Hereafter (2010) di Clint Eastwood, da Film.tv.it

  • trailer Warner Bros
  • Regia: Clint Eastwood. Soggetto e sceneggiatura: Peter Morgan.Direttore della fotografia: Tom Stern. Montaggio: Joel Cox, Gary Roach. Scenografia: James J.Murakami. Costumi: Deborah Hopper.Interpreti principali: Matt Damon, Cécile de France, Frankie McLaren, George McLaren, Bryce Dallas Howard, Thierry Neuvic, Jay Mohr, Richard Kind, Lindsey Marshal, Marthe Keller. Produzione: Malpaso Productions, The Kennedy/Marshall Company, Road Rebel. Musica originale: Clint Eastwood. Origine: USA, 2010. Durata: 129 minuti.

    George (Matt Damon) è un operaio americano, timido e silenzioso, che ha un dono particolare: è in grado di comunicare con i morti (anche se preferisce evitarlo). Intanto da altre parti del mondo due persone vivono esperienze di contatto  e prossimità con la morte. Una è la bella giornalista francese Marie (Cecile De France), riportata miracolosamente in vita dopo essere stata travolta dal celebre tsunami del 2004, tormentata dalle domande sulle visioni avute nel periodo di coma. L’altra è una donna londinese (Lyndsey Marshal), madre sola e tossicodipendente, che ha perso il figlio di dieci anni in un incidente stradale. Le tre storie, così distanti, finiranno per intersecarsi, in cerca di una risposta alla più angosciosa ed eterna domanda dell’uomo..

    da Hereafter (2010)| Film.tv.it

     

     

    …. Per il vecchio Clint l’istante in cui la morte ci danza accanto, più o meno truce o beffardamente bergmaniana non ha importanza, non è altro che un momento fondamentale del nostro transito nella vita terrena; un tempo sospeso, un intervallo, una porta tra due mondi che comunque vada, che si creda o meno in un qualche Dio o relativa dimora in qualche altrove immateriale, non è mai una finestra sul nulla eterno, un buco nero infinito la cui forza centrifuga risucchia tutte le anime. Hereafter non è altro che questo, a ben guardare, un altro film di Eastwood che indaga i territori di confine tra morte e vita, che serve soprattutto a centrare il reale discorso su quell’umano troppo umano propedeutico alla rielaborazione del lutto. Se pensiamo ad opere come Mezzanotte nel giardino del bene e del male (la pellicola più coraggiosa e sottovalutata di Eastwood e per certi versi più vicina a Hereafter, nonostante il climax fosse assai diverso),Gli spietatiUn mondo perfettoMystic RiverMillion Dollar Baby,ChangelingGran Torino, o i meno celebrati Debito di sangueFino a prova contraria, ma anche retrocedendo ai tempi de Il cavaliere pallido, troviamo che il leitmotiv eastwoodiano è proprio quello di filmare i tempi e i momenti in cui vi è la demarcazione di quella linea sottile che separa la vita e la morte.

    Altre recensioni:

    • Hereafter”: lo tsunami nichilista e la percezione della morte:
      • Chi entra sempre in sala con qualche minuto di ritardo qui rimane fregato. Perdendosi la scena iniziale, non si perde solo quella a più forte impatto drammatico-cinematografico, ma si perde la sensazione fisica abissale di ciò che la morte rappresenta, non tanto per chi muore, ma per chi resta. Eastwood la costruisce con una maestria e un senso della percezione umana davvero rare. In quella freschezza e tranquillità che è la spiaggia dell’esistenza al suo mattino, la morte si abbatte come uno tsunami improvviso e sconvolgente. A sparire oltre la soglia della vita non sono solo le persone, ma anche ogni certezza, ogni valore, ogni sorriso, ogni residua speranza di chi a quelle persone era legato fin nelle proprie viscere e ora, sopravvivendo, ne rimane totalmente privo, come denudato del suo stesso essere. Una parte di noi è andata oltre la soglia e non è più visibile ai nostri stessi occhi; un’altra parte è rimasta al di qua e non trova più pace. Continua ad annaspare con i sensi per cercare di “toccare” in qualche modo la parte sottratta alla vista dall’ombra fitta oltre la soglia. Lo tsunami iniziale del film travolge anche Marie Lelay, giornalista politica di punta della TV francese, che rimane per un tempo indeterminato molto al di là della soglia liquida della vita. Poi la risacca la fa rifluire al di qua, la restituisce alla sponda dell’esistenza, ma le voci, le forme sfocate, luminescenti e in movimento che ha percepito in quella non-zona in cui è rimasta sospesa, la segnano in maniera irreversibile
    • http://www.film.it/film/recensione-hereafter-di-clint-eastwood
    • http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=133683&sez=HOME_CINEMA
    • …. Non si tratta di un film di genere. Di qualsiasi genere. I cultori delle ghost stories o degli horror ne rimarranno delusi. “Hereafter” è da sconsigliare a chi crede già nel soprannaturale, ai clienti della fiorente industria collegata e agli abituali spettatori di baggianate ai confini della realtà. Al contrario, lo si raccomanda agli scettici, agli atei, meglio ancora se ferrei. A coloro che sono ancora convinti che le religioni siano l’oppio dei popoli. Perché a loro il film è rivolto …”Hereafter”, è il caso di dirlo, va molto aldilà di un bel film. Grazie allo sguardo del regista, che non smette di meravigliare. Carico di pietas sulla vita delle cosiddette persone normali, infinitamente più affascinanti degli uomini che fanno la cronaca e la storia.  È un racconto sulla morte dal quale si esce paradossalmente allegri, pieni di vita. Del resto, che cosa c’è di più bello di provare a credere per una volta all’ipotesi di una vita oltre la vita? Per giunta, lasciarsi tentare dal soprannaturale grazie a un grande film e non in virtù di una predica. Convertire gli scettici non è naturalmente lo scopo dell’autore. La missione qui, per così dire, è una missione tipica del laico: far venire dubbi. In questo caso perfettamente riuscita.
      Curzio Maltese

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