Mafia capitale: la Cassazione non ha riconosciuto l’aggravante mafiosa, 23 ottobre 2019

La Cassazione non ha riconosciuto l’aggravante mafiosa
A Roma non c’era la mafia. La Cassazione ha ribaltato senza rinvio la sentenza del cosiddetto processo “Mondo di mezzo”. Dopo una lunga camera di consiglio la corte non ha trovato l’aggravante dell’associazione mafiosa. Massimo Carminati, l’ex Nar condannato a 18 anni con il 41 bis, e Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative finito pure lui al 41 bis con una pena di 14 anni, erano solo due corruttori, a capo di due famiglie criminali. Già in primo grado il tribunale di Roma aveva respinto l’impostazione della procura guidata da Giuseppe Pignatone secondo la quale Carminati, Buzzi e gli imputati a loro più vicini agivano come una struttura mafiosa. Ora le pene dei due andranno ridiscusse come quella di Luca Gramazio, ex capogruppo di Forza Italia in Regione, unico politico con il 416 bis, condannato a 8 anni e 8 mesi. Stesso discorso per Franco Panzironi, ex ad di Ama che aveva avuto il concorso esterno (8 anni e 4 mesi). Confermate le condanne per i politici che anche in appello erano stati accusati di corruzione e turbativa d’asta. Tra loro Mirko Coratti, Pd, ex presidente del consiglio comunale capitolino, e Giordano Tredicine, ex consigliere comunale di FI. In tutto 14 le pene da ridefinire, 8 le condanne definitive. Esultano le famiglie. Esultano le difese: «I nostri amministratori non potranno dire che l’inefficienza della città è colpa di Mafia Capitale».
«Era il 2 dicembre 2014 e quel giorno esplodeva uno scandalo che avrebbe decapitato il Campidoglio: l’inchiesta Mafia Capitale portava alla ribalta un personaggio fin troppo noto alle cronache, Massimo Carminati, detto “er Cecato”, ex terrorista dei Nar, passato per l’eversione di destra e la Banda della Magliana. Un personaggio quasi mitologico nella Roma noir: a lui si ispira il “Nero” di Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo; sul grande schermo, era interpretato da Riccardo Scamarcio. Ebbene, quel giorno si scopriva che Carminati non era andato in disarmo, tutt’altro, e teneva le fila di traffici malavitosi, ma allo stesso tempo aveva rinsaldato i contatti con gli ex camerati del tempo che fu, intanto ripuliti e passati alla grisaglia con la Giunta di Gianni Alemanno. L’altro protagonista si chiamava Salvatore Buzzi, un ex compagno, finito in carcere per avere accoltellato un complice in rapine, che dietro le sbarre si era laureato e aveva cominciato a farsi notare come caso più unico che raro di chi in carcere si era trasformato. La sinistra credeva in lui; lui credeva nella sinistra. E così era nata la cooperativa «29 giugno», per celebrare la data di un convegno clamoroso che aveva organizzato a Rebibbia, da detenuto. Erano accusati, i due, di essere i capi di un’organizzazione di stampo mafiosa dedita alla corruzione. Per la procura non c’era contraddizione: la corruzione spianava la strada al business della cooperativa, lo stampo mafioso (ora negato dalla Cassazione) serviva dove le mazzette non bastavano» [Grignetti, Sta.].

«Era una fake news. Ma quanti danni ha creato, quanta vergogna ha prodotto, come è riuscita ad annichilire la coscienza personale e pubblica dei romani, e ad abbattere l’immagine di capitale d’Italia e di caput mundi, l’etichetta di Mafia Capitale. Mai brand ha distrutto di più, agli occhi di tutti, la reputazione di una città. Ora, al respiro di sollievo per aver scoperto che non eravamo ciò che ci avevano fatto credere di essere, si unisce la rabbia. Perché per quasi cinque anni abbiamo patito il grande disonore sulla base di una verità giudiziaria risultata sbagliata. Ci siamo accollati una vergogna immeritata» [Ajello, Mess.].

Brexit, il pacchetto passa, la tabella di marcia no. Ennesimo rinvio
Ennesima sconfitta per Boris Johnson. La sua Brexit al 31 ottobre sembra svanire. Ieri i deputati hanno approvato – 329 contro 299 – il pacchetto Brexit presentato dal governo salvo poi rifiutare – 308 contro 322 – la tabella di marcia proposta da Johnson: «Sono deluso dal voto per un altro rinvio. In un modo o nell’altro lasceremo l’Unione europea con il mio accordo». «Da oggi il testo sarà subissato di emendamenti, per esempio infilandovi un’unione doganale europea o un secondo referendum, che potrebbero stravolgerlo o affossarlo. Ora il premier aspetta di vedere se l’accordo uscirà indenne dalla Camera, per poi provare a negoziare perlomeno una mini estensione della scadenza con l’Europa, che intanto con il presidente del Consiglio europeo Tusk offre un rinvio di tre mesi, per completarne l’iter. Altrimenti, anche questo accordo sarà congelato, si andrà a elezioni incertissime e la Brexit lo sarà ancora di più. A meno che Johnson e gli altri brexiter non decidano di uscire con un No Deal il 31 ottobre. Pazzia epocale, visto l’accordo firmato con l’Ue. Ma a Downing Street qualcuno ci pensa» [Guerrera, Rep.].

Lascia un Commento se vuoi contribuire al contenuto della informazione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.