Il federalismo ideologico ricorda il comunismo scientifico | Libertiamo.it

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Se qualcuno si prendesse la briga di compiere la stessa operazione da noi sul tema del federalismo (che i leghisti sbandierano ad ogni piè sospinto presentandolo come la soluzione di tutti i problemi), scoprirebbe che è l’ultimo pensiero della stragrande   maggioranza degli italiani. Ed è giusto che sia così, perché la mania che ha invasato il sistema politico (è mia opinione che nulla, neppure la devolution, sia peggio della riforma del Titolo V voluta ed attuata dalla maggioranza di centro sinistra) si basa su di un presupposto mai dimostrato e risultato falso e propagandistico: che le Regioni (da intendersi come classe politica e amministrativa) siano migliori dell’Amministrazione dello Stato. Se c’è, invece, un’Istituzione che i cittadini vivono, in generale, come una sorta di sarchiapone politico, questa è proprio la Regione (ce ne accorgeremo alla fine di marzo). Solo le Province sono più sconosciute, ma non più inutili.

Se i Comuni stanno in prima linea nel rapporto con i cittadini, se il Governo nazionale rappresenta quel “Quartier generale” contro cui tutti – anche gli amici –  sparano, le Regioni costituiscono la sussistenza, imboscata nelle retrovie, capace solo di spendere senza verifica alcuna, guardandosi bene dall’assumersi delle responsabilità. Tanto che sono anni che si parla di federalismo, che alle Regioni sono stati attribuiti sempre maggiori poteri, che altre prebende le Regioni stesse hanno rivendicato, avvalendosi dell’equivoco delle competenze concorrenti, mentre non si è cavato un ragno dal buco (nonostante il lavoro dell’Alta Commissione) sul terreno della ripartizione delle risorse, un tema non affrontato nemmeno nella recente riforma. La stessa devolution era nata in bolletta, con buona pace della Lega.

Il caso della sanità è la cartina di tornasole del fallimento del federalismo: le Regioni comandano, lo Stato “caccia i soldi”, i servizi peggiorano: tutto ciò nonostante che il fabbisogno della sanità pubblica sia aumentato di oltre 40 miliardi nel corso del primo   decennio del nuovo secolo e l’incidenza sul pil abbia superato, da tempo, il traguardo storico del 6%.  Del resto c’era da aspettarselo, in un Paese come il nostro caratterizzato da tanti divari, compreso quello riguardante la qualità politica, amministrativa e sociale. Il sistema sanitario si è presentato all’appuntamento col federalismo già disarticolato in partenza ed è destinato a consolidare tale situazione

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