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l disagio dei ragazzi, a volte respinti da una scuola percepita come astratta senza però poter accedere con dignità ad esperienze formative nel lavoro, finora loro vietate. È così cresciuto un esercito fantasma di 130 mila ragazzi fra i 14 e 16 anni, che non studiano e non lavorano. Giovani esposti dunque ad ogni rischio: dalla depressione, alla droga, alla microcriminalità, allo sfruttamento puro e semplice; come le cronache mostrano.
Questa popolazione giovanile potrebbe finalmente ricevere la formazione oggi più richiesta dalla società: uno studio finalizzato a un lavoro, con il sapere pratico richiesto dalle aziende, ma raramente ricevuto a scuola.
Bisognerà certo controllare con attenzione che non ci siano raggiri, e sfruttamenti. Diventerà possibile però affrontare una fetta di quel malessere giovanile che nasce in buona parte proprio dal sentirsi inutili e inadeguati, dunque “fuori posto” nella società.
Il benessere psicologico, infatti, è legato fin dai primi anni di vita al sentire che ciò che si fa ha un valore, e un senso.
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l’intero articolo qui: Diario di bordo :: Andare a scuola dal lavoro :: January :: 2010
