Città e rigenerazione urbana : cosa fare dopo l’epidemia di coronavirus, in La Repubblica 22 aprile 2020

Città
la Repubblica
Chi abita in città vorrebbe stare in campagna, mai come ora si desidera un giardino, un pezzo di orto, un fuori.
«Mai come adesso ho visto a Milano tanti balconi verdi, e logge, terrazzi, perché il balcone è uno spazio vitale. Tutti hanno capito che il verde è un tema importante. Ma in Inghilterra già si prevede una grande spinta verso l’abbandono delle zone più densamente abitate. Succederà anche in Italia, chi ha una seconda casa ci si trasferirà – abbiamo ormai capito le potenzialità del lavoro a distanza – o ci passerà periodi più lunghi. Ma questo processo andrà governato. Servirebbe quindi una campagna per facilitare la dispersione, e anche una ritrazione dall’urbano, per lasciare spazio ad altre specie viventi. Poi, l’Italia è piena di borghi abbandonati, da salvare. Abbiamo un’occasione unica per farlo».
Ci trasferiremo tutti in campagna?
«Io penso a un grande progetto nazionale: ci sono 5.800 centri sotto i cinquemila abitanti, e 2.300 sono in stato di abbandono. Se le quattordici aree metropolitane adottassero questi centri, con vantaggi fiscali e incentivi… E già ci sono luoghi meravigliosi dove ti danno la casa in un centro storico a un euro, in Liguria, e lungo la dorsale appenninica. Nelle città serve un progetto che parta dalla riduzione forte delle auto, e quindi della sezione stradale, e un deciso passaggio all’elettrico, con incentivi, rottamazioni. I negozi dovranno avere dei dehors, lo spazio chiuso è pericoloso in caso di pandemia. Ma anche lì, bisognerebbe togliere le tassazioni per chi occupa uno spazio esterno. Serve aria, il virus all’aria non sopravvive. Quindi, più spazio per noi, meno per le auto».
E i grattacieli? Avranno ancora un senso?
«Vanno ripensati. L’ascensore, che è un elemento fondamentale di vita di una torre, dovrà avere un’areazione continua, e gli ultravioletti suggeriti da Fuksas sono un’ottima idea1. Gli spazi comuni dovranno essere più ampi, e di più. Più pianerottoli, più atri e ascensori, quindi. In Corea stanno anche studiando una app che permette di prendere l’ascensore sempre da soli. Il tetto sarà la quinta parete, molto passerà da lì, e penso all’uso dei droni».
Molti pensano che le città siano finite, perché congestionate, ultrapopolate, quindi pericolose.
«A New York, a metà Ottocento: la popolazione si era quadruplicata, e non c’era più spazio, e la densità non funziona. Il paesaggista e urbanista Olmsted realizzò così Central Park, un parco gigantesco che è nato da una preoccupazione igienica».
Brunella Giovara
«La peste del Trecento sterminò il 60% della popolazione di Venezia. Eppure noi continuiamo a passare per le sue calli. La Spagnola causò la strage che sappiamo, nonostante ciò dopo arrivarono gli Anni Venti, che per alcune città, pensiamo a Scott Fitzgerald, furono un tripudio del vivere urbano. Le città sono lì da 10.000 anni, ne hanno viste molte, pandemie comprese, prima o poi supereranno anche questa. D’altronde che cos’è una città senza le persone?» [Carlo Ratti a Francesco Olivo, Rep].
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1In un’intervista a Francesco Merlo, su Repubblica del 19 aprile, Fuksas, tra l’altro, aveva detto: «Uno degli obiettivi principali dei nuovi edifici e degli spazi architettonici deve essere la purificazione e il trattamento dell’aria, con sistemi sostenibili, semplici ed efficaci, come le lampade a raggi ultravioletti che sono in grado di sanificare in breve tempo ogni tipo di ambiente»

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