Coronavirus: vaccinarsi dalle notizie false, di Tommaso Canetta e Carlo Canepa |in Il podcast di Pagella Politica

 

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ALTRE INFORMAZIONI IN CORRIERE DELLA SERA:

Cosa vuole fare il governo per fermare il Coronavirus

di Bazzi, De Bac, Frignani, Gaggi, Guerzoni, Marrone, Orlando, Piccolillo, Polito, Sacchi, Sarzanini, Serra (a cura della redazione Digital)
Il bilancio dell’epidemia di coronavirus – aggiornato questa mattina, per noi, dal corrispondente da Pechino Guido Santevecchi – parla di 259 vittime, 11.791 malati accertati, oltre 100 mila persone sotto osservazione. Ma se l’epicentro resta lo Hubei – dove sono stati pianti tutti i decessi – anche in Italia l’allerta continua ad essere elevata, dopo la dichiarazione dello stato d’emergenza avvenuto ieri. Le persone tenute sotto osservazione nel nostro Paese restano però, per ora, poche decine (33), e le condizioni dei due pazienti cinesi che hanno contratto il virus, ricoverati all’ospedale Spallanzani, non sembrano preoccupanti. Ecco tutte le informazioni principali di oggi su questo tema: dalle ultime notizie alle domande su che cosa sia opportuno fare per difendersi dal virus. Sempre senza cedere al panico. Buona lettura.
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Stato di emergenza:
il piano anti virus

di Virginia Piccolillo

È «stato di emergenza nazionale» sul coronavirus. Per fronteggiare il rischio sanitario, il Consiglio dei ministri ieri ha decretato lo stop ai voli per e dalla Cina fino al 28 aprile. Resteranno aperti invece i porti, che dovranno applicare protocolli legati allo stato di emergenza che durerà sei mesi.

# Il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, è stato nominato commissario per l’emergenza virus. Potrà contare su uno stanziamento di fondi da cinque milioni di euro. «La situazione è sotto controllo», ha assicurato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. «Abbiamo gestito il virus come se fosse il colera», ha aggiunto il ministro della Salute Roberto Speranza.

# In un’ordinanza oggi verranno emanate le prime misure d’emergenza. Il piano prevede, oltre alla conferma dei protocolli sanitari emanati, un ponte aereo per rimpatriare gli italiani ancora in Cina: sarebbero circa 500. Parallelamente si valuta la possibilità di requisire hotel per ospitare i cinesi bloccati qui dallo stop ai voli. Misura che non è ancora stata presa in altri Paesi europei dove potrebbero transitare. Nessun provvedimento è stato preso finora per le merci provenienti dalla Cina.

# Allo Spallanzani di Roma restano «discrete» le condizioni dei due turisti cinesi, di 65 e 66 anni, che hanno contratto il coronavirus in patria e lo hanno portato in Italia, dove sono sbarcati il 23 gennaio (vedi sotto). Sono gli unici due casi di contagio accertati. Ma ci sono altri 12 cinesi ricoverati per sospetto coronavirus. E 20 pazienti sotto osservazione: 18 sono i compagni di viaggio cinesi dei turisti ammalati e gli altri due, italiani, sono l’autista del pullman e un operaio dell’hotel dove alloggiavano. Nove persone sono state visitate e dimesse. Sono stati individuati poi tre possibili contatti con la coppia risultata infetta, posti in osservazione domiciliare.

# Nella notte tra domani e lunedì verranno evacuati gli 80 italiani che si trovano ancora a Wuhan, città blindata da un cordone sanitario imposto dal governo cinese che vieta ai cittadini di uscire ed entrare. «Potranno rientrare con un volo militare a Pratica di Mare», ha detto ieri il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Il trasferimento poi seguirà le indicazioni dello Spallanzani. Dopo lo sbarco i passeggeri seguiranno un protocollo sanitario in una struttura idonea.

# L’ambasciata cinese a Roma protesta: «Non c’è motivo di avere una paura eccessiva», scrive il portavoce citando Oms ed esperti. Chiede quindi «ragionevolezza» per non «alimentare il panico» e di «tutelare i diritti legittimi dei cittadini e delle comunità cinesi presenti in Italia». Ieri era apparso a Roma in un bar un cartello che vietava l’ingresso ai cinesi.

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Vaccino, cura, diagnosi:
che armi abbiamo?

di Adriana Bazzi

Quali sono le prospettive di poter disporre, in tempi rapidi, di vaccini e farmaci per arginare questa infezione? (Risponde Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Milano e docente all’Humanitas University: qui il suo intervento sul Corriere di martedì).

«Al momento, la prima linea di difesa nei confronti di questa emergenza che sta diventando globale, è la diagnostica: cioè la possibilità di intercettare l’infezione in tempi rapidi con test a basso costo. E di conseguenza la possibilità di mettere in atto tutte le misure di contenimento disponibili per consentire l’isolamento dei malati infetti e impedire il contagio. È quello che sta avvenendo nel nostro Paese e in tutto il mondo Occidentale, che si può ritenere abbastanza al sicuro».

# Che succede nei Paesi che non hanno un sistema sanitario efficiente?

«La vera preoccupazione riguarda, appunto, le aree povere, l’Africa innanzitutto, dove la mancanza di infrastrutture sanitarie è una seria minaccia al diffondersi su larga scala dell’infezione (ricordiamo: i tassi di mortalità da coronavirus non sono alti, ma se il numero di persone infettate è grande, le morti saranno in proporzione, ndr)».

# Potenziali farmaci e vaccini: cosa ci possiamo aspettare dalla ricerca?

«Ci sono antivirali utilizzati in infezioni da altri virus con successo, ma occorre tempo per testarli anche sul nuovo Coronavirus (che si definisce, in sigla, 2019-nCoV, oppure Coronavirus di Wuhan, la città della Cina dove è comparso, ndr) . E c’è un problema: non esiste un modello animale su cui valutarli, perché il topolino non ha quei recettori attraverso i quali il virus si attacca alle cellule polmonari e provoca, poi, polmonite».

# È possibile mettere a punto un vaccino in pochi mesi?

«È improbabile, anzi impossibile perché costruire un vaccino richiede molto tempo e molta ricerca».

# Quanto durerà questa situazione, quando questa infezione si esaurirà ed è ragionevole contare, nel frattempo, su nuovi farmaci e vaccini?

«Nessuno può predirlo» (qui l’intervista completa).

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«Noi primi in Europa
a fermare i voli dalla Cina»

di Monica Guerzoni

# Ministro Roberto Speranza, il coronavirus fa paura?

«La situazione è sotto controllo. Abbiamo il più alto livello di attenzione e prevenzione in Europa. Già dopo il 23 gennaio, quando l’Organizzazione mondiale della sanità ha deciso di non proclamare l’emergenza globale, noi abbiamo costruito risposte che la stessa Oms ha giudicato di massima sorveglianza».

# Poi però l’Oms ha alzato il livello di allerta, dichiarando l’emergenza globale.

«E noi lo abbiamo innalzato ancora, proclamando la stato di emergenza come già nel 2003 per l’infezione Sars. Si tratta di una misura precauzionale, che in caso di bisogno consente l’utilizzo più veloce di uomini, mezzi, strutture».

# «Frontiere aperte, incapaci al governo», attacca Salvini. Avete perso tempo?

«No, abbiamo agito con la massima serietà, il massimo rigore. Siamo il Paese che per primo in Europa ha deciso di chiudere tutti i voli da e verso la Cina, come misura prudenziale. Io non faccio polemica su una vicenda come questa. Non è il momento di dividersi tra maggioranza e opposizione, per vincere la sfida bisogna stare uniti».

# Quando si tornerà a volare?

«Evitare la diffusione del contagio è l’aiuto più concreto che possiamo dare alla Cina per uscire rapidamente da una situazione di emergenza» (qui l’intervista completa).

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Contro la paura
fiducia e solidarietà

di Antonio Polito

La paura è un sentimento irrazionale quanto gli esseri umani. Insieme con gioia e tristezza, desiderio e disgusto, è il motore profondo di tutti i nostri comportamenti. Non c’è dunque da demonizzarla, magari buttandola in politica, dove sempre più spesso si fantastica di un nuovo bipolarismo, in cui la paura starebbe a destra e la speranza a sinistra. Abbiamo tutti paura.

E abbiamo tanta più paura quanto più il «nemico» è esotico e misterioso, viene da lontano, non ha il nostro colore di pelle, in un mondo dove tutto viaggia e si sposta come mai prima nella storia dell’umanità, merci, turisti e virus. Abbiamo paura anche se ci dicono che l’indice di mortalità è basso, e che quello di infettività è di gran lunga inferiore al morbillo. Abbiamo paura perché non ci fidiamo. E anche perché, in definitiva, ci sentiamo impotenti, e non c’è molto altro che possiamo fare se non lavare le mani e tossire nel gomito.

Però gli esseri umani conoscono così bene la paura che si misero in società proprio per imparare a vincerla. Stipulammo il contratto sociale esattamente per evitare che «la vita di un uomo fosse solitaria, povera, carica di odio, brutale e breve», come scriveva Thomas Hobbes. Perciò è in momenti come questi che ci rivolgiamo allo Stato per protezione e difesa: quello stesso Leviatano che ogni giorno malediciamo per le tasse e la burocrazia, di fronte al pericolo diventa l’unica nostra difesa, la sola barriera di cui disponiamo (qui l’editoriale completo).

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Perché aspettative e timori
cambiano consumi e export

di Massimo Gaggi

La Cina potrebbe perdere affari per 60 miliardi di dollari in tre mesi e vedere il suo Pil 2020 ridursi dell’1 per cento rispetto all’atteso 5,9. Le difficoltà del gigante asiatico (l’economia cinese vale il 19 per cento del Pil mondiale) si ripercuoteranno anche sugli altri Paesi: secondo gli economisti il minor sviluppo, a livello planetario, potrebbe collocarsi tra lo 0,15 e lo 0,30 per cento.

# Al momento il virus di Wuhan sembra ben poca cosa rispetto all’influenza che ogni anno uccide mezzo milione di persone nel mondo, 35 mila nei soli Stati Uniti (colpita anche l’Italia con un numero di decessi che varia – a seconda degli anni e dei criteri di calcolo – dalle poche centinaia a qualche migliaio). Ma l’influenza è un male noto che non spaventa più, mentre Sars, Zika, Wuhan sono nomi nuovi di fenomeni sconosciuti. Suscitano un terrore che ogni giorno viene rilanciato dai media con qualche novità che colpisce.

# La Cina, che non vuole correre rischi di blocco della crescita, sembra pronta a contrastare il rallentamento con stimoli fiscali, riduzioni delle tasse e nuovi programmi di infrastrutture pubbliche. Mentre Trump potrebbe avere qualche difficoltà elettorale col popolo delle campagne se Pechino, condizionata dall’emergenza, non riuscirà a rispettare la promessa appena fatta al presidente americano di riprendere l’acquisto di derrate agricole Usa per 200 miliardi di dollari (qui l’editoriale completo).

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Perché Milano può essere
la città più danneggiata

di Maria Silvia Sacchi

Per adesso i contatti con il governo sono stati solo informali, ma se la situazione dovesse peggiorare non potrebbero che chiedere uno stato di crisi «come in agricoltura quando viene dichiarato uno stato di emergenza», dice Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. «Ipotesi che non voglio nemmeno prendere in considerazione – aggiunge -. Al momento contiamo i feriti: le cancellazioni delle prenotazioni. Tutte per causa di forza maggiore e, dunque, devono essere rimborsate agli agenti di viaggio e ai tour operator».

# Il coronavirus si abbatte su alcuni dei settori più importanti dell’economia italiana. Il turismo, ovvero il 10% del Pil italiano, ricorda il presidente di Federalberghi. O la moda e il lusso che da sola vale il 50% della bilancia commerciale del nostro Paese, come sottolinea il presidente di Confindustria moda Claudio Marenzi.

# «Finora abbiamo avuto cancellazioni di gruppi di turisti cinesi e per i prossimi mesi non potremo contare su questi clienti», dice. Si tratta di 5 milioni di viaggiatori che arrivano in un anno nel nostro Paese, e per giunta «altospendenti»: vanno a Roma, Firenze, Venezia e moltissimo a Milano per lo shopping: è la città che per questa combinazione di fattori potrebbe soffrire di più (qui l’articolo completo)

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Dubbi e falsi allarmi:
l’Italia spaventata

di Elvira Serra

C’è un contagio che in Italia ha già seminato numerose vittime, di ogni estrazione sociale ed età, ed è quello emozionale. La sua diffusione è esponenziale, da Nord a Sud, e si manifesta con sintomi bizzarri e sconcertanti.

# A Roma, per esempio, in un bar vicino alla Fontana di Trevi, venerdì è stato affisso un cartello che vietava l’ingresso a persone di nazionalità cinese. C’era scritto: «A causa delle disposizioni internazionali di sicurezza, a tutte le persone provenienti dalla Cina non è permesso di entrare in questo posto. Ci scusiamo per il problema». L’antidoto è arrivato a breve giro, con la condanna degli altri commercianti: «Ci dissociamo da quanto accaduto. È un cartello forte che è una pessima pubblicità per il nostro quartiere di Trevi». Il cartello è scomparso.

# A Milano, se un’eccellenza come Iyo (unico ristorante giapponese in Italia con una stella Michelin) non ha sentito contraccolpi, il titolare Claudio Liu, di origini cinesi, racconta di colleghi che hanno perso il 60% del lavoro. Fipe-Confcommercio ha stimato le perdite del comparto della ristorazione cinese, cinquemila locali nel nostro Paese, in due milioni di euro al giorno. In via Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, ristoranti dove in genere a pranzo si fa fatica a trovare un tavolo libero ieri erano deserti. Pure un negozio come l’Erbolario, che non vende alimenti (casomai qualcuno temesse, sbagliando, di poter contrarre il virus dalla carne o dal pesce) da una settimana sta registrando un calo delle vendite quasi del 50% (qui l’articolo completo).

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I due turisti infetti:
siamo sereni,
nessun giro a Roma

di Rinaldo Frignani

Cinque giovani traduttori dell’Istituto Confucio dell’università La Sapienza si alternano 24 ore su 24 nel centro di isolamento della IV divisione dell’ospedale Lazzaro Spallanzani. Sono loro a trasformare in parole gli sfoghi e le richieste di supporto, anche morale, dei turisti cinesi trattenuti in osservazione o attualmente in cura perché hanno contratto il virus. Questi ultimi per il momento sono solo due, marito e moglie, originari proprio di Wuhan, l’epicentro dell’epidemia che in Cina.

# I coniugi dormono in stanze separate, sigillate, come gli altri degenti sottoposti a controlli per il sospetto contagio da 2019-n-CoV. Con i medici che li visitano tre volte al giorno e un altissimo livello di attenzione alla minima mutazione del panorama clinico. L.X.M., 66 anni, è un ingegnere biochimico. È abituato a rapportarsi con i medici. Appare tranquillo – come lo era il pomeriggio del 29 gennaio scorso in via Cavour sull’ambulanza protetta del 118 che di lì a poco lo avrebbe portato via dall’Hotel Palatino -, ma lo è anche la moglie, H.Y., di un anno più giovane. È stata lei a dare l’allarme preoccupata dal fatto che da due giorni il marito stava male.

«Siamo sereni – sottolineano i coniugi, secondo chi li assiste in ospedale – e vogliamo rassicurare tutti: ci siamo ammalati appena arrivati a Roma e non siamo usciti dall’albergo. Abbiamo cenato in camera, abbiamo sempre indossato le mascherine di protezione. Niente mezzi pubblici, niente visite ai musei».

# Oggi lo Spallanzani dovrebbe emettere un nuovo bollettino medico sulle condizioni della coppia (qui l’articolo completo).

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Verona, Parma, Firenze:
le tappe della coppia

di Fiorenza Sarzanini

Volo «Ca 949» partito da Pechino e atterrato a Milano Malpensa il 23 gennaio alle 5.35. È l’aereo che ha portato in Italia i due coniugi cinesi risultati positivi al test del coronavirus e ricoverati all’ospedale Spallanzani di Roma. Dovevano fare un tour nelle città più belle d’Italia, sono da due giorni in isolamento nel reparto malattie infettive. Ma prima di arrivare nella Capitale hanno viaggiato prima a bordo di un pullman e poi hanno preso un’auto con conducente.

# Sono stati a Verona, a Parma, a Firenze. Hanno mangiato nei ristoranti e soggiornato in hotel, hanno fatto passeggiate e visitato monumenti. Ecco perché sono scattate le verifiche delle autorità sanitarie, ma anche di polizia e carabinieri, per rintracciare le persone che sono entrate in contatto con loro in modo da poter effettuare i controlli ed escludere il contagio (qui la ricostruzione completa del viaggio, tappa per tappa).

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Come prevenire la malattia
(e la cosa più importante da fare)

di Margherita De Bac, Cristina Marrone

# Le mascherine servono?
Le mascherine al momento in Italia sono utili (e indispensabili) solo per il personale sanitario che ha a che fare con pazienti o sospetti tali. Anche chi ha un rischio di contagio come i servizi sanitari di frontiera è bene che si protegga. «Le mascherine protettive – ribadisce Gianni Rezza – non sono necessarie per la popolazione generale in Italia».

# Lavarsi le mani, il gesto più importante
Un semplice gesto come lavarsi le mani può impedire il diffondersi di tutti i virus, coronavirus compreso. Occorre però farlo in maniera corretta (la procedura deve durare 40-60 secondi): ecco come.

1. Bagna le mani con acqua e applica una quantità di sapone sufficiente per coprire tutta la superficie delle mani.
2. Friziona le mani palmo contro palmo; poi metti il palmo destro sopra il dorso sinistro intrecciando le dita tra loro e viceversa.
3. Friziona palmo contro palmo intrecciando le dita tra loro; poi – a mezzo pugno – metti il dorso delle dita contro il palmo opposto, tenendo le dita strette tra loro.
4. Ruota il pollice sinistro sul palmo destro e viceversa
5. Strofina le dita della mano destra sul palmo sinistro e viceversa
6. Risciacqua e asciuga le mani con una salviettina monouso
7. Chiudi il rubinetto usando una salviettina.

(Per visualizzare le immagini della procedura corretta cliccate quiqui un video esplicativo chiarissimo dell’Organizzazione mondiale della Sanità)

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Effetto Paltrow-Soderbergh:
quell’incredibile premonizione
in un film di nove anni fa

di Sandro Orlando

Il luogo comune vuole che in tempi difficili ci si rifugi nei film d’evasione. Eppure succede che tra i film più scaricati da iTunes nel Regno Unito oggi, ce ne sia uno uscito nove anni fa, che ha delle incredibili analogie con il presente. Un film dalle conseguenze molto più terrificanti per l’umanità di Joker e Downton Abbey messi insieme, scrive Ryan Gilbey sul Guardian.

# Parliamo di Contagion di Steven Soderbergh, che ha per protagonista una Gwyneth Paltrow, che dopo un viaggio d’affari ad Hong Kong, viene colta da una strana influenza, sviene e una volta ricoverata in ospedale muore per un virus sconosciuto. La malattia, si scoprirà alla fine, è partita da un virus di pipistrello trasmesso ad un maiale, e poi ad un cuoco di Hong Kong, che dopo averne toccato con le mani la carne, senza lavarsele, ha contagiato la protagonista. Quest’epidemia, che colpisce polmoni e sistema nervoso, sterminerà l’umanità?

# «Solo un caso o Soderbergh ha anticipato il coronavirus», si chiede uno spettatore su Twitter. Le coincidenze sono in ogni caso sorprendenti: dalla Cina ai pipistrelli, c’è nel film tutto quello a cui stiamo assistendo in questi giorni. Come spiega una dottoressa (interpretata da Jennifer Ehle): «In qualche parte del mondo, il maiale sbagliato ha incontrato il pipistrello sbagliato». E si potrebbe dire altrettanto di oggi.

# Contagion aggiunge però una chiave di lettura «morale» alla trama: perché Paltrow, dopo aver stretto le mani al cuoco infetto, prende un aereo e torna a casa dal marito (Matt Damon), che è ignaro del tradimento che la moglie ha consumato con un suo ex a Hong Kong. Lei muore, mentre il marito monogamo le sopravvive miracolosamente. È stata la fedeltà a salvarlo? Il pubblico se lo chiede, visto che Contagion viene ormai visto come una sorta di guida sul «che fare» in caso di epidemia. Non è chiaro se solo in Gran Bretagna o anche altrove (dalla rassegna stampa del Corriere).

 

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