L’amaro addio di Raffaele Cantone all’Anac, 19 ottobre 2019

L’amaro addio di Cantone all’Anac
Tra il 2016 e il 2019 in Italia è stato scoperto un caso di corruzione alla settimana. Nello stesso periodo sono stati arrestati venti sindaci e quarantasette politici. I numeri sono stati illustrati da Raffaele Cantone, presidente uscente dell’Anac, che andrà a ricoprire un nuovo incarico all’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione. Cantone non ha nascosto amarezza: «La parola corruzione nell’ultimo periodo è quasi scomparsa dall’agenda. Invece da questo rapporto emergono dati in chiaroscuro». Poi ha spiegato: «Il 74% delle vicende ha riguardato l’assegnazione di appalti pubblici, a conferma della rilevanza del settore e degli interessi illeciti a esso legati per via dell’ingente volume economico. Il restante 26% è composto da procedure concorsuali, procedimenti amministrativi, concessioni edilizie, corruzione in atti giudiziari».
«Nell’Anac Cantone è entrato il 27 marzo 2014, quando l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi lo propose quale presidente, nomina poi confermata dalle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato all’unanimità. Da luglio 2014 a dicembre 2018, considerando tutti gli ambiti di propria competenza, l’Autorità ha aperto oltre 30.000 fascicoli istruttori, effettuando circa 200 verifiche ispettive» [Cimmarusti, Sole].

Alle mazzette di tangentopoli i corrotti di oggi preferiscono «un posto di lavoro, l’assunzione dell’amante, i buoni per la benzina, la ristrutturazione del terrazzo, un trasloco pagato, la tinteggiatura della casa, il pagamento della tassa sui rifiuti. Talvolta, ma questa non è esattamente una novità, prestazioni sessuali» [Tonacci, Rep.].

L’Italia detiene il record negativo di detenuti per corruzione ed evasione. Stando a un report del Consiglio d’Europa del 2018, i colletti bianchi detenuti in Italia per reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione sono 363, contro i 1.971 della Spagna, i 2.268 della Francia, i 6.511 della Germania, gli 11.091 della Gran Bretagna. Marco Travaglio: «Se il carcere non serve a combattere la corruzione e l’evasione, siamo il paese che le combatte meglio».

«“Vogliamo che non ci siano equivoci sulla nostra volontà di far finalmente passare il provvedimento sulle ‘manette agli evasori’, vogliamo che i nostri voti non si possano confondere nel segreto dell’urna con quelli degli avversari di queste norme, con quelli dei ‘franchi tiratori’ democristiani e con quelli dell’estrema destra: perciò ci asterremo dal voto» (Giorgio Napolitano, allora presidente del gruppo Pci alla Camera, presentò così, il 30 luglio 1982, l’appoggio al provvedimento del governo Spadolini, voluto dal ministro socialista delle Finanze, Rino Formica) [Cannavò, Fatto].

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