Persone diverse per età ed esperienze, tutte accomunate da un unico progetto di vita, che trova realizzazione concreta in una nuova formula abitativa, quella del co-housing. Spazi comuni, dall’orto alla lavanderia, servizi di mutua assistenza

Persone diverse per età ed esperienze, tutte accomunate da un unico progetto di vita, che trova realizzazione concreta in una nuova formula abitativa, quella del co-housing. Spazi comuni, dall’orto alla lavanderia, servizi di muta assistenza, dal car sharing alla “portineria intelligente” che si occupa anche delle bollette e della spesa, micronidohobby room ,piscina e giardino: nel co-housing, privacy e relazioni sociali trovano un equilibrio armonico, il cui precipitato è un’invidiabile qualità della vita.

«Io e la mia compagna cercavamo casa – ci racconta Paolo Stagnoli, 39 anni – quando navigando in rete abbiamo scoperto la realtà del cohousing, che ci è subito piaciuta. Dalla prima riunione di gruppo all’acquisto sono passati pochi mesi». Entusiasmo ed equilibrio razionale: Paolo ci parla con passione della sua esperienza senza edulcorare nulla. «Giovane, moderno, divertente: eppure il loft non era esattamente il tipo di casa – continua – che io e la mia compagna consideravamo adatta a essere suddivisa in vista di figli piccoli. Anche il prezzo non era allineato con quelli di mercato e la Bovisa, poi, dove sorge l’Urban Village in cui ora abitiamo, è una zona di Milano in crescita, sì, ma per ora sulla carta: eppure il progetto era cosìentusiasmante che abbiamo aderito nonostante il margine di rischio che comporta l’acquisto di una quota parte di spazi comuni, un impegno economico che non si può considerare un investimento».

Remore superate di slancio, a tutt’oggi senza ripensamenti di sorta: «Fino a che non ci vivevo dovevo crederci, adesso che ci vivo lo so: la risposta che il cohousing sta dando èall’altezza delle aspettative che avevamo. Questa è proprio la dimensione di vita, sociale e di coabitazione che desideravamo – continua Paolo -. Ècome in un piccolo paese, dov’è normale darsi una mano. Se qualcuno di noi va a fare acquisti all’Ikea , dà una voce agli altri inviando un messaggio al newsgroup: “Domani vado lì, qualcuno ha bisogno di qualcosa?”». Sono una trentina gli appartamenti all’Urban Village della Bovisa, divisi al 50% tra nuclei familiari e single. L’età media viaggia intorno ai 30-40 anni. «Ovviamente ci sono sfumature di partecipazione nel gruppo – sottolinea Paolo -: un 30% di partecipanti entusiasti cerca continuamente sinergie con gli altri e porta avanti progetti comuni, il 50% dei partecipanti passivi gode dei frutti della collaborazione ma offre aiuto solo se espressamente richiesto di farlo, la restante percentuale non sta sfruttando il cohousing e lo vive come un normale condominio. È fondamentale sapere che ci sono fatiche aggiuntive da affrontare, ampiamente ripagate. E che non si può delegare ad altri la responsabilità delle scelte».

In un clima assembleare permanente, molto anni Settanta, le decisioni non si prendono a maggioranza: «Si discute anche per ore, com’è accaduto per decidere se installare o no l’antenna della tv. Ma poi si arriva al dunque senza ricorrere a votazioni anche grazie a chi, nel gruppo, è più abile nel disinnescare i conflitti e le contrapposizioni muro contro muro». Dovendo condividere lavanderia, officina, sala comune e soprattutto momenti di confronto è facile diventare amici dei propri cohousers «ma l’amicizia – precisa Paolo – è indipendente dalla relazione cooperativa e collaborativa».

Tutti insieme appassionatamente – Donna – Libero News.

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