La funzione del cimitero e l’attuale visione della morte A cura di Francesco Campione, psicotanatologo

La funzione del cimitero e l’attuale visione della morte
A cura di Francesco Campione, psicotanatologo

Il cimitero, oltre ad essere il luogo della caducità (la qualità delle cose destinate a perire), svolge anche una funzione sociale importantissima: aiuta a elaborare il lutto per la morte di una persona cara!
Per comprendere quale sia in specifico questo ruolo bisogna chiarire i modi in cui gli individui “usano” il cimitero nell’elaborazione del lutto. Ho indicato nel mio libro sul lutto (Il deserto e la speranza, A. Armando ed. Roma, 1990) tre tipi di elaborazione del lutto (la via della tomba, la via dell’energia vitale anonima, la via del trascendimento) che riporterò in termini più semplici.
Nella via della tomba il lutto si supera facendo sì che il caro estinto, la cui morte non potremo mai accettare perché egli è unico e insostituibile, viva dentro di noi, come se non morisse mai nessuno e i morti venissero seppelliti vivi nel nostro animo.
Nella via dell’energia vitale anonima, il lutto si supera “sostituendo” la persona cara che non c’è più, dato che la vita è un’energia anonima che passa da uno all’altro ed è indifferente “chi” si ama, avendo l’amore come scopo il legarsi a qualcuno che (chiunque sia) sia in grado di soddisfare i bisogni vitali.
Nella via del trascendimento il lutto si supera lasciando detto ai cari che restano che nel loro vivere sia rappresentata la nostra vita, facendo in modo che la voce di chi non c’è più risuoni nella vita di chi resta per dire che ci si è affidati a questi nel morire: perché è più importante che la vita continui e si rinnovi che “io” (pure indispensabile perché solo io posso dire che l’Umanità è più importante del singolo) continui a vivere in eterno.
Vediamo ora punto per punto quale appare la funzione che il cimitero svolge in ciascuna delle tre modalità di elaborazione del lutto appena schematizzate.
Il Cimitero nella via della tomba – In questo caso la tomba e il cimitero che di tombe è composto, non sono altro che una rappresentazione della tomba in cui in realtà seppelliamo, come abbiamo detto, i nostri morti: il nostro animo! In altri termini, nella via della tomba il cimitero finisce per essere un “luogo dell’anima”, una proiezione all’esterno di qualcosa che si organizza dentro di noi.
La funzione dei cimitero è allora una funzione dell’immaginario: il cimitero e tutto ciò che vi si fa, è un “teatro dell’anima”: la terra è l’anima, la fotografia e il nome sulla tomba sono la presentificazione dello scomparso che non lo fanno “passare”, come l’interiorizzazione del morto lo fa diventare una parte di noi sempre presente dentro nonostante l’assenza esterna.
Il Cimitero nella via dell’energia vitale anonima – Le persone che seguono questa via di elaborazione del lutto spesso disprezzano il cimitero come un residuo arcaico di tempi sorpassati. Per costoro, quando qualcuno muore, di lui non resta più nulla, la sua materia rientra nel ciclo dell’azoto e l’energia vitale che gli apparteneva passa ad altri esseri viventi.
Per coloro che seguono questa via il cimitero potrebbe forse non esistere affatto o esser ridotto alle sue funzioni igieniche.
Il Cimitero nella via del trascendimento – Per quelli che elaborano il lutto a questo modo il morto è “via dalle tombe!”.
Bisogna , in altri termini, far sì che i morti stiano al loro posto in modo che la vista della tomba non ci convinca che tutto ciò che edifichiamo con il lavoro e con la storia sia inutile.
In tal caso il cimitero ci vuole (altrimenti i morti gireranno tra i vivi!) ma va rigidamente separato dalla città dei vivi attraverso gli strumenti culturali per non esser presi dalla tentazione della tomba.
Ora il cimitero è il luogo dove i morti “devono” stare e la cultura deve impedire che ritornino pieni di invidia e di rabbia mettendo in crisi il senso della vita.
La visita ai defunti del 2 Novembre è per molti una sorta di ritualizzazione di questo rischio della tomba: si va a sospirare davanti alle tombe una volta all’anno, ci si espone al dubbio che la vita non abbia senso dato che si deve tutti finire ai cimitero, poi si torna a casa sollevati, come liberati da quel dubbio.
Questa regressione si esprime al cimitero nel parlare con i morti come se si trattasse di entità sovrumane da temere e da ingraziarsi, entità che sono di là ma che permangono di qua in quanto ritenute in comunicazione con chi ancora vive.

in: http://www.tanexpo.com/index.html?id=71&lng=1&sec=template&tpag=design_pag

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