DISINTERMEDIAZIONE- Wikiwand

La disintermediazione è il fenomeno di riduzione dei flussi intermediati. Composto dal prefisso latino e greco “dis” che indica tradizionalmente ciò che viene separato,[1] la parola indica ogni processo di rimozione della figura dell’intermediario, ossia colui che ha la funzione di intercedere tra due o più attori sociali per facilitare il raggiungimento di un accordo

Sorgente: Disintermediazione – Wikiwand

Giornalismo

La disintermediazione riguarda anche il mondo dell’informazione e del giornalismo, come testimonia la crisi delle tradizionali figure professionali del giornalista e dell’editore che hanno prodotto un calo consistente delle tirature e vendite, sia a livello di periodici che di quotidiani. Secondo molti studiosi, la figura dei giornalisti è sempre meno indispensabile, perché il giornalismo partecipativo reso possibile da blog e social network è più capillare e – grazie ai meccanismi di verifica diffusa dell’informazione – perfino più affidabile. La Rete favorisce la nascita di nuove figure come gli user distributed content, ossia individui non professionisti che valutano, selezionano e fanno circolare determinati contenuti. Questa attività, definita social media curation, consiste nel filtrare, selezionare e curare editorialmente il contenuto informativo che si trova sul web, individuando le informazioni migliori, più pertinenti su temi specifici e con un alto grado di reputazione online in modo da mettere a fuoco un particolare punto di vista su un tema specifico. Lo dimostra il caso di Claudia Vago – @tigella su Twitter – che, dopo aver curato i flussi dell’evento Occupy Wall Street per più di un anno, ha deciso di recarsi a Chicago per produrre in prima persona materiali multimediali. Per questo ha lanciato l’azione di crowdfunding #occupywallstreet, in modo da trovare finanziamenti per farsi sostenere nel viaggio, nel soggiorno e nei costi dei materiali di produzione.[14]

Politica

Matteorisponde su Facebook e Twitter del 28 aprile 2016

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Matteorisponde su Facebook e Twitter del 28 aprile 2016

Facendo riferimento alla crisi delle forme tradizionali di rappresentanza, l’irruzione sulla scena politica del web dei social network ha delegittimato i partiti tradizionali, mettendone radicalmente in discussione sia il ruolo che l’identità. Nel frattempo, sono sorti nuovi attori della rappresentanza, legittimati proprio dalla rete. Il modello di democrazia diretta proposto dal Movimento 5 Stelle deriva dell’emergere di un bisogno che si esprime attraverso un insieme di pratiche partecipative che non sempre portano ad influire direttamente sulle decisioni politiche ma che vedono nei cittadini la possibilità di poter esprimere pubblicamente critiche e partecipare in modo diretto ad una “vigilanza critica nei confronti del potere”. È qui che si sperimentano le forme di disintermediazione della politica ed una crescita di orizzontalità, unitamente ad una facilità di partecipazione, spesso suggerita dalle stesse strutture politiche attraverso la costruzione di profili Twitter, pagine Facebook, siti commentabili ed iniziative di discussione online o di sondaggi in tempo reale.[15] Un ulteriore esempio è fornito dal Partido X-Partido del futuro: “l’unico partito che non ti vuole rappresentare”. Quest’ultimo propone una formazione senza leader che, ispirandosi al modello di democrazia partecipativa di Porto Alegre, propone quattro punti fondamentali: referendum, voto permanente, wikigoverno e trasparenza. Ciò che accomuna questi movimenti è l’uso massiccio della rete, in alternativa ai tradizionali media verticali come la stampa e le televisioni. In particolare, Twitter costituisce la principale piattaforma di disintermediazione, in quanto consente ai cittadini di sviluppare una vigilanza critica nei confronti del potere, pur senza poter influire sui processi decisionale.[16]

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