Vittorio Gregotti (1927-2020)

Architetto. Designer. In Italia fra i più importanti della sua generazione. «Oggi ha successo soltanto lo showman: l’artista è diventato più importante delle cose che fa e le opere si sono trasformate in eventi. Gli architetti oggi in Europa sono società di servizi che passano attraverso l’arte per avere successo» [Catalogo dei viventi 2009, Marsilio 2008].
Laureato nel 1952 al Politecnico di Milano, esordì con opere ispirate a inizio secolo: Case d’affitto (1957) ed Edificio per uffici (1960). Nel 1964 fu responsabile della sezione introduttiva per la Triennale di Milano. Nel 1966 pubblicò il libro Il territorio dell’architettura nel quale vengono esposte le sue teorie sull’architettura come modificazione dell’ambiente fisico su grande scala. Dal 1974 al 1976 è stato direttore delle arti visive e architettura della Biennale di Venezia. Sue opere più importanti: il quartiere Zen di Palermo (1969-73), gli edifici nella Lützowstrasse a Berlino (1979-82), il Centro ricerche Montedison a Portici (1977-82), il Centro olimpico di Barcellona (1983-85), la Pirelli-Bicocca (1986-88), lo stadio Giuseppe Ferraris di Genova (1986-88), il Centro culturale Belém a Lisbona (1988-92). Più di recente il teatro di Aix-en-Provence e la nuova sede del Corriere della Sera. Unico architetto a far parte del Gruppo 63, aveva invitato a collaborare a un progetto della Triennale amici intellettuali come Umberto Eco, Luciano Berio o Furio Colombo. Professore ordinario di Composizione architettonica all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha insegnato anche nelle facoltà di Architettura di Milano e Palermo e poi all’estero. «Ero arrivato all’architettura passando prima attraverso la musica. La nostra è una famiglia di industriali tessili, io ho trascorso i primi anni della mia vita a Novara. È importante il fatto che sia cresciuto in una fabbrica, ero abituato al lavoro di gruppo. Presto mi accorsi di voler realizzare un’attività creativa, di gruppo. Avrei potuto diventare anche un regista. Ero un bravo studente liceale ma la facoltà d’Architettura fu invece per me una grande delusione, al di sotto delle mie aspettative. I professori mi sembravano di scarsa qualità. Ero compagno di scuola di Gae Aulenti, solo più tardi abbiamo lavorato insieme» [ad Alain Elkann, Sta]. In Italia i suoi lavori sono stati spesso contestati. Ad esempio Gabriele Albertini, al tempo in cui era sindaco di Milano, definì la Bicocca una spianata di cemento tipo Berlino Est. Replica di Gregotti: «Solo un incompetente può dire una cosa del genere. Evidentemente il sindaco non ha mai visitato Berlino Est, che è bellissima dal punto di vista architettonico». Morto nella clinica San Giuseppe di Milano, dove era ricoverato per le conseguenze di una polmonite ed era risultato positivo al coronavirus.

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