Morte della democrazia. L’ascesa di Hitler e il crollo della Repubblica di Weimar di Benjamin Carter Hett (Einaudi), 2019

Francesco Cundari su Il Foglio:

«Dalla Gran Bretagna della Brexit all’America di Donald Trump, passando per l’Europa dei populisti e dei sovranisti trionfanti, le società occidentali sono piene di persone serissime che lo dicono e lo scrivono, sempre più esplicitamente: il mondo di oggi somiglia ogni giorno di più a quello degli anni Trenta. Problemi, toni e argomenti del dibattito politico ricordano sempre più da vicino quella fase. A cominciare, va da sé, dalle conseguenze di quella crisi economica mondiale che non per nulla si è soliti definire come la più grave dai tempi della crisi del ’29. E, se l’integrazione europea è stata a lungo presentata come la risposta agli orrori della guerra e la prima garanzia che quel passato non sarebbe mai ritornato, la sua crisi attuale sembra dire proprio questo: che quella garanzia può venire a mancare da un momento all’altro. Che il passato si diverte spesso a ripresentarsi, e non necessariamente in forma di farsa. Che c’è sempre la possibilità di tornare indietro, anche dalla più moderna, evoluta, colta e raffinata delle democrazie. Perché, in fondo, è già successo. E la più moderna, evoluta, colta e raffinata democrazia occidentale in cui tutto questo è già successo aveva un nome preciso, che in questi ultimi tempi è tornato a riempire i titoli di giornale: Weimar. Non per caso, ad animare questo dibattito negli ultimi mesi, in America, è un libro di storia dedicato proprio alla crisi di Weimar e all’avvento del nazismo. Un libro in cui, naturalmente, non si parla della Brexit né di Trump, in cui Vladimir Putin o Viktor Orbán non sono mai nominati, e tantomeno si discute in alcun punto di crisi dell’Unione europea. Perché – lo ripetiamo – è un libro di storia, opera di un professore americano, Benjamin Carter Hett. […]
“Ci interroghiamo sull’avvento del nazismo da quella che riteniamo essere una grande distanza. Diamo per scontato che i tedeschi degli anni Trenta fossero completamente diversi da noi, e che l’esame dei loro errori non farà che confermare la nostra superiorità. È esattamente il contrario”, ha scritto nella sua recensione per il New York Times Timothy Snyder (autore a sua volta di un libro dalla tesi non dissimile: The Road to Unfreedom: Russia, Europe, America). “Pur non facendo paragoni tra la Germania di allora e gli Stati Uniti di oggi, in The Death of Democracy, il suo raffinatissimo saggio sulla fine della democrazia costituzionale in Germania, Benjamin Carter Hett fa a pezzi queste rassicuranti premesse”» (leggi qui).

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