Concluso il Festival dell’Economia 2019 sulla tematica “Globalizzazione, nazionalismo e rappresentanza”: pro memoria sugli incontri e quaderno finale di sintesi, TRENTO , giugno 2019

Concluso il Festival dell’Economia 2019, ecco la rivista, con un sunto di idee e riflessioni, accompagnate dalle foto dei protagonisti e delle piazze di Trento, emerse durante i quattro giorni della kermesse dello scoiattolo, sulla tematica “Globalizzazione, nazionalismo e rappresentanza”.

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Festival Economia 2019 – Notizie

Grande distribuzione, come muoversi consapevolmente all’interno dei supermercati

Da una parte l’”accusato”, Giorgio Santambrogio amministratore delegato Vegé (colosso della grande distribuzione operativo da 60 anni con 3680 supermercati presenti prevalentemente nel Sud Italia), dall’altra gli “accusatori” Fabio Ciconte e Stefano Liberti autori del libro “Il Grande Carrello” testo che analizza il percorso che compie il cibo prima di arrivare sugli scaffali dei punti vendita. Ma non solo i due giornalisti, che hanno realizzato alcuni delle più importanti inchieste sulle filiere agro – alimentari, hanno svelato altri segreti che si nascondono dietro la grande distribuzione.

Chi ha paura della Libia?

Il caso della Libia rappresenta un esempio importante di come le sfide della globalizzazione investano gli stati nazioni e di come le conseguenze di tale processo possano essere profonde e vaste. Una percezione diffusa della situazione libica è perlopiù allarmista e dannosa per lo sviluppo economico del paese, risorsa importante e dalle grandi potenzialità in tutta l’area del Mediterraneo. Parziale negligenza è stata riconosciuta al ruolo delle politiche estere degli stati portatori di interesse in Libia, mentre crescono speranze nel ruolo riconosciuto alle autorità locali. Esempio virtuoso è rappresentato dal programma europeo per le municipalità libiche a supporto di scambi con omologhe istituzioni locali europee e un percorso di formazione, a cui il CCI contribuisce.

La ricetta della felicità secondo il sociologo De Masi

Quando noi rallentiamo il ritmo, cioè quando riposiamo, permettiamo alla nostra mente di risalire alle immagini del passato, per poi proiettarle in avanti. Il multitasking, quindi, non paga e non è funzionale all’ apprendimento: un passaggio, questo, che sta rivoluzionando il mondo delle neuro scienze perché apre nuovi scenari sulle modalità operative del cervello. Proiettando il discorso all’oggi, la confusione, la competizione e lo stress, che sono dirette conseguenze del neoliberismo, a lungo andare portano all’isolamento sociale, alimentando scenari di insicurezza, chiusura e ancore. In che modo quindi l’individuo può trovare la ricetta della felicità in un contesto sociale complesso? Ne ha parlato il sociologo Domenico De Masi al Festival dell’Economia nell’incontro che ha visto relatori anche Maurizio Milan, presidente nazionale AIF, l’Associazione Italiana Formatori, e Antonello Calvaruso, Dirett

Populismo, la lotta tra “puri” ed “élite corrotte”

Il populismo è un fenomeno politico complesso, con cause sia strutturali sia incidentali; si è sviluppato nel corso di diversi secoli – decollando nel Ventunesimo secolo – ed è destinato a durare ancora a lungo. Ne è convinto Cas Mudde, docente al Center for Research on extremis di Oslo, intervenuto oggi davanti a un’affollata platea a palazzo Geremia. Il politologo olandese, introdotto dalla giornalista Simonetta Nardin, come prima cosa ha dato la definizione di questo fenomeno: “un’ideologia che considera la società come definitivamente separata in due gruppi omogenei e antagonisti: i “puri” e le “élite corrotte”. Esso sostiene che la politica debba essere un’espressione della volontà generale della gente”. Ha poi fatto notare come il populismo sia sempre più di estrema destra. “Basta vedere che fine hanno fatto Syriza e Podemos”.

Austerity e populismo

Austerity e populismo. Dalla Grecia di quattro anni fa all’Italia di oggi. Storie simili, analogie o sostanziali differenze? Hanno cercato di chiarire ogni dubbio George Papacostantinou, tra il 2009 e il 2011 ministro delle Finanze greco e Wolfgang Munchau, giornalista del Financial Times, che ha seguito da vicino la crisi economica greca. La Bce del 2010 era quella di Trichet. La Banca centrale europea di questi ultimi anni, con Draghi, ha reso possibili le ristrutturazioni del debito. Ma – ha detto Papacostantinou – in Italia Salvini non è arrivato al potere per la situazione economica, piuttosto per aver attinto alla preoccupazione dei cittadini rispetto all’immigrazione. Anche se non ha rinunciato a trovare nell’Ue e nell’euro dei nemici. L’Italia ha bisogno non solo di una ristrutturazione del debito, ma soprattutto di riforme di lungo periodo. Bce e Commissione hanno l’obbligo di salvare l’intero s

Nuove tecnologie, siamo entusiasti per un verso e prudenti per un altro

L’ultimo libro di Marco Bentivogli è un manuale di resistenza alla tecnofobia, perché oggi nel mercato economico e politico la paura è la merce più scambiata, un sentimento naturale ma che paralizza le azioni razionali delle persone. In questo momento abbiamo due strade: o riusciamo ad anticipare i cambiamenti, oppure estenderemo i rischi e non coglieremo le grandi opportunità della trasformazione digitale. Il libro ha anche una funzione “didattica” di spiegare alcuni termini incomprensibili ai più e di semplificarli, dimostrando che alcuni di essi fanno già parte della nostra quotidianità. Bisogna spiegare che cosa è l’intelligenza artificiale e bisogna cancellare la banalizzazione che spopola. Le persone devono comprendere il valore delle nuove tecnologie e usarle per finalità positive. Due sono gli atteggiamenti che si possono avere davanti alle nuove tecnologie: uno entusiasta ma dall’altra parte

Stati e società nelle democrazie liberali

Traccia un quadro chiaro e ricco di esempi, partendo dal suo ultimo libro in prossima pubblicazione “Balance of Power: States, Societies and the Narrow Corridor to Liberty”, Daron Acemoglu, professore del Dipartimento di Economia del MIT: “La perfetta democrazia sta in quel corridoio in equilibrio tra Stato e società”. Come influscono però economia e recessione? “In maniera imprevedibile” – risponde il professore, mettendo in guardia l’Italia – “il rischio è che con la crescita zero, si perda il privilegio di stare in quella zona bilanciata”

I pregiudizi legati all’immigrazione nel Regno Unito e le loro ricadute sulla scelta della Brexit

Nel Regno Unito, così come nel resto d’Europa, i temi legati all’immigrazione sono da anni al centro del dibattito politico con pesanti ripercussioni sul sistema sociale ed economico. I pregiudizi su questo argomento, smentiti chiaramente anche dai numeri degli studi presentati questo pomeriggio al Festival da Barbara Petrongolo, professoressa di Economia alla Queen Mary University, hanno avuto fra le loro conseguenze anche il voto sulla Brexit del 2016 confermato, nel suo trend complessivo, anche dalle recenti elezioni europee con la vittoria dei partiti pro Brexit. Il quadro tratteggiato al Festival mostra invece come l’immigrazione nel Regno Unito non abbia avuto conseguenze negative sul tessuto sociale del Paese, sul mercato del lavoro e sulle finanze pubbliche.

‘Autonomie regionali’, a che punto siamo? Le riflessioni degli esperti

Mario Bertolissi (costituzionalista), Floriana Cerniglia (insegna economia politica), Fulvio Cortese (docente di Diritto amministrativo), Gianfranco Viesti (insegna Scienze politiche) stimolati dalle domande di Eugenio Occorsio giornalista de ‘La Repubblica’ hanno illustrato, attraverso le discipline di loro competenza, a che punto siamo nel percorso di attuazione delle norme costituzionali che consentono di attribuire alle regioni ordinarie “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”. I ragionamenti degli esperti non hanno fatto intravedere una situazione dinamica e chiara ma, piuttosto, una “situazione di stallo” che, potrebbe anche rivelarsi negativa secondo una parte della riflessione di Viesti “l’Italia rischia un salto nel vuoto di cui gli Italiani non sanno niente”

Il populismo in Turchia e le complicità europee

Attraverso il caso della Turchia i tre relatori – Fazila Mat, ricercatrice di OBC Transeuropa/CCI, Cengiz Aktar, politologo e scrittore e Esra Çeviker Gürakar, economista politica – hanno offerto una riflessione sui processi che portano alla crescita del populismo. Si è percorsa la parabola del Partito della giustizia e dello sviluppo (AKP) negli ultimi 17 anni, soffermandosi sull’analisi delle strategie retoriche utilizzate dal presidente turco Erdogan, sin dai primi anni di governo: è emerso l’utilizzo di argomenti populisti, sia quando si riferisce a dinamiche politiche interne sia esterne al paese. Si è poi analizzata l’influenza che hanno avuto i rapporti economici tra Turchia e UE nel determinare le politiche populiste dell’AKP e come il partito di Erdogan si sia assicurato il successo anche grazie alla creazione di reti di sostegno clientelare a livello nazionale.

“Globalizzazione e universalismo: i nuovi confini tra destra e sinistra” secondo Colin Crouch

Il sociologo e politologo britannico ha spiegato come le tre grandi ideologie del secolo scorso (liberismo, socialismo e conservatorismo) intendano in modo diverso la globalizzazione. Un processo che ha riaperto i confini tra la destra e la sinistra, schieramenti che si differenziano per delle politiche che si basano, rispettivamente, su esclusione e inclusione.

Democrazie e crescita: un confronto tra Italia e Cina

Italia e Cina sono due realtà paragonabili? La democrazia liberale nel primo e il regime autoritario nel secondo possono essere considerate le cause per le quali il nostro Paese ristagna, mentre il gigante asiatico cresce a ritmi sostenuti? O è solo una questione di velocità con cui le due realtà, così lontane ma al tempo stesse vicine – si veda la nuova Via della Seta – , reagiscono alle sfide tecnologiche, ambientali e sociali? Se ne è discusso questo pomeriggio a Palazzo Geremia con Francesco Grillo, editorialista del Corriere della Sera, con Innocenzo Cipolletta, coordinatore del Comitato editoriale del Festival Economia nonché presidente di Assonime, e Paolo Collini, Rettore dell’Ateneo di Trento.

Voci europee: una serata dedicata ad Antonio Megalizzi

Una serata nel nome di Antonio Megalizzi. Il ventinovenne trentino, studente di Studi internazionali a Trento, morto a Strasburgo insieme a un collega polacco nell’attentato ai mercatini di Natale dello scorso dicembre. In sala, al Teatro Sociale, anche la famiglia e la fidanzata di Antonio. Sul palco alcune voci d’Europa, coordinate dal giornalista francese di Libération Eric Jozsef. Una serata nel nome dell’informazione sull’Europa. Perché Antonio, già laureato in Scienze della comunicazione e aspirante giornalista, era una delle voci di Europhonica, circuito di radio universitarie europee, oltre cento, nato anche su sua iniziativa nel 2014. Una radio che anche attraverso i social network raccontava le sedute del parlamento e spiegava le istituzioni europee a un pubblico di coetanei ma non solo. Una serata per ragionare su quanto e dove si informa l’opinione pubblica sui temi europei. Per una vera identità e

“Pane e cioccolata”: quando i migranti eravamo noi

Le proiezioni della rassegna CINECONOMIA, che si sofferma sulle tematiche che caratterizzano il 14° Festival, è proseguita ieri sera al Cinema Modena con la proposta di «Pane e cioccolata», un film diretto da Franco Brusati con Nino Manfredi nel ruolo del protagonista, un emigrato italiano in Svizzera. Uno dei grandi interpreti della commedia italiana ci riporta ai tempi non lontani in cui eravamo noi i migranti.

La globalizzazione non è un mostro malvagio

L’impatto della globalizzazione sul commercio mondiale è minore di quello che comunemente si pensa: non è il mostro cattivo che di solito viene rappresentato. La maggior parte dei suoi effetti, infatti, sono localizzati. Elhanan Helpman, israeliano, docente ad Harvard, tra i trenta economisti più citati al mondo, ha voluto sfatare molti luoghi comuni sulla globalizzazione grazie a una nutrita rassegna delle ricerche applicate sul tema. Ad accrescere il prestigio dello studioso, che ha attirato tantissime persone a Palazzo Geremia, la collaborazione con Paul Krugman nell’ideazione della “nuova teoria del commercio internazionale” e della “nuova teoria della crescita”, un insieme di modelli che spiegano gli scambi attraverso le economie di scala.

Un populismo che cambia da paese a paese, i casi di Stati Uniti, Regno Unito e Germania

Una riflessione basata sulla comparazione dei fattori economici, culturali e politici che contribuiscono a spiegare le radici e il successo dei populisti nei vari paesi è stata presentata da Thomas Ferguson, Thiemo Fetzer e Robert Gold rispettivamente negli Stati Uniti, Regno Unito e Germania.
Secondo Thomas Ferguson c’è una forte relazione tra quanti fondi si incassano e i voti che si ricevono. E’ noto che negli Stati Uniti le campagne elettorali si incardinino su temi come l’identità e la razza, ma è innegabile che siano fondamentali anche gli aspetti economici. Il professor Thiemo Fetzer ha spiegato come l’austerità, interagendo con i trend economici che sono stati alla base di questo processo, abbia influito sulla Brexit. Molto probabilmente, senza austerità avrebbero vinto coloro che volevano rimanere.
Robert Gold ha presentato il caso della Germania, illustrando come le radici del populismo siano da ricercare in ambito economico con un rapporto di causa effetto tra il voto populista e crisi economica e quindi come la globalizzazione abbia portato effetti alle urne da zona a zona del paese.

Populismo ai raggi X: origini, evoluzione, futuro e rischi di un movimento in crescita

E’ da oltre un secolo che il termine populismo appassiona il dibattito politico e mette a confronto autorevoli studiosi; negli ultimi anni ha avuto un certo revival anche in ambito politico, soprattutto sulla scorta dell’avanzata di partiti e movimenti che si sono auto-definiti “populisti” o che sono stati indicati come tali, indipendentemente che siano di destra o di sinistra. Lo spettro del populismo attraversa il mondo occidentale generando paure e preoccupazioni proporzionali ai vasti consensi che raccoglie. Perché questo accade ora e in questa parte del mondo? È una sfortunata coincidenza della storia o l’inevitabile passaggio per risolvere le crisi delle società occidentali? Quali le cause profonde e quali le eventuali conseguenze? Il professor Luigi Guiso, al Festival dell’Economia di Trento, ha offerto interessanti spunti di riflessione, in un incontro moderato da Emanuele Mascetti dell’Università

“Populismo e società civile”, lo studio di Antonio Spilimbergo

In un lavoro svolto con Tito Boeri (direttore scientifico del Festival dell’Economia) e altri colleghi del Fondo Monetario Internazionale, l’economista Antonio Spilimbergo ha cercato di capire cosa abbiamo in comune i fenomeni populisti che ci sono nel mondo. Un movimento che è in crescita in tutti i continenti, sia nelle economie avanzate che nei paesi emergenti, e ora anche in Europa dopo una lunga storia in America Latina.

L’economia imperfetta

Un incontro con tre docenti di economia che parlano di economia al Festival dell’Economia avrebbe potuto essere un appuntamento autoreferenziale e lontano dalla gente. Pericolo scongiurato, però, perché si discuteva del libro-provocazione di Francesco Saraceno “La scienza inutile. Tutto quello che non abbiamo voluto imparare dall’economia”. La Biblioteca comunale di Trento oggi si è affollata di giovani e meno giovani che hanno seguito con interesse il momento.

Moravcsik: “Le politiche estere dei partiti populisti? Semplicemente irrealizzabili”

Slogan semplici, su temi altrettanto semplici, destinati ad un pubblico che chiede risposte semplici anche se irrealizzabili. Andrew Moravcsik, professore di Scienze politiche e direttore di dell’European Union Program della Princeton University, non ha dubbi sulla natura e sul destino delle politiche estere dei partiti populistici democratici, che giudica “insostenibili”. A sostegno delle proprie tesi, Moravcsik porta tre esempi eclatanti: le politiche di Trump contro la Corea del Nord (“Molto clamore ma le misure sono le stesse delle amministrazioni precedenti”) e contro il Messico (“Minaccia nuovi dazi se il flusso dei migranti non calerà”), e la Brexit (“Il primo ministro May si è dimessa per non essere riuscita a portare a casa un accordo favorevole al Regno Unito”). Insomma, per usare sempre le parole di Moravcsik, i populisti in politica estera “abbaiano ma non mordono”.

La formazione economica come elemento cruciale per superare le sfide del mondo del lavoro e le differenze di genere

Lo studio dell’economia e dei meccanismi che la regolano rappresenta una delle sfide per superare il livello medio basso della literacy economica e finanziaria degli italiani. Il punto di partenza è quello legato al rafforzamento della formazione scolastica sui problemi dell’economia globale e nello stesso tempo al superamento delle differenze di genere, ancora così marcato in Italia. Ne hanno parlato questa mattina al Festival, nell’incontro moderato da Roberto Fini presidente dell’Associazione Europea per l’Educazione Economica, Anna Maria Ajello, presidente Invalsi, Nadia Linciano, responsabile Ufficio Studi Economici, Consob e Antonio Schizzerotto della Fondazione Bruno Kessler.

Favorire l’accesso alla conoscenza globale per colmare i divari tra i territori

Grande interesse per la sessione curata dal Centro OCSE di Trento sabato 1 giugno, presso la loro sede nell’ex Convento degli Agostiniani Trento, dove gli economisti Antonio Accetturo e Riccardo Crescenzi si sono confrontati sul tema “L’imperativo della crescita: cosa si può fare per le regioni e le città”. Di fronte all’avvento di megatrend (come automazione, invecchiamento della popolazione e cambiamento climatico) è diventato più urgente riconoscere le peculiari necessità e opportunità espresse da luoghi che sono tra loro diversi e che possono dunque aver bisogno di differenti approcci e interventi.

L’ Europa davanti al bivio: o cambierà passo o si arriverà alla disgregazione

L’Europa così come concepita oggi non è più all’altezza della situazione. Per dare le risposte che la popolazione si attende è necessario che ritorni ad esserci una visione politica ben definita e non ci si accontenti solamente di ricoprire il semplice ruolo di amministratore. In caso contrario i sovranismi saranno, sempre più, la risposta diretta e immediata. Questa una delle conclusioni a cui è giunto Bernard Spitz nel suo libro “Merci, l’Europe! Risposte aux Sepe mensonges populistes” presentato questa mattina nella Sala Marangonerie del Castello del Buonconsiglio.

Quante economie nell’Eurozona?

Quali e quante economie nell’Eurozona, e come riconoscerle? Se ne è parlato nel panel condotto da Orsola Costantini a Giurisprudenza, relatori Matteo Cavallaro, Mustafa Erdem Sakinc e Annamaria Simonazzi. Il voto ella scorsa settimana ha registrato mutamenti profondi rispetto al passato, pur senza far emergere intenti comuni, anche all’interno dei gruppi parlamentari presenti nel Parlamento europeo. C’è poi la polarizzazione fra “Europa dei ricchi” e tutti gli altri, questione importante e non facile da comprendere. infine, il rapporto centro-periferie. Europa del Nord, del Sud, dell’Est.
Molte le evidenze emerse nel corso della relazione. Ad esempio, una correlazione importante, anche se non sempre lineare, fra attività lavorativa, censo, tassi di scolarizzazione e preferenze di voto. Inoltre un divario sempre più accentuato fra retribuzioni dei manager e dei dipendenti, anche se non è ancora chiaro quanto e come gli alti compensi dei ceo influenzino l’andamento dell’azienda. Infine, il delinearsi di un’Europa due velocità, anche in epoca post-crisi (con l’Europa centro-meridionale come fanalino di coda), facente perno sulla Germania, il cui modello di sviluppo è orientato all’export. ma questo modello, a fronte della generale instabilità a livello internazionale, sembra destinato ad entrare in crisi. Si rende necessaria una incisiva azione di riorientamento del settore produttivo e di innovazione tecnologica.

Trade wars. Come cambia il commercio mondiale

Commercio, politica, geostrategie. A confrontarsi economisti, esperti di politica internazionale e un rappresentante del governo italiano. In sala Depero è andato in scena il forum dedicato a «Trade wars», le guerre commerciali, a cominciare dalla guerra dei dazi tra Usa e Cina. Moderati da Massimo Gaggi, giornalista del Corriere della Sera, inviato negli Stati Uniti, sono intervenuti Andrea Fracasso, direttore della Scuola di studi internazionali dell’Università di Trento, Daniel Gros, economista tedesco a Bruxelles, Alessia Amighini, responsabile del Centro studi asiatici dell’Ispi, Michele Geraci, professore per dieci anni in università cinesi e sottosegretario allo Sviluppo economico, Alberto Viano, imprenditore, Marta Dassù, direttrice dell’Aspen Institute.
I dazi possono essere utili? Sono una strategia vincente sul breve o lungo periodo? È in atto una guerra commerciale oppure no? O, addirittura, la guerra commerciale nasconde un più ampio conflitto geopolitico e tecnologico? Al forum hanno assistito anche l’assessore provinciale allo sviluppo economico Achille Spinelli e il dirigente del Servizio Attività internazionali della Provincia Autonoma di Trento, Raffaele Farella.

Zweimüller e le scelte di voto in relazione a immigrazione e globalizzazione

Globalizzazione, immigrazione e calo della produzione manufatturiera sono correlati alla scelta di molti votanti che negli ultimi anni dimostrano di preferire i partiti di destra? Dati alla mano, Josef Zweimüller del Centro Ricerche Politiche Economiche di Londra e docente di Macroeconomia e Mercati del Lavoro all’Università di Zurigo, entra nel vivo del tema del Festival con la sua relazione, molto partecipata, tenuta oggi a Palazzo Geremia.
Nei 16 Paesi dell’Europa occidentale presi a campione, con ben 400 milioni di abitanti come riferimento e 118 tornate elettorali passate alla lente degli studi riportati da Zweimüller, l’ascesa della destra e il calo dei partiti socialdemocratici è stato messo in correlazione ad alcuni fattori economici, lasciando in secondo piano volontariamente l’aspetto socio-culturale che può comunque determinare la scelta elettorale dei cittadini. Il risultato è una interessante analisi che pone alcune riflessioni sulle scelte di politica economica nei Paesi dell’Unione.

Uno sguardo globale verso un’economia sostenibile a km zero

Oggi alla Fondazione Franco Demarchi si è svolto un confronto per mettere in luce nuove prospettive di un’economia emergente, solidale, sostenibile ed ecologica, che potrebbero aiutare a riportare al centro un’economia territoriale di valore. In merito sono intervenuti Paolo Cacciari, esperto di economia solidale, autore di “101 piccole rivoluzioni – Storie di economia solidale e buone pratiche dal basso”, Daniel Tarozzi, giornalista e fondatore dell’”Italia che cambia”, e Pietro Valenti, consulente che opera in Asia nel settore tessile. Tanti gli spunti di riflessione emersi dai relatori che, pur con diversi approcci, concordano nel dire che il contributo dei cittadini in termini di sostenibilità consiste nel consumare meno.

Gli anticorpi contro il populismo di destra

Nel Vecchio Continente si è stabilita una nuova competizione tra i “cosmopoliti” (vincitori della globalizzazione, élite culturali, politiche ed economiche, a favore delle frontiere aperte, a favore di diritti universali, “frequent flyer”, multiculturalisti…) e i “comunitaristi”, sia Folkshemmet di origine svedese sia i populisti di destra (perdenti della globalizzazione, poco educati, critici dell’Ue, a favore dei controlli alle frontiere, cultori delle comunità omogenee). È questo il ritratto dell’Unione europea restituito da Wolfgang Merkel, direttore del dipartimento “Democracy and Democratisation” al Social Science Research Centre di Berlino e professore alla Humboldt University.

Populismo digitale: rivoluzione sociale prima ancora che politica

L’ascesa della rete come ambiente digitale ha cambiato letteralmente le prospettive politiche. Movimenti e social network si identificano ormai largamente con l’opinione pubblica ed internet ha cambiato radicalmente le regole del gioco politico. In rete sono nati nuovi partiti e la costruzione di un consenso sul web utilizza strumenti visibili e accessibili, ma anche mezzi nascosti e disponibili a pochi. Dietro all’illusione di una sfera comunicativa aperta, senza controlli, dove i cittadini possono pienamente godere della libertà, c’è comunque la nascita di una nuova propaganda politica che passa anche tramite fake account e facili strumentalizzazioni. Ecco come i leader costruiscono il proprio consenso digitale ed ecco come il populismo ha imparato a gestire il popolo del web. Una rivoluzione che ha una connotazione sociale, prima ancora che politica. Ne hanno discusso oggi al Festival dell’Economia Mauro Cal

La guerra del debito, come ridurlo senza ammazzare l’economia

Tutti d’accordo sulla necessità di ridurre il debito pubblico italiano, che è pari al 133% del PIL. Ma quali ricette adottare? Ne hanno parlato al Festival, in un confronto a tre, il viceministro all’economia Laura Castelli, l’ex ministro Pier Carlo Padon e l’economista Giampaolo Galli. Studiando i Paesi che negli ultimi 75 anni sono riusciti a ridurre il debito – ha detto Cottarelli possiamo dire che il sistema più virtuoso è quello del cosiddetto “aggiustamento ortodosso” che è riuscito solamente ad una decina di Paesi, ad esempio Nuova Zelanda e Belgio. Si tratta in sostanza di fare le “formichine” aumentando l’avanzo primario, senza ovviamente ammazzare l’economia. Per arrivare a questo obiettivo l’avanzo primario dovrebbe essere superiore al 3%, mentre in Italia attualmente è pari circa al 1,6%. Non ci sono casi – ha aggiunto – di Paesi che abbiano ridotto il debito facendo più deficit

Le nuove frontiere e le nuove sfide della cooperazione internazionale

In un mondo in rapido cambiamento, anche finalità e strumenti della cooperazione internazionale devono attualizzarsi. Le sfide attuali riguardano, democrazia locale, cooperazione decentrata di comunità, informazione consapevole e sviluppo sostenibile. Se ne è dibattuto questo pomeriggio a Palazzo Calepini, sede della Fondazione Caritro, in un evento a cura dell’Associazione Trentino con i Balcani. Hanno partecipato all’evento, coordinato da Maurizio Camin, direttore dell’Associazione, Antonella Valmorbida, segretario generale Associazione Europea per la Democrazia Locale (ALDA), Mario Raffaelli, presidente del Centro per la Cooperazione Internazionale nonché di African Medical and Research Foundation (AMREF) Italia, e Raffaele Crocco, giornalista di Rai3 e direttore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti.

“Autonomia significa assunzione di responsabilità e buona amministrazione”

“Il decentramento di poteri e competenze dallo Stato centrale alle Regioni passa innanzitutto attraverso l’assunzione di responsabilità nella gestione della cosa pubblica. Così come la concessione dell’autonomia a Regioni oggi a statuto ordinario deve passare attraverso la verifica della capacità delle stesse Regioni di saper amministrare al meglio le risorse attuali”. C’è piena sintonia tra i relatori della conferenza sul decentramento, organizzata oggi al Festival dell’Economia di Trento. Del tema ne hanno discusso Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna; Fernando Freire De Sousa, presidente della Commissione regionale di Coordinamento e sviluppo del Portogallo del Nord; e Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento. Su un altro concetto importante c’è stata unità di visione: l’autonoma è un’opportunità concreta per favorire lo sviluppo dei territori.

L’aspirazione come fattore fondamentale del successo, ma influenzata dal contesto socio-politico

Attraverso gli studi condotti tra gli studenti di legge americani e in un particolare contesto di stravolgimento politico come fu la Riunificazione tedesca, la professoressa del Dipartimento di Economia di Sciences Po, Ghazala Azmat, chiarisce il ruolo delle aspirazioni nel successo. “Il 60% delle donne che dichiara di volere fortemente un obiettivo, lo raggiunge, e occupa ruoli di prestigio nella carriera forense. La caduta del Muro di Berlino, poi, ci rivela chiaramente come il cambiamento del contesto, comporti nuove ambizioni”.

Il Rotary Club Trento e il progetto per sconfiggere la poliomielite

Alla Sala conferenze della Fondazione Bruno Kessler Il Rotary Club Trento, con il presidente della sezione di Trento, Massimo Fedrizzi, ha spiegato in cosa consiste il progetto “End Polio Now” per l’eradicazione della grave malattia infettiva. In Italia la malattia è stata debellata con la diffusione dei vaccini, a partire dagli anni 60. Nel mondo, però, ci sono ancora diversi paesi dove essa è presente.

Il populismo: un’ideologia che sta facendo mutare il quadro politico europeo

Il termine “populismo” è diventato negli ultimi anni uno dei più rilevanti nel dibattito politico, certo, ma anche in quello comune dei cittadini. Sul suo significato e sulle sue radici fanno luce Andrea Boitan e Rony Hamaui nel libro “Scusi Prof. Cos’è il populismo?”, uscito per i tipi di Vita e Pensiero, presentato questo pomeriggio al Festival in un incontro coordinato da Tonia Mastrobuoni giornalista de “la Repubblica” e che ha visto la presenza degli autori insieme al giornalista politico Fabio Martini e ad Alberto Martinelli docente di Scienza politica e Sociologia all’Università degli Studi di Milano. Un volume che attraverso un dialogo socratico fra una professoressa e uno studente universitario, cerca di circoscrivere un fenomeno che si rivela sfuggente e non certo di facile definizione.

Il cibo è cultura: non ha confini

Dalla dispensa di casa alla rete globale, tra passato e presente, in una rivisitazione creativa continua. Perché il cibo è, per definizione, relazione e scambio. Con questi ingredienti Massimo Montanari, professore di Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna, e Giovanna Degli Avancini, presidente regionale FAI Trentino (Fondo ambiente italiano), si sono confrontati oggi con Giovanna A. Massari (Università di Trento) e Alessandro Luigini (Università di Bolzano) nell’incontro “L’identità dell’Euregio in cucina” al Palazzo di Economia.

Nuove generazioni, agire sempre più responsabilmente

L’ex ministro e attuale presidente Asvis Enrico Giovannini, dialoga con i giovani nell’ambito di «Otium: l’urlo dei giovani» la festa di fine anno scolastico organizzata al Muse di Trento. Un evento, realizzato in collaborazione con il Museo delle Scienze e il Comune di Trento, nato per offrire ai giovani una possibilità di partecipazione attiva e culturale e un momento di riflessione su come le nuove generazioni siano chiamate ad agire sempre più responsabilmente. Due giovani in rappresentanza degli studenti presenti raccontano all’ex ministro la loro esperienza, ma soprattutto espongono aspettative, timori ed interrogativi per quanto riguarda il mondo del lavoro.

Premiati i vincitori del Concorso EconoMia

Al Festival dell’Economia di Trento oggi è tornato anche il concorso EconoMia: a Palazzo Calepini, sala Fondazione Caritro, i venti giovani vincitori sono stati premiati dal direttore scientifico del Festival, Tito Boeri.
Si tratta di 8 studenti della Lombardia, 3 della Puglia, 2 di Campania, Piemonte e Veneto, 1 di Sicilia, Emilia-Romagna e Friuli. Per indirizzo scolastico 8 sono degli ITE, 6 dei Licei Scientifici, 4 del Liceo Economico Sociale/ Liceo delle Scienze Umane, 2 del Liceo Classico. 14 sono i maschi e 6 le femmine; 7 appartengono a classi IV^ e 13 alle V^.
A loro in premio l’ospitalità a Trento nelle giornate del Festival, un assegno di 200 euro a testa, oltre a un ulteriore premio da parte del Ministero e la possibilità di essere inseriti nell’Albo nazionale delle eccellenze. Il concorso EconoMia rientra infatti anche per il triennio 2018-21 tra le competizioni del Programma nazionale per la valorizzazione delle eccellenze del MIUR.

Il sentiero, stretto, delle riforme

“Un sentiero, per definizione, porta verso una posizione migliore, ma per arrivarci bisogna impegnarsi e stare attenti ai precipizi perché la via è stretta”. Così l’ex ministro Pier Carlo Padoan ha spiegato al Festival dell’Economia il senso del suo libro, una conversazione con Dino Piesole dal titolo “Il sentiero stretto…E oltre”, sullo stato e sulle prospettive dell’economia italiana, alla luce delle decisioni di politica economica assunte dall’attuale Governo, passando per la revisione della riforma Fornero e all’esperienza vissuta all’interno del Governo Renzi.

I dolori del giovane euro tra debito pubblico e nazionalismi

Aiuto pubblico o spazio solo all’iniziativa dei privati? Il fiscal compact è servito o ha ulteriormente tarpato le ali all’economia continentale? E ancora: che strada deve prendere l’euro per rafforzarsi infondendo così maggiore fiducia ai cittadini? Tutti temi estremamente centrali e attuali soprattutto in un periodo storico come quello attuale che vede il ritorno prepotente di forti nazionalismi. Di questo si è discusso oggi pomeriggio nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza

Un portale open data sul Bilancio dello Stato per informazioni fruibili e condivise

Una mole incredibile di dati che la Ragioneria Generale dello Stato acquisisce nei suoi compiti istituzionali e che era preclusa al grande pubblico, adesso è patrimonio fruibile da tutti, grazie al portale OpenBDAP che vuole diffondere non solo dati, ma anche concetti tecnici e metodiche che il grande pubblico difficilmente padroneggia. Come il tema abbia a che fare con il Festival dell’Economia lo ha spiegato Enrico Giovannini, presidente di Asvis (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), alla platea della sala Filarmonica dove è stato appunto illustrato il progetto dai suoi ideatori e realizzatori, con il coordinamento di Pino Donghi. “Il tema di questo incontro ha a che fare con la democrazia. La democrazia è un mercato in senso economico”, ha detto Giovannini, “ci sono cittadini che chiedono soluzioni e politici che devono dare risposte, ma i cittadini hanno un’asimmetria informativa, non sanno se i

La democrazia a rischio

Come muoiono le democrazie? Lentamente. Cedendo spicchi di autorevolezza e con la complicità di testimoni indifferenti, i cittadini. Nella terza giornata del Festival dell’Economia Daniel Ziblatt, docente di scienze politiche ad Harvard e Sergio Fabbrini, politologo della Luiss, hanno conversato su «La democrazia a rischio». Partendo da Trump per arrivare all’Italia, passando per l’Ungheria di Orbán. Per Sergio Fabbrini, che ha insegnato a lungo a Trento, «la democrazie esiste finché c’è un rapporto di rispetto con la verità». Da Oltreoceano, in videocollegamento, Ziblatt è convinto che Trump possa rivincere le elezioni nel 2020 e che l’anticorpo migliore alle derive autoritarie sia rappresentato dalla struttura federale americana. Il cambiamento geopolitico, con l’ascesa della Cina può indebolire le democrazie, ma solo se c’è già una vulnerabilità interna. «Se i conservatori europei si “orba

L’utopia realista del reddito di base

Abbiamo bisogno di un’utopia alternativa, ma realista, che risponda con proposte alternative ma sostenibili alla paura, all’angoscia e al bisogno di sicurezza socio-economica di oggi. Per Philippe Van Parijs, professore all’Università di Lovanio, fondatore della Basic Income Earth Network (BIEN), il reddito di base è la risposta al populismo nazionalista e nativista. Per reddito di base, il filosofo belga intende un reddito versato da una comunità politica a tutti i suoi membri su base individuale, senza controllo delle risorse né esigenza di contropartite con l’obiettivo di ottenere una società più giusta.

Competizione fra religioni, è il tempo delle organizzazioni “corporarizzate” e “brandizzate”

Il giornalista Pietro Veronese introduce l’economista Paul Seabright sul tema “La competizione fra religioni”. La relazione illustra, in sintesi, come gli individui si rivolgono a due grandi religioni: il Cristianesimo e l’Islamismo. Per la sua analisi, Seabright prende in considerazione un lasso temporale che va dagli anni ’50 al 2015. C’è una forte connessione tra crescita demografica e sviluppo delle religioni. Attualmente entrambe le religioni stanno avanzando, il proselitismo pacifico ha sostituito la lotta violenta tra religioni e la grande storia del Ventesimo secolo ha portato a religioni “corporarizzate” e “brandizzate”. In queste nuove organizzazioni religiose, non si chiede ai fedeli solamente di aderire ad una chiesa, ma anche un impegno più forte, un coinvolgimento nelle attività religiose più di quanto accadeva nel passato. Siamo di fronte ad una nuova economia delle religioni per la quale Tutto dipende dalla fiducia. Le organizzazioni religiose inoltre, inducono gli adepti a fare sacrifici per la loro comunità religiosa e quindi portano ad una fidelizzazione ancora più forte. Non si tratta solamente di clubs che forniscono servizi esclusivi con una alta qualità, queste organizzazioni sono piattaforme, cioè mettono i membri a contatto gli uni con gli altri, sono chiese che interagiscono con le varie persone, rendendo una percezione di estrema affidabilità.

“L’umanitario è la risposta concreta ai fallimenti della politica“

Sono circa settanta milioni i profughi, gli sfollati e i rifugiati presenti in tutto il mondo. L’ 85 percento di questi è ospitata in Paesi poveri o comunque in difficoltà, si tratta della crisi umanitaria più grande dopo la fine della seconda guerra mondiale. In una Sala Depero gremita in ogni ordine di posto ne ha parlato Filippo Grandi da due anni e mezzo Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR)

Nazionalismo, populismo e sovranismo in salsa sudamericana

La spinta autoritaria – e ciò che comporta – è un fenomeno globale e il continente sudamericano non sfugge a questa tendenza, che però applica con modalità tutte proprie. Anche in Sudamerica si esalta il “Pueblo”, dai tempi di Simon Bolivar fino a giungere all’attualità di Nicolàs Maduro e la figura di riferimento è il cosiddetto “caudillo”, ossia il leader carismatico. Chi meglio di Enrique Krauze, storico e saggista messicano, grande esperto in materia di America Latina, è in grado di spiegarci come funzionano i regimi totalitari in quella parte del mondo? Se ne è discusso questo pomeriggio al Castel del Buon Consiglio, con Krauze in videoconferenza da Mexico DF e la moderazione in sala di Francesco D’Ayala, giornalista di Radio1.

Geografia economica dell’Europa sovranista: una mappa dei populismi e delle loro radici

Il populismo è un fenomeno tanto complesso, quanto radicato su schemi sempre uguali, che si ripetono di Stato in Stato. Gianmarco Ottaviano, professore di Economia politica all’Università Bocconi, nel suo libro edito da Laterza, ne racconta i fondamenti. “Dalla perdita del lavoro, alle politiche di austerity, all’immobilismo sociale, queste sono le ragioni che spingono a votare partiti populisti o nazionalisti”. A riconfermarlo, nel dialogo con l’autore, anche Colin Crouch: “E’ un fenomeno che risponde alle esigenze di chi è stato lasciato indietro”.

La globalizzazione e le economie locali

“La globalizzazione viene spesso intesa come un unico fenomeno, ma in realtà si declina in modi molto diversi nelle varie realtà locali. È quindi più corretto affermare che esistono più globalizzazioni”, ha detto con chiarezza la relatrice Lucia Tajoli, nell’incontro che ha tenuto a palazzo Calepini assieme a Anna Giunta e Alessandra Venturini, moderato da Roberta Rabellotti. Globalizzazione ed economie locali si intrecciano fra di loro, e danno di volta in volta risultati diversi a seconda delle situazioni.

Democrazia liberale o dittatura della maggioranza?

Una conversazione a tratti informale. Una narrazione autentica e quasi confidenziale. John Bercow, speaker della Camera dei Comuni, ha svelato al pubblico del Festival dell’Economia atmosfere, mediazioni, protocolli e anche qualche retroscena privato sulla gestione della Camera parlamentare più antica dell’Europa moderna. Un’istituzione, quella britannica, che affonda le proprie radici nel XIII secolo. A stimolare Bercow, al quarto mandato (cosa piuttosto inedita) le domande di Enrico Franceschini, giornalista di Repubblica da anni a Londra, e di Tim Hames, ex vicedirettore del Times. Dalla gestione della Brexit, che per Bercow deve restare in capo al parlamento, nonostante i tempi lunghi, al suo modo di riportare l’ordine in aula, al privato, visto che lo speaker abita con la propria famiglia a Westminster. «La democrazia liberale è in crisi? Non arriverei a dire tanto – ha detto Bercow – quanto piuttosto c

«L’insulto» riapre le ferite della guerra civile libanese

La rassegna CINECONOMIA, che si è soffermata con una proposta artistica di qualità sulle tematiche che caratterizzano il 14° Festival, si è conclusa ieri sera al Cinema Modena con la proiezione del film «L’insulto» del regista e sceneggiatore libanese Ziad Doueiri, candidato nel 2018 all’Oscar quale miglior film straniero e premiato al Festival di Venezia. La produzione che fa riferimento a ben cinque realtà nazionali (Libano, Francia, USA, Belgio e Cipro) mette in primo piano il problema dei nazionalismi esasperati, raccontando come un banale litigio possa trasformarsi in un regolamento di conti tra nazioni, culture e religioni diverse.

La sfida della sovranità: gestire gli squilibri

La sovranità appartiene al popolo. Le istituzioni, attraverso le élite, da sempre la tutelano e la trasmettono. La sovranità nazionale esiste in ogni Paese ma occorre trovare tra Stati un modo per convivere, perché la globalizzazione rende impossibile l’autarchia e l’isolamento. L’Europa ci ha dato pace e una certa prosperità. Ciò che non ha funzionato è la distribuzione di queste risorse, che non è equa e omogenea. La “Grande divergenza” interna agli Stati e all’Unione europea determina un forte mutamento degli equilibri anche a livello di scelte politiche. L’analisi dell’economista Gianmarco Ottaviano parte dalle radici storiche del concetto di sovranità per leggere le tensioni commerciali e politiche di oggi

La geografia del malcontento, come diffondere equamente prosperità e opportunità?

Quali politiche mettono in atto i paesi per contrastare lo squilibrio economico tra regioni che minaccia il progresso economico, la coesione sociale e la stabilità politica in Europa? Come si possono diffondere equamente prosperità e opportunità? Ne hanno parlato Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il Parlamento e per la democrazia diretta, Fernando Freire De Sousa, presidente della Commissione regionale di coordinamento e sviluppo del Portogallo del nord, Peter Kurz, sindaco di Mannheim in Germania e Jim O’Neill, economista, già ministro del tesoro del Regno Unito. Il confronto è stato introdotto da Joaquim Oliveira Martins, vicedirettore del Centro per l’Imprenditorialità, PMI, Regioni e Città dell’OCSE che ha spiegato che è nel Regno Unito che è nata l’idea di analizzare questi temi, dove, dopo il referendum sulla Brexit, si è notata una polarizzazione del voto in favore dell’uscita dall’Eu

L’incomprensibile pensiero economico

Un viaggio nella mente umana per cercare di capire come funziona la comprensione nei confronti delle materie economiche. David Leiser, professore di Psicologia economica all’Università Ben Gurion, Negev, Israele, ha catturato l’interesse di palazzo Geremia con un’accattivante presentazione dei suoi studi focalizzati sul modo in cui i profani capiscono le questioni più complesse, ovvero, come ha riassunto Paolo Mantovan, direttore de “Il Trentino”, la cosiddetta fenomenologia della pancia.

Il fallimento della sinistra secondo Federico Rampini

Federico Rampini è una vecchia conoscenza del Festival e non ne ha mai persa un’edizione. Questa volta l’editorialista di Repubblica, anche docente in varie università e autore di libri sempre molto apprezzati dal pubblico, ha affrontato un tema che può essere considerato un po’ l’altra faccia del populismo: il fallimento della sinistra. Una critica a tutto campo alle idee della cosiddetta “sinistra radical-chic”, quella di Rampini, concentratasi soprattutto sul tema dell’immigrazione, dipinta superficialmente come una risorsa e una ricchezza, quando già Marx nell’800, analizzando la grande migrazione dall’Irlanda, ne aveva messo in luce gli effetti negativi sulle classi popolari dei paesi di accoglienza, in particolare l’abbassamento dei salari causato dal’arrivo di ingenti quantità di manodopera a basso costo. Da Rampini inoltre una rivisitazione del concetto di nazione, che non va buttato alle ortiche p

Il terzo pilastro: la comunità dimenticata tra stato e mercati

Ha funzionato bene per oltre 60 anni, portando prosperità e benessere, ma oggi il capitalismo vive la transizione più difficile. A metterlo in crisi sono stati lo strapotere dello stato e del mercato rispetto alla comunità, spesso dimenticata. Ex capo economista del Fondo monetario internazionale ed ex governatore della Banca centrale indiana, Raghuram Rajan, ha portato al Festival il suo ultimo libro “Il terzo pilastro” e la sua ricetta per riequilibrare i tre pilastri che garantiscono il buon funzionamento della società: stato, mercato e comunità.
Negli ultimi anni stato e mercato si sono sviluppati in modo abnorme a discapito della comunità (con connotati e conseguenze diverse). Le comunità hanno sofferto profondamente le crisi e le forze destabilizzanti come la rivoluzione tecnologica e la concorrenza commerciale globale. La chiave per uscire dalla crisi può essere un “localismo inclusivo” capace di riequilibrare i poteri.

Nuove forme di rappresentanza: città a confronto

La città è il luogo in cui si ritrovano in maniera emblematica le caratteristiche, le trasformazioni e le tensioni che interessano la politica contemporanea: nuove forme di democrazia locale e di partecipazione politica, tipi diversi di azione pubblica e di trasformazione delle istituzioni politiche e della governance, disarticolazione e ri-articolazione spaziale della rappresentanza politica e degli interessi sociali, ruolo dei movimenti e dei partiti e leadership. Al di là della politica, l’amministrazione pubblica ha il compito fondamentale di mantenere l’unitarietà dello sforzo che vede contrapposte da una parte la spinta verso la globalizzazione, dall’altra una vera e propria crisi della rappresentanza cittadina. Città virtuose come Trento, Bergamo e Parma (rispettivamente al 4°, 5° e 8° posto nella classifica delle città italiane) si sono raccontate al Festival dell’Economia per mano dei loro dire

Il futuro dell’umanità nell’Agenda 2030, dal Festival auspici per forti connessioni europee

Il futuro del pianeta non può prescindere da una prospettiva sostenibile e l’auspicio è che nelle agende della politica italiana ed europea questo tema sia sempre più presente affinché le decisioni possano confluire in sinergie operative ed efficaci. Anche di questo si è parlato al Festival dell’Economia, al MuSe, con il presidente di ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), Enrico Giovannini, il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Mario Tonina e il direttore del MuSe, Michele Lanziger. Giovannini ha annunciato che a breve, a Palazzo Chigi, sarà istituita la cabina di regia sullo sviluppo sostenibile, ha lodato il Trentino per essere il I° territorio italiano ad aver già aperto e promosso un sito dedicato a cui sta lavorando il team Trentino Agenda 2030

I corpi intermedi: una marcia in più per lo sviluppo del territorio

Mai come in questo momento il ruolo dei ‘corpi intermedi’ assume una valenza che va oltre a quella meramente economica, e incrocia una finalità sempre più sociale e politica. Ancora molto lontani dall’essere superati da una visione fin troppo schematica ed elementare della dialettica democratica, i corpi intermedi che per antonomasia sono rappresentativi di diritti, interessi e portatori di capacità, intelligenze e spirito innovativo, rappresentano la marcia in più per sostenere il territorio, in un particolare momento di crisi e di senso di confusione. Un dibattito a più voci al Festival dell’Economia sul ruolo dei corpi intermedi e sulla loro evoluzione, condotto dal giornalista Alberto Faustini. Protagonisti il sociologo Nadio Delai, Fausto Manzana presidente di Confindustria Trento e Gianni Bort, presidente di Confcommercio.

Il paradosso della Libia nel caos

Un Paese che era ricco grazie al petrolio oggi vive un drammatico stallo nella totale assenza di istituzioni stabili. Prima della caduta di Gheddafi la Libia ospitava 1,5 milioni di migranti economici su 5 milioni di abitanti. Allo scoppio della rivoluzione parte di quei migranti sono tornati a casa. Gli altri che sono rimasti incastrati in un Paese in guerra civile hanno diritto a protezione internazionale. «Contrapporre la retorica della vittima sui migranti alla retorica dell’invasione è un errore. Entrambe le visioni sono figlie di una banalizzazione». Questo il messaggio lanciato da Francesca Mannocchi, giornalista de “l’Espresso” nel suo libro “Io Khaled vendo uomini e sono innocente” edito da Einaudi. Tra carnefice e vittima, la voce di un trafficante di uomini in un Paese nel caos

La grande recessione del 2008 e l’illusione della piena occupazione

Il mondo del lavoro ha subito un radicale cambiamento dopo la grande crisi del 2008: una rottura degli schemi che né le Banche Centrali dei Paesi Occidentali, né la maggior parte dei politici pare ancora saper cogliere nelle sue reali ripercussioni. E’ questo il cuore dell’analisi di David G. Blanchflower, ex Senior Fellow del Peterson Institute for International Economics, fatta questa mattina al Festival, ed introdotta da Luca De Biase direttore di “Nova”, supplemento de “Il Sole 24 Ore”. Il mondo vorrebbe “buoni lavori”, scrive Blanchflower nel suo nuovo libro “Not Working. Where Have All the Good Jobs Gone?”, appena uscito per la Princeton University Press, ma questi, soprattutto per i giovani e per chi ha un basso livello d’istruzione, sono quasi scomparsi trasformandosi in lavori malpagati che non fanno altro che generare ansia e un alto malcontento sociale.

Welfare, populismi e crisi della classe media

Welfare inadeguato, crisi della classe media, populismo sono strettamente legati. Su scala mondiale. Le radici culturali ed economiche del populismo finiscono anche nell’urna elettorale. Un panel qualificato di esperti ha affrontato, nella sala della Fondazione Kessler a Trento, nell’ultima mattinata del Festival, proprio il tema «Welfare, populismo e crisi della classe media». Perché le sfide poste dalla globalizzazione alla classe media sono pesanti: perdita di potere d’acquisto, superamento delle competenze professionali, incertezza sul futuro, marginalizzazione, rancore. Anche in Italia, hanno detto i relatori, negli ultimi vent’anni si è spento il sogno concreto della classe media di avere una casa di proprietà, di mandare all’università i figli senza troppi sacrifici economici e di vedere per loro un futuro migliore del proprio. Ecco perché gli scienziati sociali, politici e gli economisti hanno sost

Riscaldamento globale, il tempo è scaduto

L’uomo ha dieci anni di tempo per evitare che gas serra e carbonio formino una coperta talmente spessa da portare la temperatura del globo oltre il limite, il punto di non ritorno, fissato nell’aumento di 2 gradi centigradi della temperatura media. La dead line è indicata da Servaas Storm, economista olandese che da tempo si occupa di cambiamenti strutturali e cambiamenti climatici, intervenuto oggi al Festival dell’economia di Trento nell’ambito dell’Inet lecture. L’economista indica la strada da seguire: tassazione sulle maggiore imprese mondiali che contribuiscono alle emissioni di carbonio nell’atmosfera; politiche strutturali in grado di garantire i fondi necessari per investimenti molto costosi e, al contempo, creare nuovi ammortizzatori sociali per coloro che, in questi cambiamenti, saranno chiamati a pagare il prezzo più alto, in termini sociali ed economici.

Le priorità per Visco: capacità di crescita, fiducia e visione di medio periodo

La visione che Ignazio Visco ha del nostro Paese non si può definire rosea, ma il dialogo portato avanti oggi nella gremita sala della Filarmonica tra il governatore della Banca d’Italia e i giornalisti Ferruccio De Bortoli e Valentina Romei apre spiragli e prospettive di ripresa, purché si consolidi in tutti la consapevolezza che c’è molto da fare. E la direzione la traccia lo stesso Visco: l’Italia è un Paese che cresce meno degli altri e non ha capacità di investire in capitale fisico, nelle persone e nelle imprese, ma va dato un messaggio in prospettiva. Abbiamo reagito troppo lentamente all’apertura dei mercati, alla globalizzazione, al cambiamento tecnologico, mentre in altri Paesi, ad esempio la Germania, il settore manifatturiero ha saputo rispondere in fretta alle esigenze del mercato globale. Il mondo digitalizzato di oggi è molto diverso da quello di prima, ma il problema va affrontato in modo poli Su questo Visco è molto chiaro: la credibilità della politica non è soltanto il rispetto degli impegni presi ma, richiamando Padoa-Schioppa, è necessario avere una “veduta lunga”, sentire il dovere di dare risultati soddisfacenti. “Abbiamo tutti bisogno di una forte campagna di educazione e di agire per non compromettere una traiettoria da seguire” precisa il governatore della Banca d’Italia, “Il debito ci impedisce di prendere iniziative di investimenti e la volatilità dell’Italia si riflette su tutti: famiglie, imprese, banche”.

La sopravvivenza degli esperti dipende dalla loro umiltà

Il destino degli esperti nel XXI secolo dipende in gran parte anche dalla loro capacità di essere umili e imparziali. Lo ha detto Michael Spence, premio Nobel per l’economia nel 2001, nel suo dialogo con Robert Johnson, direttore esecutivo dell’Institut for new economic thinking (Inet). Nella sua relazione “Pensieri sull’expertise e la governance”, l’economista americano ha spiegato che la conoscenza è diventata vulnerabile perché, come accade sui social, il pubblico non sa distinguere tra un esperto e una persona di parte mascherata da esperto. Inoltre, oggi c’è del capitale politico nel discreditare gli studiosi, un capitale politico che proviene dai fallimenti del passato nell’inclusività.

Dove finisce l’Europa?

La parola ircocervo deriva dal latino hircocervus, ovvero da hircus e cervus, e designa un animale mitologico per metà caprone e per metà cervo. Partendo da questa suggestione riferita ad un’Unione Europea ancora non definita nella sua natura, che produce tensioni fra i cittadini e divergenze economiche fra i paesi membri, si è sviluppato al Festival un dibattito sul futuro dell’Europa che ha visto protagonisti il segretario della Cgil Maurizio Landini, il politologi Sergio Fabbrini e Simona Piattoni, l’economista Lucrezia Reichlin e lo studioso di scienze sociali Alberto Martinelli.

Reddito di cittadinanza e regole europee

Tommaso Monacelli, economista della Bocconi, e Pasquale Tridico, docente a Roma 3, attuale presidente dell’Inps, e principale ideatore del reddito di cittadinanza, con il coordinamento del giornalista Dario Laruffa, vecchia conoscenza del Festival, hanno dibattuto un tema naturalmente molto attuale. Il reddito di cittadinanza è infatti uno strumento nuovo in Italia, per il suo essere da un lato un sostegno alla povertà, dall’altro uno strumento propedeutico all’accesso al mondo del lavoro. I “famosi” 780 euro al mese, il tetto massimo fissato per per un singolo, può essere considerato un disincentivo al lavoro? E quali sono gli effetti del reddito sul pil potenziale, e a cascata sulle politiche che l’Italia può mettere in campo senza violare le regole Ue?.
Per Tridico il reddito di cittadinanza produce effetti positivi non solo nella lotta alla povertà ma anche sul fronte dell’incentivo al lavoro. Esso potrebbe produrre inoltre effetti positivi sulla crescita del reddito nazionale, se ci fosse da parte dell’Europa una diversa considerazione della situazione Italiana, misurata con indicatori come l’output gap. Questo già accade con il Fondo monetario internazionale; Se l’Italia potesse perseguire politiche anticicliche, potrebbe utilizzare maggiori risorse per fare investimenti.
Monacelli invece ritiene che così concepito il reddito di cittadinanza possa disincentivare la ricerca di lavoro, soprattutto per quanto riguarda lavori retribuiti con salari non distanti dal tetto dei 780 euro, perché dovendo scegliere fra reddito da lavoro e reddito di cittadinanza è facile che l’avente diritto opti per il secondo. Per quanto riguarda gli indicatori utilizzati, e validi per tutti i paesi europei,, al fine di fissare i tetti massimi di spesa pubblica, si tratta di un problema di difficile risoluzione. La strada eventualmente perseguibile dovrebbe essere non quella di chiedere una maggiore flessibilità nell’impiego degli indicatori ma utilizzare indicatori diversi.

I consumatori, il mercato unico europeo e il caso Brexit

Il mercato unico europeo è in continua evoluzione e richiede un costante adeguamento alle nuove esigenze emergenti, garantendo tutele uniformi e maggiori per tutti i consumatori del continente, che potranno acquistare prodotti e servizi confrontando le offerte di un numero sempre più elevato di operatori. Alla Sala Marangonerie del Castello del Buonconsiglio sono intervenuti Alice Rovati, Samantha Rose e Stefano Da Empoli.

L’alternativa cooperativa per rispondere alle grandi trasformazioni politiche, sociali ed economiche

Esiste una “terza via” per risolvere conflitti e rinsaldare la società, ed è l’alternativa proposta dal sistema cooperativo. Di fronte a populismi e sovranismi, sempre più spinti e alle diseguaglianze e frammentazioni sociali, il modello cooperativo può rispondere alle sfide in atto a livello sociale, politico ed economico. La terza via dunque c’è. Il modello di sviluppo alternativo e la governance inclusiva del sistema cooperativo possono rivelarsi motore di crescita e innovazione. Si tratta di un’opportunità reale e concreta, che consentirà di porre le basi per rivitalizzare e rinsaldare la società civile e l’intero assetto democratico.

Tutti i numeri del Festival dell’Economia 2019

Tanta voglia di partecipare, di capire, di confrontarsi, di discutere. Il Festival dell’Economia di Trento, anno dopo anno, conferma l’interesse del pubblico e dei media, portando alla ribalta temi di grande interesse, al centro del dibattito nazionale e mondiale, analizzati a 360 gradi e tenendo conto di tutte le opinioni. Ecco alcuni numeri sull’edizione di questo’anno.

Con Raghuram G. Rajan si chiude la 14^ edizione del Festival

Raghuram G. Rajan, già capo economista al Fondo monetario internazionale e governatore della Banca centrale indiana, attualmente docente all’Università di Chicago, chiude con Tito Boeri la 14^ edizione del Festival dell’Economia, dialogando al Teatro Sociale su Stato, mercato e comunità locali. Nei più di 100 incontri che l’hanno caratterizzato, tanti esperti hanno dato un quadro dei temi che hanno dato titolo all’edizione, discutendo dei possibili rimedi alle problematiche legate alla globalizzazione. Rajan va subito al punto: anche nei Paesi più sviluppati ci sono sacche prive di capacità di stare al passo con l’economia globale. Con la disgregazione sociale le comunità si deteriorano e il tessuto sociale si indebolisce. È dunque necessario passare da un’azione di tipo centralizzato ad una mirata a livello locale, che provenga dalla comunità. “Non c’è un pulsante da premere da Roma o Washington L’incontro termina con il saluto del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti: “Oggi si è dato un esempio di come il popolo apprezzi il Festival dell’Economia, che parla di tematiche apparentemente difficili da capire. Trento riconosce l’importanza di questo festival anche per la stessa comunità trentina e per l’immagine nazionale e internazionale che pone al centro questo territorio: è un orgoglio per la nostra comunità”. Quindi un accenno al titolo, “indovinato nella sua essenzialità economica e politica”. “Questa rassegna ha dimostrato con numeri ancora più importanti degli anni scorsi, che deve crescere il dibattito nell’ambito del pluralismo su tematiche da sciogliere e da capire” ha poi concluso il presidente Fugatti, ringraziando quanto hanno lavorato per l’organizzazione e la comunicazione del Festival e dando appuntamento alle prossime edizioni.

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