comunicazione sistemica

comunicazione personale e pubblica: regolette sistemiche per la buona conversazione, scheda di Paolo Ferrario elaborata sulla base dei libri di Paul Watzlawick

alcune regolette (purtroppo  da me non sempre praticate) che ho appreso nei miei studi di Watzalawick (impossibile perfino copiarlo questo nome!) e amici sistemici:
1. mettersi d’accordo sull’oggetto della controversia
2. porre qualche limite all’oggetto della controversia
3. non interrompere colui che sta accusando (entro limiti ragionevoli di tempo direi: se il dilagamento è eccessivo occorre chiudere la falla)
4. evitare massimamente di ritorcere un accusa diversa contro di lui (esempio nella comunicazione coniugale: MG “la devi smettere di far tardi al bar”, MR “e tu la devi smettere di parlare per ore al telefono con le amiche”)
5. concordare luogo e tempo dove la “converszione conflittuale” deve avvenire. Ogni operazione di circoscrivere le zone del conflitto è salvatrice
6. tenere le opportune distanze. Siamo esseri territoriali e l’invadenza dello spazio soggettivo porta a schiaffi, calci, unghiate (reali e virtuali). Io per esempio sono stato brutalizzato su blog altrui: non solo venivo offeso (sono piuttosto permaloso, purtroppo) ma venivo azzannato dai commentatori che a loro volta venivano blanditi in modo collusivo da altri blogger presenti alla discussione. Ho anche notato che sono particolarmente tollerante se vengo “offeso” (rimando a tutta la discussione sulle tipologie dell’offesa) nel mio spazio. mi imbelvisco se vengo “offeso” in campo altrui. dunque se si impara dall’esperienza si può evitare di cadere nelle trappole
7. non superare la soglia della vulnerabilità dell’altro. colpire sul tallone di achille porta alla morte dell’eroe
8. considerare un conflitto come il risultato di comportamenti comunicativi reciproci e non come una esclusiva “colpa” dell’altro

è una lista che forse potrebbe arrivare al magico numero di dieci (anche cambiando l’ordine dei punti e qualche punto stesso)

6 risposte »

  1. Ottimo post per ritrovare il senso dell’umano e dell’empatia anche durante il conflitto. Già da tempo desideravo comprare il libro di Watzlawich <>, penso che ora passerò all’acquisto, finanze permettendo.
    Auguri per un sereno nuovo anno.
    Manuela Rocchi

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  2. …….. prof…. lei è troppo mitico! Ora stampo il DECALOGO e lo APPICCICO sulla porta d’entrata di casa! ilaria quarteroni (1966- ).

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  3. Carissimo,

    mi colpisce molto il riferimento agli “spazi” di cui al punto 6. Se ciò vale per gli spazi “reali”, ancorpiù il rischio avviene quando lo spazio è “virtuale”.

    Se la comunicazione de visu ci definisce nel vedere l’altro e quindi nell’adattare l’informazione a chi ci sta davanti, con internet questo non esiste più. O meglio: esisto io ed uno “spazio percepito” che è mio, pensando che questo “spazio di testa” sia quello dell’altro.

    E’ mia esperienza l’aver litigato su internet (perdendo pure dei carissimi amici) cadendo in questa trappola. Al di là dell’aver rispettato le regole (oggetto, tempi, ecc.), c’è un limite forte su questo canale. Ciò per dire che la vera comunicazione è quella de visu, quella mediata dalla tecnologia è utile solo se usata come “strumento” e quindi SEMPRE affiancata alla comunicazione diretta (ricordiamoci che esiste il telefono, quando non ci si capisce).

    E meno male che è così. Noi esseri umani abbiamo bisogno di vederci, di toccarci, di ascoltarci, pure di litigare…….ma di persona, non con un video o con gli sms.

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    • ciao ugo
      sono del tutto d’accordo con te.
      la mancanza del linguaggio corporeo che si manifesta nelle relazioni faccia faccia è la vera mancanza a queste “tecnologie della vicinanza”.
      vicini con la testa, ma non con il cuore, quando si vede una ruga, un difetto, una balbuzie, una trasandatezza, una cura del corpo
      basta usare a dosi giuste e secondo i limiti del mezzo
      insomma: usare sia il reale (soprattutto il reale) che il virtuale
      grazie per il commento puntuale e profondo
      un caro saluto
      paolo

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