elenco quasi esaustivo, ringraziando chi prima di noi e molto più brillantemente ha provveduto ad enuclearli dalla sordina: ossia i due giornalisti del “Giornale” Gianmarco Chiocci e Stefano Zurlo autori nel 2004 di un articolo molto esaustivo in materia e la stessa sucitata Adriana Bolchini, presidente dell’Osservatorio sui diritti italiani e internazionali (Oddii),

… Oggi come oggi, comunque, i “terroristi riciclati” ce li troviamo all’interno di strutture legate allo Stato, nei partiti e nei giornali (che ricevono finanziamenti dallo Stato), nelle Associazioni benefiche (finanziate dallo Stato) molte di esse istituite su misura per loro, nelle Coop, che come tutti sanno sono in realtà collaterali ai partiti comunisti. Il problema reale con il quale ci si deve confrontare e che nel tempo produrrà certamente altri danni è che queste persone, occupano impieghi nei quali esercitano un “potere ideologico e suggestivo” su coloro con i quali vengono in contatto, proprio attraverso il ruolo che rivestono. Sostiene infatti Diego Forastieri, ex militante di Prima Linea: ” Nel mondo del no-profit, ho trasferito quegli stessi valori ideali che erroneamente mi hanno portato alla lotta armata . Qui continuo a ipotizzare un modello di società non economicista, un credo basato sulla solidarietà e sulla reciprocità, sull’impegno sociale. Il no-profit è una galassia che riassume in sé energie e ansie di giustizia.

Identici concetti quelli espressi da Cecco Bellosi ex militante della “Walter Alasia”: “La mia passione per l’impegno sociale non è un ripiego….. anche prima di essere arrestato, quando facevo l’insegnante, lavoravo con i disabili. Poi è successo quello che successo e tutto si è interrotto. Nel mondo del no-profit ho trovato il modo di esprimere ancora il mio desiderio di giustizia”. Insomma il mondo del volontariato, del no profit e, perchè no?, anche del pacifismo senza sè e snza ma, come ideale proseguimento della lotta armata degli anni ’70. Con tutti i rischi che questi accostamenti comportano. Le domanda legittime sarebbero molte e nascono tutte dal fatto che questi soggetti, non si sono messi a lavorare a fianco delle masse, che loro avevano la pretesa di difendere, non fanno mica gli operai, i meccanici, i benzinai, o i negozianti, ma hanno a disposizione materiale umano da “formare” e indirizzare ideologicamente. Sono come dei “cattivi maestri di ritorno.”

Per ora ci si può accontentare di formulare almeno tre domande precise: 1) con quale criterio il loro giudizio può essere considerato accettabile, se sono loro stessi a dire che non hanno cambiato nulla, se non la rinuncia alla lotta armata?

2) E’ o non è forse l’ideologo colui che arma la mano di chi di fatto si getta nella lotta armata?

3)Stanno o non stanno questi personaggi incidendo a livello ideologico sulla formazione mentale delle persone con le quali vengono in contatto, visto che lavorano tutti in posti di potere?

Dimitri Buffa

Roberto Adamoli, esponente BR lavora oggi nella comunità di don Mazzi
Corrado Alunni fondatore Br, 58 anni, le lascerà per dare vita alle Formazioni Comuniste Combattenti, in seguito nel 1978 viene arrestato. Nel 1980 tenta la fuga da San Vittore insieme a Vallanzasca, nel 2003 scrive un libro con altri autori («La rapina in banca, storia, teoria, pratica»), da anni è fuori di galera e lavora in una coop informatica.
Vittorio Antonini, già responsabile della colonna romana Br, coinvolto sequestro Dozier, arrestato nel 1985, è in semilibertà dal 2000. Ogni giorno entra ed esce di prigione per lavorare all’esterno. Presiede l’associazione culturale Papillon Rebibbia promotrice della protesta che nel 2004 si è allargata a tutte le carceri Ha avuto l’onore di essere convocato a Montecitorio dalla commissione-giustizia per discutere dei problemi delle galere. Vittorio Assieri Capo della “Walter Alasia” di Milano, lavora alla “Bottega creativa” della Caritas.
Lauro Azzolini, membro esecutivo delle Br nel processo Moro, 62 anni, tre ergastoli, l’uomo che sparò a Montanelli, è libero. Da semilibero ha iniziato a lavorare in una coop che si occupa di non-profit, settore disabili, per la Compagnia delle Opere.

Barbara Balzerani Svariati ergastoli, ai vertici delle prime Br-Pcc, autrice del libro «Compagna Luna» per Feltrinelli, ha lavorato con la coop Blow Up di Trastevere specializzata nell’informatica musicale. Arrestata nel 1985 ottiene i primi permessi agli inizi degli anni Novanta. Ora è libera, con la condizionale di 5 anni, anche se aveva accumulato 4 ergastoli e ha partecipato ai delitti più efferati: dalla scorta di Moro a Moro, al gen. Dozier.
Silvia Baraldini, condannata dalla giustizia americana a 43 anni di galera per associazione sovversiva, è uscita per motivi di salute ottenendo, il 27 dicembre 2002, una collaborazione con la giunta Veltroni. A caldeggiare il rinnovo del contratto di consulenza sul lavoro femminile, nel 2003, fu l’assessore Luigi Nieri di Rifondazione comunista. L’associazione delle vittime ha presentato denuncia in procura.

Marco Barbone. L’assassino del giornalista Walter Tobagi si è pentito ed è tornato libero. Lavora in una tipografia a Milano.

Cecco Bellosi, ex componente della colonna Walter Alasia, in manette nel 1980, condannato a 12 anni, libero nel 1989. Presiede un centro di recupero di tossicodipendenti a Nesso e collabora con l’associazione Lila.
Paola Besuschio, il suo nome venne fatto dalle Br durante il sequestro Moro, era detenuta, ne volevano la liberazione in cambio del leader dc, Lavora in una cooperativa statistica.
Maurice Bignami ex comandante di Prima Linea fu arrestato a Torino nell’81, mentre cercava di assaltare un’oreficeria: imbracciava un mitra, ma non ebbe tempo di usarlo. Due ergastoli e una lunga serie di delitti alle spalle: l’agente Giuseppe Lo Russo, lo studente Emanuele Iurilli, il dirigente Fiat Carlo Ghigleno, il barista Carmine Civitate… In semilibertà dal1992 ha preso servizio presso la Caritas di Roma, insieme con la moglie Maria Teresa Conti, anche lei ex militante di «Prima linea».
Vittorio Bolognese, colonnello delle Br-Partito Guerriglia, è in semilibertà dal settembre 2000. Ha lavorato come operatore informatico alla coop romana Parsec dove ha trovato Pancelli, Piccinino e altri ex irriducibili.
Franco Bonisoli, brigatista del commando di via Fani, ergastolano, 13 anni di carcere, dissociato, è libero. Ha fatto il grafico in una Coop di Sesto San Giovanni, lavora in una società di servizi ambientali.

Anna Laura Braghetti, ex compagna di Prospero Gallinari, è coinvolta nell’omicidio del giudice Vittorio Bachelet, è la carceriera di Aldo Moro in via Montalcini, nota come «signora Altobelli»: condannata al carcere a vita. Ha scritto alcuni libri, dal 1994 lavora tutti i giorni all’organizzazione di volontariato vicina ai Ds, «Ora d’Aria» che si interessa alle problematiche dei detenuti. Nel 2002 ottiene la condizionale.
Roberto Carcano, esponente della Formazione Comunisti combattenti. lavora presso la “Comunità nuova” di don Gino Riboldi
Paolo Cassetta, esponente tra i più duri del partito armato, raffica di condanne alle spalle, è semilibero da un bel pezzo. Lavora stabilmente alla coop 32 dicembre, collegata al Centro Polivalente circoscrizionale intorno a cui gravitano vecchie conoscenze degli anni di piombo, come Bruno Seghetti e Cecilia Massara. Geraldina Colotti, militante delle Ucc, ex insegnante di filosofia, ferita in un conflitto a fuoco nel gennaio del 1987, è in semilibertà e dal 1999 ha lavorato alla coop romana 32 dicembre, oggi è impiegata al quotidiano Il Manifesto.
Maria Teresa Conti, ex militante di «Prima linea», fa parte delle “squadre armate proletarie”. Fra le sue gesta, il sequestro e il ferimento dell’ostetrica Domenica Nigra, gambizzata con accuse inventate. Come il marito ex terrorista Maurice Bignami, lavora presso la Caritas di Roma.
Anna Cotone, ex bierre del feroce Partito Guerriglia, coinvolta nel sequestro dell’ex assessore dc Ciro Cirillo, arrestata nel 1982, in semilibertà da anni, lavora dal 2002 nella segreteria politica dell’europarlamentare di Rifondazione comunista, Luisa Morgantini.
Renato Curcio, fondatore e ideologo delle Br, gira l’Italia facendo conferenze in scuole, università, consigli comunali, presenta i suoi libri ai festival dei partiti. In tv, sulla berlusconiana Canale 5, è arrivato a dire che le vittime degli anni 70 sono i suoi compagni di lotta morti sul campo. Da dieci anni è a capo della oop editoriale «Sensibili alle foglie» che si occupa di studi sulla lotta armata, carcere e droga, tema quest’ultimo cavalcato da don Gallo, il parroco antagonista di Genova, che ha presentato il libro edito da Curcio insieme a Dario Fo. Condannato a 30 anni, ne ha scontati 24, è semilibero dal 1993. Roberto Del Bello, ex brigatista della colonna veneta, condannato a 4 anni e 7 mesi per banda armata, oggi lavora al Viminale come segretario particolare di Francesco Bonato, sottosegretario agli Interni per Rifondazione comunista.
Sergio D’Elia, dirigente di Prima linea, sconta 12 anni di carcere. Liberato e ottenuta la riabilitazione, entra nel partito radicale. Nel 2006 viene eletto alla Camera nella lista della Rosa nel Pugno e diventa segretario d’aula di Montecitorio. Fra polemiche e proteste.
Alessandra De Luca, anche lei brigatista nel processo Moro, è in semilibertà da tempo. È stata candidata col partito di Bertinotti alle regionali del Lazio, ma non ce l’ha fatta. Adriana Faranda, fa parte della direzione strategica delle Br, aderisce presto alla «dissociazione» guadagnando la libertà. Viene rilasciata nel 1990 e affidata all’opera di don Calabria dove lavora al computer. Scrive libri, ha fatto la fotografa. Finisce al Costanzo Show. Enzo Fontana, militante del GAP dell’editore Giangiacomo Feltrinelli, oggi scrittore di successo e studioso di Dante Alighieri, ha lavorato alla “Bottega Creativa” della Caritas.
Diego Fornasieri, insieme ad altri ex detenuti è attivo nel non-profit attraverso la cooperativa sociale di prodotti biologici «Arete». Guerrigliero di Prima linea, incassa una condanna a 30 anni nel 1983, dopo 3 anni di latitanza, ora è libero.

Alberto Franceschini, fondatore con Curcio delle Brigate rosse, nel 1983 si dissocia. Oggi lavora a Roma con la Braghetti all’associazione per detenuti «Ora d’Aria». Condannato a più di 50 anni di galera, esce dal penitenziario dopo soli 17 anni di reclusione. Scrive libri, partecipa a conferenze. Prospero Gallinari, membro del commando che sparò alla scorta di Moro in via Fani, responsabile della «prigione del popolo», è libero da tantissimi anni per problemi di cuore.
Claudia Gioia, ex primula rossa delle Unità Comuniste Combattenti subisce una sentenza a 28 anni di prigione per il delitto del generale Giorgieri e per il ferimento dell’economista Da Empoli. È in libertà condizionale dal gennaio 2005. Nel 1991 finisce intercettata mentre parla, in cella, col br Melorio di un tentativo di ricostituzione delle Ucc. Eugenio Pio Ghignoni, brigatista coinvolto e condannato nel processo Moro, è il responsabile della Direzione Affari Generali dell’Università Roma Tre, cura la sicurezza… Maurizio Jannelli, già capocolonna romano delle Br, ergastolo per vari crimini (tra cui la strage di via Fani) ha lavorato alla Rai come autore a partire dal 1999. Per il Tg3 ha seguito «Il mestiere di vivere», «Diario Italiano», «Residence Bastogi», fa parte dello staff della trasmissione sportiva «Sfide». Ha scritto «Princesa», libro su un transessuale suicida. Dal 2003 è in condizionale.

Paolo Klun, esponente di Prima linea, ha fondato a Bologna il giornale di strada ” Piazza Grande”, che dà voce agli emarginati e ai senza fissa dimora.
Natalia Ligas, nome di battaglia «Angela», la dura delle Br-Partito Guerriglia che partecipò al massacro di piazza Nicosia a Roma, ergastolana, permessi premio a partire dal 1998, dal 2000 è semi-libera nonostante non si sia mai dissociata.
Maurizio Locusta, partecipa all’omicidio del generale Licio Giorgieri e si becca 24 anni di pena, viene estradato dalla Francia nel marzo 1988, dopo qualche anno esce ed è assunto alla fondazione Lelio Basso-Issoco come «assistente di sala consultazione».
Francesco Maietta, ex militante delle Ucc, condanne pesantissime, lavora part time in un ente importante dal 1990. Si è sposato nel 1998 a Ostia con una ragazza della Caritas.

Nadia Mantovani, dissociata, condannata a 20 anni per appartenenza alle Br, ottiene la condizionale a gennaio ’93 quando sconta due terzi della pena. Ex fidanzata di Renato Curcio, è tra le fondatrici dell’associazione per il reinserimento dei detenuti «Verso Casa». Il 23 agosto 2004 la sua performance sugli anni di piombo al meeting di Rimini ha riscosso molto successo tra il pubblico di Cl.
Corrado Marcetti, ex di Prima linea, oggi è direttore della Fondazione Michelucci a Fiesole.
Cecilia Massara, ex appartenente alle BR-PCC nel 1994 ottiene la sospensione temporanea della pena, essendo in stato di gravidanza. Lavora stabilmente alla coop 32 dicembre, collegata al Centro Polivalente circoscrizionale.
Giuseppe Memeo, esponente di “Autonomia operaia”, condannato per l’omicidio del poliziotto Antonino Custrà, oggi lavora a “Poiesis” il centro per la cura dell’AIDS.
Mario Moretti, il numero uno delle Br, leader della direzione strategica, partecipa al sequestro Moro, dopo 17 anni di carcere, 9 di clandestinità e 6 ergastoli, nel 1994 ottiene il permesso di andare alla Scala. Una volta fuori, in lavoro esterno, si occupa di volontariato. Esperto di informatica partecipa alla fondazione della Cooperativa Spes composta da ex irriducibili dissociati. La coop ottiene vari contributi, anche dalla Regione Lombardia, insieme all’associazione «Geometrie variabili» cerca «forme di lavoro non alienanti per i detenuti». Scrive libri.

Valerio Morucci, l’ex postino delle Br durante i 55 giorni del caso Moro, scontati 17 anni di prigione, dissociato, è libero. Autore di libri di successo (l’ultimo, «La peggio gioventù») vincitori di premi letterari con «Il collezionista» (la VI edizione di «Esperienze in giallo») lavora come consulente informatico.
Roberto Ognibene, gode dei benefici dovuti alla legge sui dissociati e lavora come impiegato al Comune di Bologna.
Remo Pancelli, killer dell’ala militarista delle Br «Colonna 28 marzo», l’ex dipendente delle Poste del sequestro D’Urso, viene bloccato dai carabinieri il 7 giugno del 1982. Pluricondannato, è inserito in una coop sociale (che ha ospitato altri ex terroristi rossi).
Ave Maria Petricola, la Provincia di Roma ha assunto quest’ex pentita brigatista, nome ricorrente al processo Moro, come responsabile del centro di Torre Angela, VII municipio della Capitale, che trova lavoro ai disoccupati. Amnistiata nel 1987, nel 2004 la ritroviamo nella lista degli assistenti sociali regionali.
Raffaele Piccinino, ex irriducibile dei NAP (Nuclei Armati Proletari), autore anche dell’attentato al questore Noce dove morì un poliziotto della scorta, condannato all’ergastolo e a 22 anni di carcere), ha lavorato come operatore informatico alla coop romana Parsec. Francesco Piccioni, ex BR è impiegato al quotidiano Il Manifesto.
Marco Pinna, soldato della colonna sarda delle Br, è vicepresidente della coop ambientale «Ecotopia».

Susanna Ronconi, storica figura del troncone toscano di Prima Linea, lavora al Gruppo Abele di Torino dove ha la responsabilità delle cosiddette «Unità di strada». Nel 1987 guadagna il primo permesso-premio per la sua dissociazione. È stata consulente di Asl e Comuni del nord Italia, collabora alla pubblicazione del «Rapporto sui diritti globali» a cura dell’associazione Informazione&Società per la Cgil Nazionale. Un’interrogazione di Gasparri (An) e Giovanardi (Ccd) la segnalano come beneficiaria di una consulenza da parte dell’allora ministro Livia Turco.
Bruno Seghetti, fa parte dei grandi movimenti di massa del ‘68/’69 e del ’77 fino all’approdo alla lotta armata. Prima il Comitato Comunista di Centocelle (Co. Co. Co.), le lotte per la casa, le occupazioni, il flirt con Potere Operaio, gli scontri con i fascisti approdando alla lotta armata diviene militante della colonna romana delle Brigate rosse. Fa parte del gruppo di fuoco che il 16 marzo 1978 sequestra il Presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro, così come partecipa attivamente a gran parte delle azioni della colonna romana delle Br fino al suo arresto, il 19 maggio 1980 quando – passato tra le fila della colonna napoletana – ‘Claudio’ partecipa all’attentato che uccide l’assessore regionale democristiano Pino Amato. Condannato all’ergastolo, esce di prigione nell’aprile del 1995, dopo solo quindici anni di detenzione, viene ammesso al lavoro esterno e nel 1999 in seguito a infrazioni gli viene revocato il trattamento e rientra in carcere. Lavora stabilmente alla coop 32 dicembre, collegata al Centro Polivalente circoscrizionale intorno a cui gravitano vecchie conoscenze.

Sergio Segio, comandante militare di “Prima linea” e ideologo della dissociazione, oggi lavora nel gruppo Abele di don Luigi Ciotti.

Giorgio Semeria, membro del nucleo storico delle Brigate Rosse, è stato a lungo volontario presso il carcere di San Vittore a Milano.
Giovanni Senzani, il «criminologo» delle Br-Partito Guerriglia, irriducibile fino al midollo, già sospettato di essere il Grande Vecchio del sequestro Moro, ergastolano per l’omicidio del fratello del pentito Patrizio Peci, esce nel 1999 in semilibertà ma un anno dopo è dietro la scrivania di un centro di documentazione della Regione Toscana denominato «Cultura della legalità democratica» e inserito nel progetto Informa carcere. Nel 2001 si è scoperto che il centro poteva clonare tutti gli atti, anche quelli segreti, della commissione parlamentare sulle stragi. È coordinatore della casa editrice di sinistra Edizioni Battaglia.

Marco Solimeno, ex di Prima linea, oggi è consigliere dei Ds al Comune di Livorno. Da circa dieci anni è assistente volontario al carcere di Livorno come responsabile Arci.
Nicola Solimano, ex di Prima linea, condannato a 22 anni lavora alla Fondazione Michelucci di Fiesole, costituita nel 1982 dalla Regione Toscana e dai Comuni di Pistoia e Fiesole. È stato consulente della Regione Toscana per la nuova legge a tutela dei popoli Rom e Sinti e fra i coordinatori di un campus internazionale nell’ambito dell’iniziativa regionale Porto Franco, per conto dell’Assessorato alla cultura della Regione Toscana.
Ettorina Zaccheo, esponente della Formazione Comunisti combattenti lavora presso la “Comunità nuova” di don Gino Riboldi.

Fabio Matteini, brigatista rosso accusato di banda armata e associazione con finalità di terrorismo, noto con il nome di battaglia “compagno Antonio” che avrebbe avuto il compito di reclutare nuove leve da avviare alla lotta armata, ma per lui sono bastati 20 giorni di carcere perché un giudice decidesse che non c’erano elementi sufficienti per tenerlo dietro le sbarre,…

 

anche in: http://www.lisistrata.com/lavoce/terroristiriciclati.htm

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