il n. 256/2011 di Animazione Sociale

Nell’ultimo numero (n. 256, anno 41) di Animazione Sociale

Intervista
L’apprendimento esperienziale è un bene comune

Quel “sapere profondo” che prende forma nell’apprendere dalla vita quotidiana
Le esperienze che facciamo raramente si trasformano in apprendimenti reali. Viviamo in una quotidianità dominata da piccole e grandi routine, da una chiusura all’interno dei propri schemi, oppure dal rifugio in esperienze inconsuete ed emozionanti, che rimangono vissuti individuali. Quando e come l’esperienza diventa luogo di apprendimento? Lo abbiamo chiesto a Piergiorgio Reggio (pp. 3-13).

Studi
Educare per il profitto o per la libertà?

Tre abilità di base per educare le nuove generazioni a libertà, democrazia, cittadinanza
Molti Paesi stanno infliggendo pesanti tagli agli studi umanistici e artistici, a favore di abilità tecniche e conoscenze pratico-scientifiche. Questa tendenza, evidente anche nel nostro Paese, sta portando a trascurare la coltivazione di abilità indispensabili a crescere cittadini responsabili. Il rischio – avverte Martha Nussbaum, una delle grandi voci del nostro tempo – è che le nostre società vengano private degli anticorpi necessari a prevenire degenerazioni totalitarie e diseguaglianze crescenti (pp. 14-24).

Prospettive
L’insostenibilità di un welfare troppo leggero 

Dieci (erronee) convinzioni rintracciabili nei tagli al welfare
Nel nostro Paese, pur in un momento di crescente impoverimento, non sembra esserci alcuna volontà di rendere più forte il welfare. Anzi, lo stato sociale è utilizzato come terreno per tagli indiscriminati, giustificati con ambigue retoriche sulla libertà e responsabilità dei singoli, sulla partecipazione delle famiglie, sulla beneficenza. Secondo Remo Siza, le scelte politiche fatte in questi ultimi tempi, oltre ad aggravare le ingiustizie sociali, hanno dimenticato che il welfare è motore indispensabile nel rigenerare il Paese (pp. 26- 33).

Inserto
Il partecipare riapre al futuro i mondi della vulnerabilità

Rianimare la politica/2
Privatizzare la povertà è impoverente per tutti. Ce lo siamo detti più volte sulla rivista prendendo atto dei problemi di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese. La vulnerabilità chiede uno «spazio sociale» in cui emergere per essere condivisa e percepita come problema sociale prima che come incapacità o colpa soggettiva. Per attraversare la crisi può essere di aiuto, pertanto, avviare esperienze partecipative entro cui ritrovare fiducia, progettualità e responsabilità, soprattutto se si pongono in gioco le istituzioni locali e gli operatori sociali (Nicoletta Spadoni, Paola Scalari, Ennio Ripamonti, pp. 34-80)

Metodo
Esplorazioni sui territori dell’autoformazione

Esercitarsi al lavoro di gruppo/7: ipotesi per una formazione continua
Due scuole, due sguardi, due approcci caratterizzano la scuola francofona e quella anglofona. Autoformation da una parte e self-directed learning dall’altra non appaiono sovrapponibili, ma il desiderio personale di continuare ad apprendere rappresenta il filo rosso che avvicina le diverse prospettive e costituisce il nodo centrale di tutti i processi formativi (Claudio G. Cortese, Paola Gatti, pp. 81-90).

Luoghi&professioni
Quando precario è l’operatore sociale

Le conseguenze della precarietà lavorativa sulle professioni di aiuto
In questi anni si è detto e scritto molto sulla precarietà lavorativa e sulle sue conseguenze. Minore attenzione è stata invece riservata alla precarietà lavorativa quando questa coinvolge le professioni sociali. Cosa succede quando a esser precario è l’operatore? Quali conseguenze ha questa condizione lavorativa in professioni dove il primo strumento è la soggettività dell’operatore? Un assistente sociale, Davide Pizzi, riflette a partire dalla sua esperienza personale (pp. 91-99).

Bazar
La sezione finale si apre con la poesia Sguardi di Gina Traversina, la cui illustrazione, eseguita da Desideria Guicciardini, anima anche la copertina. Seguono le soste di discussione (Sergio Manghi riprende la discussione sul ri-animare la politica), i diari degli operatori (Teresa Mutalipassi sul lavoro di gruppo), i viaggi fra i libri (Matteo Secchi sulla figura educativa del padre) e le locande del sociale (Roberto Zanna ci porta alla Casa del Popolo di Asti) (pp. 103-112).

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