MERCATO DEL LAVORO NEWS – n. 4, a cura della Fondazione Kuliscioff

MERCATO DEL LAVORO NEWS – n. 4

 

Solita geremiade alla catastrofe occupazionale alla pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro, ad una settimana di distanza, dell’ISTAT e dell’Osservatorio INPS. Corredato stavolta da lamenti altissimi circa il presunto aumento di licenziamenti individuali non più, ahimè, tutelati dall’art.18. Come altre volte frottole, dovute a sciatteria e ignoranza e, meno spesso, a manipolazione consapevole dell’esposizione dei dati.

Comunque, posto che il Paese ha il diritto di credere a ciò che più gli fa piacere, vediamo un po’ i dati.

L’ISTAT, nel suo rapporto sil III trimestre 2016, fornisce come al solito un dato sul flusso, e non sullo stock, dell’occupazione. Cioè ci dice, elaborando le Comunicazioni Obbligatorie, quali sono le dinamiche in atto nel mercato del lavoro nel periodo considerato.

L’INPS nel suo Osservatorio sul precariato prende in considerazione, con la stessa metodologia, i primi dieci mesi del 2016.

Il primo dato, che attira l’attenzione e scatena i titoli dei giornali, è che le attivazioni di nuovi rapporti di lavoro nel III trimestre 2016  sono meno dell’equivalente trimestre 2015 (-5,4%) e meno dei primi 10 mesi 2015 (-6,7%).

Qualche osservazione, prima di valutare i dati: il calo dei contratti a termine tra III trimestre 2016 e 2015 (-63.000) è più che compensato dal numero di contratti a termine trasformati a tempo indeterminato (68.000).

Diminuisce la curva delle assunzioni a tempo indeterminato, com’era prevedibile in relazione alle stabilizzazioni dello stock preesistente al 2015, favorite peraltro dalla decontribuzione. Ma aumentano finalmente e in modo significativo i contratti di apprendistato (+ 34% su base annua), segno che l’apprendistato, quando non soffre la “concorrenza” della decontribuzione straordinaria per i contratti stabili, resta uno strumento che le aziende utilizzano volentieri.

Ultima osservazione: il lavoro si fa più stabile; la durata effettiva dei rapporti di lavoro superiore ai 365 giorni aumenta del 4,4%, mentre diminuiscono le durate inferiori.

Andiamo sul versante delle cessazioni: nei primi 10 mesi sono diminuite del 4,6% (208.000 in cifra assoluta). Questo dato, accostato al saldo attivazioni/cessazioni (che vedremo poi) ci conferma una maggior stabilizzazione dei rapporti di lavoro.

Il saldo attivazioni/cessazioni continua ad essere positivo: +500.000 nei primi 10 mesi 2016 su 2015, +63.212 nel III trimestre 2016 su 2015 (ma nel 2015 su 2015 erano +106.000). Nei primi 10 mesi 2016, comunque, il saldo attivazioni/cessazioni è positivo per tutte le tipologie contrattuali.

In particolare per i rapporti a tempo indeterminato il saldo positivo nello stesso periodo è di 61.640.

Infine lo scandalo dei licenziamenti: parliamo naturalmente di quelli per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, non di quelli per giustificato motivo oggettivo, cessazione dell’attività, esuberi o dimissioni volontarie.

I numeri sono questi:

nelle aziende sopra i 15 dipendenti (per le quali cioè vale la novità del jobs act)  22426 licenziamenti nel 2014,  24626 nel 2015, 25926 nel 2016. Ora, dato che l’innovazione del Jobs Act rispetto all’art.18 vale solo per le assunzioni succesive al 7 marzo 2015, quanti dei 1300 licenziamenti finora intercorsi rispetto al 2015 sono riconducibili alle norme introdotte dal Jobs Act?  Diciamo che rispetto alle 559.000 cessazioni di rapporti a tempo indeterminato intercorse nello stesso periodo sono più che trascurabili?

vai a:

http://www.fondazioneannakuliscioff.it/news/

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