In Italia cala ancora la natalità, Istat, novembre 2019

Il nostro paese fa sempre meno figli. Nel 2018 sono nati 439.747 bambini, oltre 18 mila in meno rispetto al 2017 (-4%) e quasi 140 mila in meno nel confronto con dieci anni fa.

Il dato emerge dal report dell’Istat sulla natalità e la fecondità della popolazione nel 2018. Quasi un figlio su tre (il 32,3%) è nato fuori dal matrimonio (era l’8,1% nel 1995 e il 19,6% nel 2008). È sempre più in calo il numero di figli per donna: sono in media 1,29 (1,32 nel 2017), accentuando la diminuzione in atto dal 2010, anno in cui si è registrato il massimo relativo di 1,46. Si torna agli stessi livelli di 15 anni fa. Al Nord il primato dei livelli di fecondità, soprattutto nelle Province di Bolzano e Trento (rispettivamente 1,72 e 1,45). Nel Mezzogiorno il valore si attesta a 1,26 (1,29 nel 2017) mentre al Centro è sceso da 1,27 a 1,23. A livello regionale, è la Sardegna la regione dove si fanno meno figli (1,02 per donna). L’età media in cui una donna partorisce è di 32 anni, in crescita di due anni rispetto al 1995.
«In tutto il mondo sviluppato i tassi di fecondità sono sotto il tasso di sostituzione di 2,1 figli per donna necessario a garantire la stabilità della popolazione. Ciò a cui si sta assistendo è una convergenza verso la cifra di 1,7 figli. Lyman Stone, economista americano esperto di questioni demografiche, nell’indicare questa tendenza ha parlato di un “new normal della natalità”, una specie di nuovo standard equiparabile alla “stagnazione secolare” dell’economia, concetto proposto dall’ex segretario al Tesoro Usa Larry Summers. E come le banche centrali sembrano avere le armi spuntate quando cercano di incidere sull’inflazione con la leva monetaria, anche i governi oggi paiono impotenti nel tentativo di contrastare il declino demografico e l’invecchiamento della società. Perché la società è cambiata e di Mario Draghi della natalità non se ne vedono all’orizzonte» [Calvi, Avvenire].

«Secondo gli italiani (Osservatorio Demos, 2007), la giovinezza dura fino a cinquant’anni. Mentre si accetta di essere vecchi solo oltre gli 80» [Diamanti, Rep.].

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