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assemblea nazionale del Pd convocata per aprire il congresso – Tutti gli interventi | 19 febbraio 2017, in l’Unità TV

L’hotel Parco dei Principi di Roma ha ospitato l’assemblea nazionale del Pd convocata per aprire il congresso. Nel concludere i lavori, il presidente del partito, Matteo Orfini, ha convocato una direzione per martedì 21 febbraio con il compito di nominare la commissione che organizzerà la fase congressuale. Di seguito il racconto della giornata con i link agli interventi

Sorgente: AssembleaPd – Via al Congresso, martedì la Direzione – Tutti gli interventi | l’Unità TV


1. La decisione

L’Assemblea Nazionale del Pd ha preso atto delle dimissioni di Matteo Renzi pervenute in questi giorni. Non essendo state respinte, né essendo stato eletto un nuovo segretario, secondo lo Statuto si apre la fase congressuale. Era la proposta di Renzi, malgrado i vari tentativi di spostare la data (da ultimo, Michele Emiliano). Il percorso in linea di massima prevede le primarie ai primi giorni di maggio. La fase congressuale prevederà una conferenza programmatica, la discussione e votazioni nei circoli e le primarie fra i tre candidati selezionati dai circoli.

Martedì la Direzione (alle 15) ominerà la commissione congressuale che dovrà gestire la prossima fase.

2.La scissione

L’ala bersaniana non ha accettato la relazione di Renzi – “ha alzato un muro” – e lo stesso Bersani ha fatto capire che i margini per ma ricomposizione non esistono più.  In serata una nota congiunta Speranza-Rossi-Emiliano che addebita la scissione a Renzi, che “si è assunto una responsabilità gravissima” rifiutando le proposte di mediazione. Non è chiaro quando la scissione verrà annunciata – e in teoria nemmeno “se” verrà annunciata – né è possibile stabilire quanti parlamentari potrebbero lasciare il Pd. Secondo certi calcoli, potrebbero essere una trentina. La scissione resa un nodo che l’Assemblea non ha sciolto.

3. Il caso Emiliano 

Fino all’ultimo, e tuttora, la posizione di Michele Emiliano si è mostrata diversa da quella di Bersani e Enrico Rossi. Il Governatore si augura che la commissione congressuale possa approvare iter e regole congressuali tali da consentirgli si rimanere nel partito. In questo caso ci sarebbe una divisione fra gli animatori della manifestazione del teatro Vittoria.

4. Il ritorno dei “vecchi”

È stata la giornata dei grandi appello politici dei “vecchi”, da Fassino a Marini a Veltroni. Soprattutto il ritorno di quest’ultimo – finora sempre assente a queste riunioni – è stato politicamente molto significativo e particolarmente ben accolto. Oggi, a sostenere Renzi, ciascuno con la propria impostazione, sono stati i “vecchi” leader più che i renziani della prima ora.

5. I ministri

Gran ruolo anche di ministri e sottosegretari di peso. Da Orlando a Franceschini, da Teresa Bellanova (applauditissima) a Giacomelli a Martina, gli uomini del governo hanno tentato di creare ponti fra Renzi e la minoranza. Segno della preoccupazione per la tenuta dell’esecutivo, che da una scissione non ricava certo maggiore forza.

Ricapitolando. Domani ci sarà una riunione della minoranza per vedere il da farsi, martedì la Direzione per la nomina della commissione congressuale. Unica cosa certa: il Pd va a Congreaso, Matteo Renzi sarà candidato.


13.27 –  L’atteso intervento di Walter Veltroni (VIDEO), primo segretario del Pd: “Da molto tempo non partecipo alle riunioni degli organismi del partito, le mie scelte di vita mi hanno spinto a decidere così, era e sarà giusto così ma prendo pochi minuti per dire quanto mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e per rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi. Lo faccio non usando l’argomento tradizionale dell’invito all’unità ma dicendo ai compagni e agli amici che delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno“.

“Se la sinistra fosse stata unita non avrebbe vinto Berlusconi, se l’esperienza del governo Prodi fosse proseguita la storia italiana avrebbe avuto un altro corso. Dopo le elezioni del 2006 successe di tutto. Se non vi fosse stata la divisione della sinistra, Romano Prodi nel 2013 sarebbe stato eletto presidente della Repubblica. La sinistra quando si e’ divisa ha fatto male a se stessa e al Paese: questa e’ la verita’”.

“Il Pd era nato per superare tutto questo: il Lingotto non era solo fare una sintesi tra cattolici e progressisti ma per fare un partito tutto nuovo e davvero radicale nel suo riformismo. Un partito della sinistra, non un indistinto”. “Quanto male ci ha fatto il partito della nazione e l’idea di mancanza di differenze tra destra e sinistra: ci sta ricordando Trump che quelle differenze ci sono”.

“Se la sinistra è minoranza sono in minoranza i diritti, le esigenze dei più poveri. La sinistra non ha diritto di essere minoranza per scelta ma deve conquistare consensi ampi e non sarà con la parola d’ordine della rivoluzione socialista che questo accadrà. Il Pd nacque per fusione non per scissione e oggi rischia di rompersi il più grande partito della sinistra europea per una una questione che appare interna, di procedure e di tempi, che non sarà capita”.

“Se la prospettiva è il ritorno ad un partito che sembra la Margherita e a uno che sembra i Ds allora non chiamatelo futuro chiamatelo passato, perché quello è il nome giusto”.

13.08 – Inizia l’intervento di Teresa Bellanova (VIDEO). “Siamo persone, siamo una comunità che deve avere il gusto di rispettarsi. Dobbiamo rispettarci tutti, sia se si è stato premier, segretario o l’ultimo dei militanti”.

“La parola scissione, dopo le cose che abbiamo detto qui, non ha alcun senso. Proviamo seriamente a rimettere in campo a ricostruire un soggetto politico che non serve solo a noi ma anche alle future generazioni”.



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