le rivolte in corso e le società che ne sono protagoniste, composte da giovani che aspirano al consumismo, alle libertà e allo stile di vita occidentale, sono per il terrorismo islamico una pessima notizia – Europa

la visione ” ottimista” (credo incauta e superficiale) di Simone Verde:

Nel panorama dei rivolgimenti nordafricani, nel rovesciamento delle dittature egiziana e tunisina, nelle rivolte in Algeria, Marocco e Libia, il silenzio di al Qaeda è in queste settimane assordante. Tanto più che a partire in esilio e a lasciare il potere sono regimi laici, considerati da sempre nemici, e che l’attuale leader del terrorismo jihadista è Ayman al-Zawahiri, egiziano nato al Cairo.
A spiegare un così prolungato silenzio, forse, un sondaggio del Washington Institute della settimana scorsa: in caso di elezioni libere, soltanto il 15 per cento degli egiziani voterebbe per i Fratelli musulmani e, in caso di presidenziali, soltanto l’un per cento sosterrebbe un candidato islamista. Segno che anche i più conservatori, pur volendo una società vicina alla tradizione, non vorrebbero vivere in un regime fondato sulla sharia.
Cosicché le rivolte in corso e le società che ne sono protagoniste, composte da giovani che aspirano al consumismo, alle libertà e allo stile di vita occidentale, sono per il terrorismo islamico una pessima notizia e la materializzazione di un timore originario: che la globalizzazione, assieme alle merci, porta con sé la cultura edonista delle società di mercato, la penetrazione dello stile di vita occidentale, dei suoi valori e del suo immaginario, responsabili di una mutazione antropologica del mondo musulmano tale da mettere in discussione equilibri di potere tradizionali.
Che, oltre alla lotta all’imperialismo americano e al riscatto del popolo palestinese, questa fosse la più grande preoccupazione di al Qaeda e del terrorismo islamico, lo si era capito da tempo e lo si può leggere a chiare lettere nei comunicati e nei messaggi pronunciati da Bin Laden o da al-Zawahiri sia prima che dopo l’11 settembre. «Se ogni musulmano si domandasse perché la sua nazione ha raggiunto questo stato di umiliazione – affermava Bin Laden il 27 ottobre 2002 – la risposta ovvia sarebbe perché ha preferito una vita di comfort, buttandosi alle spalle il Libro di Allah. I cristiani e gli ebrei ci hanno tentato con una vita comoda e con i suoi miseri piaceri, ci hanno invaso con i loro valori materialistici prima ancora che con le armi, e noi li abbiamo accolti passivi come donne». Il tema è declinato con chiarezza: causa principale della sconfitta, del declino del mondo arabo, è la sua debolezza morale, il suo vendersi al comfort del modello di vita occidentale.
Per questo, uno dei compiti fondamentali di al Qaeda sta nel decostruire il mito dell’Occidente, nell’abbattere l’immagine di stabilità e di prosperità di cui gode presso i musulmani.
Obiettivo iconografico raggiunto l’11 settembre con la distruzione del World Trade Center, cuore dell’economia globalizzata. Un attacco salutato da Bin Laden con queste parole: «Allah ha colpito gli Stati Uniti al cuore, ha distrutto i suoi edifici più alti, li ha riempiti di terrore da Nord a Sud, da Est a Ovest, sia Lode a Dio».

da: Il «change» arabo zittisce al Qaeda – Europa.

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