Lo stallo economico, lo stato reale dell’occupazione e le trappole statistiche, di Claudio Negro , Mercato del Lavoro News – n. 56

Mercato del Lavoro News – n. 56

Lo stallo economico, lo stato reale dell’occupazione e le trappole statistiche.

Volentieri prendiamo atto che i media (RAI in testa) hanno imparato a dare il giusto valore ai dati sull’occupazione. In particolare che in riferimento ai dati ISTAT relativi al mese di agosto la diminuzione del tasso di disoccupazione, che scende al 9,5% (-0,3%) si accompagna ad un aumento (+0,6%) degli inattivi, cioè delle persone che non lavorano e non cercano lavoro. Si tratta quindi di un effetto statistico: meno persone risultano non trovare lavoro perchè meno persone cercano lavoro.
Il numero degli occupati resta sostanzialmente invariato (23 mln 400.000) rispetto al mese precedente. Però aumenta sia in termini tendenziali, cioè rispetto ad un anno fa: + 140.000 occupati, cioè +0,6%, che rispetto al trimestre precedente: giugno-agosto su marzo-maggio evidenziano un +45.000 e +0,2% in termini percentuali.
Ma attenzione: proprio questi ultimi dati sono un campanello d’allarme. Dopo un anno e un ultimo trimestre di crescita, l’occupazione si è fermata! Certamente c’è di mezzo il mese di agosto, che è normalmente un po’ piatto sul piano delle assunzioni, ma se leggiamo questo dato congiunturale in relazione agli agosti passati vedremo che normalmente in questo mese il tasso di inattività aveva crescita zero. Stavolta invece il numero degli inattivi in agosto aumenta sensibilmente (+73.000 unità, pari a +0,6%). Dato che viene ad aggiungersi ad una lunga serie di rilevazioni mensili in cui il tasso di inattività era fisso e mai scalfito attorno al 34,3%, e ora supera di slancio il 34,5%. In altre parole: la ripresa, che per modesta che sia c’è stata, pare avere raggiunto il suo limite in termini occupazionali e non ha la forza di allargare la partecipazione al mercato del lavoro.
Particolarmente preoccupante che l’aumento del tasso di inattività sia sensibilmente più alto nella fascia più giovane (15-24 anni) pari a +1%, che giustifica un (clamoroso ma solo statistico) calo della disoccupazione del 1,3%.
Un’ultima osservazione: il dato stabile dell’occupazione complessiva è composto da un -0,6% di lavoratori autonomi e un +0,2% di dipendenti. Tra questi l’incremento (piccolo) è ugualmente ripartito tra contratti a tempo indeterminato e a termine (+0,2% per entrambi). Il che dimostra ancora una volta il modestissimo impatto del Decreto Dignità sulla qualità dell’occupazione.
( a cura di Claudio Negro)
Milano, 2 ottobre 2019

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