Grecia, debito sovrano e Btp 10 domande e risposte sulla crisi – Repubblica.it

1) Cosa significa crisi dei debiti sovrani? Perché l’Italia rischia più degli altri?
La crisi dei debiti sovrani nasce perché il mercato chiede tassi sempre più alti per sottoscrivere i titoli di Stato dei paesi più indebitati. L’Italia rischia di più perché oltre ad avere il terzo debito più alto del mondo (1.900 miliardi) ha da anni la maglia nera per crescita in Europa. Nell’ultimo decennio il nostro Pil è salito del 3% contro il +12% della Francia. Un paese, come una famiglia, può permettersi un debito alto solo se le sue entrate crescono rapidamente. La miscela tra debito alto e crescita da prefisso telefonico (+0,8% annuo in Italia contro il +3,2% della Germania) è il tallone d’Achille del nostro paese.

2) Fino a un mese fa i conti dello Stato italiano erano in ordine. Cosa è successo di così clamoroso da far diventare concreto il rischio di un fallimento?
L’acronimo Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) preannunciava già da due anni che l’Italia sarebbe entrata nel mirino della speculazione dopo Grecia, Irlanda e Portogallo. Nell’ultimo mese sono cambiate tre cose: le banche e gli investitori privati, “convinti” a partecipare al salvataggio della Grecia rinunciando a parte dei loro crediti, chiedono tassi più alti per i paesi a rischio come l’Italia; la Finanziaria ha deluso il mercato (specie per gli interventi che erano stati posticipati al 2014); il governo – debolissimo sulla crescita – appare ora fragile e diviso. E il mercato teme che non riesca più a garantire nemmeno il rigore.

3) Molti politici ed economisti chiedono un intervento dell’Europa che non arriva mai. Che cosa impedisce un accordo?
I mercati sono molto più agili e veloci di un’Europa che si è data una moneta unica ma non una politica comune. L’unanimità ingessa le decisioni. La crisi di questi mesi è stata gestita da un direttorato a due Angela Merkel-Nicholas Sarkozy. Un problema perché in Germania (come in Finlandia e in Olanda) l’opinione pubblica non vuole più fare sacrifici per i paesi meno virtuosi. L’ultimo esempio dei ritardi di Bruxelles è il fondo salva Stati, nato come panacea per la crisi dei debiti sovrani ma privo per ora dei fondi necessari per intervenire sul mercato.

4) Si dice che finiremo come la Grecia. Cosa è successo ad Atene?
Atene è stata costretta a chiedere aiuto alla comunità internazionale dopo aver truccato per anni i suoi conti per entrare e rimanere nell’euro. Un doppio salvataggio da 200 miliardi gestito da Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario ha messo una toppa ai problemi del paese che fino al 2014 non sarà più costretta a finanziare il suo debito con l’emissione di titoli di stato (oggi il bond biennale rende il 31%). In cambio del salvagente il governo ellenico ha avviato un programma di austerity lacrime e sangue che ha portato a pesanti tagli alla pubblica amministrazione, agli stipendi e alle pensioni.

5) Cosa rischiano concretamente i cittadini? Ho sentito parlare di prelievi sui conti correnti e di tassa patrimoniale?
Ci sono interventi meno brutali di una patrimoniale per convincere i mercati. Certo se si tassassero al 12% tutti i 9,6 miliardi di ricchezza degli italiani, come dice Jacques Attali, si cancellerebbe quasi il 60% del nostro debito pubblico. E molti ricordano la notte tra nove e 10 luglio 1992 quando il governo Amato varò una tassa del 6 per mille sui conti correnti degli italiani imponendo un altro balzello del 3 per mille sui rendimenti catastali rivalutati degli immobili. Un prelievo forzoso servirebbe però solo a tappare momentaneamente un buco e non risolve il vero problema dell’economia italiana che è quello della crescita.

6) I dipendenti pubblici sono più esposti? Lo Stato può smettere di pagare gli stipendi?
No. Il ventre molle nella crisi del debito sovrano sono i detentori di titoli di stato che, come è successo per la Grecia, rischiano di vedere calare (in quel caso del 21%) all’improvviso il valore del loro investimento. Lo Stato non smetterà di pagare i suoi dipendenti. Il vero rischio è che l’austerity obblighi a un nuovo giro di vite sugli organici della pubblica amministrazione e sulle loro retribuzioni. I dipendenti pubblici greci si sono visti tagliare la busta paga del 25%, una condizione imposta dagli organismi internazionali in cambio degli aiuti necessari per evitare il crac del paese.

7) E i miei risparmi? C’è un modo per tenerli al sicuro?
La cosa da non fare assolutamente adesso è quella di farsi prendere dal panico. Vendere ora significa semplicemente materializzare definitivamente le perdite. Tutti gli esperti interpellati sono certi che ben difficilmente l’Italia rischierà il default e che l’Europa farà in ogni caso di tutto per impedirlo. Il consiglio piuttosto è quello di diversificare al massimo gli asset per evitare di concentrare troppo i rischi in un momento di altissima volatilità. Se vale questo ragionamento, chi è liquido può in teoria con i tassi dei Btp a dieci anni oltre il 6%, levarsi in prospettiva qualche soddisfazione.

8) Le banche italiane sono a rischio o sono sane?
Le banche italiane sono strutturalmente sane, come dimostrano gli stress test europei. Molte di loro hanno varato aumenti di capitale per rafforzarsi negli ultimi mesi. Il problema sono i titoli di stato che hanno in portafoglio. Circa 200 miliardi di euro che dopo la bufera degli ultimi giorni ha perso circa il 10% del suo valore. Si tratta di una quota molto ridotta del loro attivo pari a oltre 3mila miliardi di euro. In ogni caso la debolezza dei Btp rende più fragili le banche italiane scatenando la speculazione che nelle ultime due settimane ha spedito al ribasso del 17% i titoli del settore a Piazza Affari.

9) Dove può trovare lo Stato le risorse necessarie che ci vengono richieste?
È una miopia pensare che il governo faccia quadrare i conti solo riducendo le spese o cercando soldi nelle tasche dei cittadini. La soluzione non è tagliare, ma crescere per rendere in automatico meno oneroso il costo del debito. In ogni caso è necessario operare eventuali tagli evitando la logica della linearità. Si riduce la spesa solo dove ce lo si può permettere se no si soffoca poco alla volta il paese. Si deve lavorare alle infrastrutture e servono poi riforme strutturali (scuola, liberalizzazioni e privatizzazioni) che magari non danno risultati dalla sera alla mattina ma sono un’eredità virtuosa per nuove generazioni.

10) Si dice che il problema italiano sia l’ammontare dell’evasione fiscale. Qual è la ricetta per eliminare la piaga?
L’evasione fiscale è un vero problema. L’imponibile sconosciuto al fisco, valuta l’Istat, è qualcosa come 270 miliardi l’anno. Gli ultimi dati sulla raccolta fiscale da imposte sul reddito danno qualche segnale confortante sulla lotta al fenomeno. Ma si tratta di recuperi marginali. La lotta all’evasione richiederebbe interventi impopolari possibili forse per un governo tecnico ma non per uno politico. L’obiettivo deve essere comunque quello di trovare un equilibrio tra l’equità del fisco (pagano davvero tutti) e aliquote che però a quel punto sarebbero minori. Evitando l’oppressività dell’erario sulle tasche del cittadino.

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