Qualche settimana fa, in un dibattito a Milano, mi colpì un’espressione di Lisa Noja, bravissima e scrupolosa avvocata, che descrisse la riforma come “rotonda”, (altro che pasticciata). Cioè coerente al suo interno e con i 4 obiettivi generali che si dà. Che sono:
Restituire un senso al bicameralismo, coerente con la funzione storica che ha in tutti gli altri paesi occidentali;
Ridare al Parlamento la pienezza del suo ruolo di legislatore, accrescendo l’accountability degli eletti e del Governo;
Valorizzare i territori stabilendone competenze precise, omogenee alle loro funzioni.
Dare stabilità al Governo, accrescendo gli strumenti partecipativi per combattere l’antipolitica e l’estraneità dei cittadini ai processi decisionali.
Veniamo a un punto che mi fa impazzire. Non ricordo chi abbia detto per primo “la riforma è pasticciata” (forse uno che ho conosciuto bene e frequentato, ma non vorrei sbagliare…). Fatto sta che se cliccate l’espressione su Google – da Quagliariello a Pasquino, da Civati a Carfagna a Fedriga, Panzeri, Parisi (Stefano), Gotor, Taverna, Ingroia, Speranza, Craxi (Stefania), De Mita, Berlusconi, Brunetta, Fitto, Salvini, Imposimato, Calderoli, Meloni, Landini, Schifani, Pace, De Siervo e l’altro ieri Camilleri – tutti, ma proprio tutti usano questa formula (e non so quanti abbiano letto la riforma). Quindi, da comunicatore, rendo onore a chi l’ha inventata. Da sostenitore del Sì, credo che dobbiamo fermamente contestarla. Naturalmente con intelligenza.
Ci sono due ovvietà che non varrebbe neppure la pena ricordare. Per definizione, una riforma costituzionale (per i passaggi parlamentari che richiede, i necessari accordi tra le forze in campo) è un compromesso tra punti di…
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