La malattia della famiglia M, tra farsa e tragedia, recensione di Cadavrexquis

La malattia della famiglia M ha molti pregi. Innanzitutto la trama: la storia c’è ed è ben tessuta. Verso la fine temevo che l’autore non riuscisse a riannodare i fili e che la materia narrativa si disperdesse un po’ e invece non è stato così. Poi c’è un perfetto equilibrio tra l’elemento drammatico e quello comico. Quest’ultimo è introdotto soprattutto dai due “fidanzati” di Maria, Fulvio e Fabrizio, che traghettano nella pièce degli elementi farseschi, da commedia degli equivoci alla Feydeau. Ma, del resto, non era già Shakespeare che inseriva episodi grotteschi anche nelle sue tragedie? Paravidino, quindi, non fa che obbedire a una antica tradizione drammaturgica. A loro volta, però, questi elementi non pregiudicano la sostanziale serietà e drammaticità della linea narrativa: qualcuno potrebbe pensare che una pièce sul disagio e sull’incomunicabilità in famiglia – e in provincia, per di più – sia un’insostenibile palla al piede. Non è così, perché Paravidino possiede un invidiabile senso dei tempi narrativi e delle battute, che scoccano sempre rapide come frecce e sembrano fluire con la naturalezza del parlato quotidiano. La stessa costruzione della pièce, oltre che la complessità da romanzo in cui s’incastonano diversi episodi, riprende anche certe tecniche tipiche del cinema. Non soltanto il flashback incorniciato nella rievocazione del medico, ma anche, per esempio, la rappresentazione al rallentatore della scazzottata tra i due rivali in amore, Fulvio e Fabrizio.

L’elemento tragico, invece, è sottolineato sia dall’ambientazione invernale, quasi cechoviana, in cui predominano il buio, la pioggia e la neve, che da certe premonizioni disseminate all’interno della pièce. Penso soprattutto a quando Gianni chiede a Marta di raccontargli di nuovo quella “storia” in tedesco, che si conclude con “In seinen Armen das Kind war tot” (“Tra le sue braccia il bambino era morto”) e che altri non è che “Der Erlkoenig” di Goethe, in cui il fanciullo, sentendosi braccato e minacciato da un misterioso “re degli elfi”, chiede al padre di cavalcare più veloce per portarlo a casa, sano e salvo. Questa sorta di minaccia oscura, che annuncia la morte e alla fine ha la meglio del protagonista, non adombra forse anche la “malattia” di cui soffre tutta la famiglia M?

Ottimi, infine, tutti gli attori, nessuno escluso. Per chi fosse interessato, La malattia della famiglia M è in cartellone al Teatro Litta di Milano fino al 31 gennaio

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