Mappe mentali e concettuali

MAPPE di Como e del lago di Como, mentre Domenico Pelini recita la poesia di Wislawa Szymborska LA MAPPA

Piatta come il tavolo sul quale è posata.

Sotto – nulla si muove, né cerca uno sbocco.

Sopra – il mio fiato umano non crea vortici d’aria e lascia tranquilla la sua intera superficie.

Bassopiani e vallate sono sempre verdi, altopiani e montagne sono gialli e marrone, oceani e mari – di un azzurro amico sui margini sdruciti.

Qui tutto è piccolo, vicino, alla portata.

Con la punta dell’unghia posso schiacciare i vulcani, accarezzare i poli senza guanti grossi, posso con un’occhiata abbracciare ogni deserto insieme al fiume che sta lì accanto.

Segnalano le selve alcuni alberelli tra i quali è ben difficile smarrirsi.

A est e ovest, sopra e sotto l’equatore, un assoluto silenzio sparso come semi, ma in ogni seme nero la gente vive.

Forse comuni e improvvise rovine sono assenti in questo quadro. I confini si intravedono appena, quasi esitanti – esserci o non esserci?

Amo le mappe perché dicono bugie.

Perché sbarrano il passo a verità aggressive.

Perché con indulgenza e buon umore sul tavolo mi dispongono un mondo che non è di questo mondo.

Map Flat as the table it’s placed on. Nothing moves beneath it and it seeks no outlet. Above—my human breath creates no stirring air and leaves its total surface undisturbed. Its plains, valleys are always green, uplands, mountains are yellow and brown, while seas, oceans remain a kindly blue beside the tattered shores. Everything here is small, near, accessible. I can press volcanoes with my fingertip, stroke the poles without thick mittens, I can with a single glance encompass every desert with the river lying just beside it. A few trees stand for ancient forests, you couldn’t lose your way among them. In the east and west, above and below the equator— quiet like pins dropping, and in every black pinprick people keep on living. Mass graves and sudden ruins are out of the picture. Nations’ borders are barely visible as if they wavered—to be or not. I like maps, because they lie. Because they give no access to the vicious truth. Because great-heartedly, good-naturedly they spread before me a world not of this world. (Translated, from the Polish, by Clare Cavanagh)

via (1037) DOMENICO PELINI recita la poesia di Wislawa Szymborska LA MAPPA – YouTube

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