il presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo: “si spaccia sotto il termine federalismo ciò che e’ autonomismo degli enti locali, il che va benissimo. Ma lo Stato federale e’ una cosa che ha una sua storia, una sua consistenza, delle sue caratteristiche, che sono ben lontane da quelle che ci sono qui”

Dire ”federalismo municipale” e’ ”una bestemmia”. Lo ha detto il presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo, parlando con i giornalisti a Firenze, a margine di una lezione tenuta a Eunomiamaster.
A proposito della decisione del Quirinale, che ha respinto il D. Lgs. sul federalismo, De Siervo si e’ limitato a dire che ”se nascesse in ipotesi un conflitto giuridico, non politico, arriverebbe davanti alla Corte e quindi la Corte sta zitta”.
Però, ha aggiunto, ”quello che si può dire tranquillamente, ma non riguarda il conflitto, e’ che quello di cui si sta parlando non e’ federalismo, dire federalismo municipale e’ una bestemmia, e’ come dire che un pesce è un cavallo – ha sottolineato con ironia – sono due cose che non c’entrano insieme. Si chiama autonomia finanziaria, anche la lingua ha il suo valore. Il federalismo – ha spiegato – e’ un processo di unificazione progressiva di Stati che erano sovrani verso un unico Stato gestore. Che c’entra questo con l’autonomia finanziaria dei Comuni, decisa dal Parlamento nazionale? Quello che un pochino turba – ha concluso – e’ che ogni abuso linguistico e’ indice di una scorretta rappresentazione della realtà”.
”Secondo me e’ molto improprio usare il termine federalismo per tutto ciò che sta accadendo in Italia perché lo Stato federale e’ una cosa più seria, più grande e più complicata dell’autonomismo”,  ha detto ancora il presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo,
“Qui – ha aggiunto – si spaccia sotto il termine federalismo ciò che e’ autonomismo degli enti locali, il che va benissimo. Ma lo Stato federale e’ una cosa che ha una sua storia, una sua consistenza, delle sue caratteristiche, che sono ben lontane da quelle che ci sono qui”.
In Italia, ha spiegato De Siervo, ”viviamo in uno Stato regionale, disciplinato da norme costituzionali e buone o cattive che esse siano vanno applicate”.
“Quello che io posso testimoniare – ha detto ai cronisti – e’ che da una decina di anni c’e’ una conflittualità impressionante tra Stato centrale e Regioni, una conflittualità irrisolta. Io do i dati dell’ultimo anno, in cui la Corte costituzionale ha fatto più sentenze per i conflitti Stato-Regioni che in tutte le altre materie. E’ la prima volta nella storia della Corte e quindi nella storia d’Italia. Questo e’ un dato oggettivo che rivela che con la bocca si parla di federalismo, che sarebbe qualcosa di più, e nella realtà si fa qualcosa di meno del regionalismo”.
In presenza di quello che appare come un ”conflitto permanente e continuo”, la Consulta ”ha preso sul serio cio’ che c’era nella Costituzione sulle Regioni, ma certo e’ dura rendere vitali le norme che disciplinano il regionalismo italiano, con spinte centralistiche o fughe regionalistiche che non si incrociano mai”. De Siervo, nella sua lezione, spiegherà quindi i metodi che la Corte ha ”cercato di individuare per far convivere Stato centrale e autonomie territoriali forti ma incontrando continue difficoltà”.

Un commento

  1. Oltre ai dettagli tecnici,linguistici eccetera, brilla il concetto dell’emersione di due forti e potenti “sentimenti” popolar-regionale.Spinte centralistiche o fughe regionalistiche che non si incrociano mai. Via da Roma o Verso Roma. Da dove vengano queste spinte, di segno opposto è intuibile. Il popolo delle regioni piu ricche e produttive è stufo di vedere i propri soldi utilizzati per mantenere un sistema percepito come rapace e corrotto predatore. Il popolo delle regioni meno produttive e più povere non è stufo di ricevere e sostenere un sistema percepito come benevole elargitore di sussidi, stipendi, posti di lavoro tarocchi, benefici vari eccetera, Nota:alcune regioni, Puglia e Sicilia, potenzialente ricche grazie anche alle risorse naturali del territorio hanno già iniziato da tempo a manifestare desideri di emancipazione economica ed affrancamento da ROMA.

    Sraà interessante vedere, messe a posto parole e frasi e quindi produrre un testo formalmente corretto ed ineccepibile cosa succederà. Un Federalismo di tipo Svizzero con i debiti adattamenti?
    Auguri a chi resta.

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