chiesa cattolica: Sono sette, compreso l’ormai ex cardinale, Angelo Becciu. Sono accusati, a vario titolo, di peculato, abuso di autorità e corruzione, 28 sett 2020

Oltre a Becciu, altri sei sotto accusa
«Sono sette, compreso l’ormai ex cardinale, Angelo Becciu. Sono accusati, a vario titolo, di peculato, abuso di autorità e corruzione. E presto finiranno a processo. Il Vaticano ha deciso di accelerare nel procedimento sulla gestione dei fondi dell’Obolo di San Pietro. Il nucleo di Polizia tributaria della guardia di Finanza di Roma ha dato una prima risposta alla rogatoria vaticana mettendo in fila movimenti e transazioni, anche all’estero, che certificherebbero come almeno 500 dei 650 milioni di euro, “derivanti in massima parte dalle donazioni ricevute dal Santo Padre per opere di carità e per il sostentamento della Curia Romana” sarebbero finiti in investimenti finanziari spregiudicati, alcuni in paradisi fiscali, con “vistose irregolarità” che aprono “scenari inquietanti”. Il broker Torzi ha fornito una ricostruzione dei fatti precisa, e riscontrata, che ha convinto definitivamente Papa Francesco a licenziare il cardinale Becciu. Gli altri sei sotto accusa – tutti già sospesi dal Papa – sono monsignor Alberto Perlasca, già capo dell’ufficio che gestisce l’Obolo di San Pietro, monsignor Maurizio Carlino, capo dell’Ufficio informazione e Documentazione; due dirigenti della Segreteria di Stato, Vincenzo Mauriello e Fabrizio Tirabassi; il direttore dell’Aif (l’Autorità di informazione finanziaria) Tommaso Di Ruzza e un’addetta all’amministrazione, Caterina Sansone. Chi conosce il dossier parla di “fatti purtroppo chiari” e “assai documentati”. “A volte – ha detto ieri all’Angelus il Papa – qualcuno può scivolare un po’ ma le menzogne non hanno a che fare con la vita di un cristiano”» [Foschini, Rep].
«Per capire bisogna risalire a pochi mesi fa, 15 febbraio 2020, giorno di inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale vaticano. Il Papa spiega che “la grande esortazione del Vangelo è quella di instaurare la giustizia innanzitutto dentro di noi, lottando con forza a emarginare la zizzania che ci abita”. E fa notare tre cose. La prima, che la Santa Sede ha avviato “un processo di conformazione della propria legislazione alle norme del diritto internazionale” per “contrastare l’illegalità nel settore della finanza”. La seconda, che proprio i “presìdi interni di sorveglianza e di intervento” hanno fatto scoprire “situazioni finanziarie sospette”: l’inchiesta in corso della magistratura vaticana sull’acquisto del palazzo di Londra e l’uso dei fondi della Segreteria di Stato, gestiti come Sostituto da Becciu fra il 2011 e il 2018. La terza è quella più importante: quelle operazioni “sospette”, spiegava Francesco, “mal si conciliano con la natura e le finalità della Chiesa” e questo “al di là della eventuale illiceità”» [Vecchi, CdS].
Leggi sul caso Becciu gli articoli di Marco Travaglio e Giuliano Ferrara in Terza Pagina.

Becciu
di Giuliano FerraraIl FoglioSarà strano, bizzarro, immorale, ma all’ingrosso si può pensare che un Papa difende i suoi cardinali, i suoi sostituti, i suoi prefetti, e magari li allontana poi nel segreto da posti e funzioni delicati. Il repulisti lo fa a modo suo invece di eseguire maldestramente i mandati investigativi della Guardia di Finanza, invece di giustiziarli con l’accusa di peculato, non provata, o di abbandonarli ai lupi dello stato di Victoria e agli avvocati delle presunte vittime anonime per l’accusa di aver stuprato un paio di ragazzini, così, in cinque minuti, in sagrestia, dopo la messa di inaugurazione del nuovo vescovato nella diocesi di Melbourne. Un Papa usa una misura di cautela, di attenzione, di discrezione e di discernimento negli affari interni della chiesa. Il gesuita e biblista Martini disse una cosa enorme e grottesca quando accusò la chiesa cattolica di un ritardo di duecento anni sulla modernità. Il Papa non è un qualunque Robespierre, per non dire di Saint-Just, e il dovere della chiesa è di essere in ritardo di duemila, non di duecento anni, sugli affari generali del suo tempo.
Quando si tratti di essere nel mondo ma non del mondo i gesuiti dovrebbero essere maestri, invece qualcosa è andato storto se il loro primo Papa si consegna mani e piedi alle inchieste dell’Espresso, via, certi protocolli andrebbero rispettati e fatti rispettare, le istituzioni sacrali o carismatiche non possono agire su istruzioni della Finanza, con tutto il rispetto per il lavoro dei finanzieri, non possono incorporare un senso o una procedura di giustizia mutuati dal secolo, altrimenti poi succede che il cardinale Pell, questo Dreyfus incarcerato e torturato da una giustizia aborigena, con l’anello al naso, fino a essere poi assolto da sette giudici supremi su sette per le false accuse che gli sono costate tutto, e che mostra di godere adesso per la disgrazia subitanea del suo nemico curiale cardinale Giovanni Angelo Becciu, passa dallo statuto di grande innocente abbandonato dalla sua famiglia vaticana come un cane in autostrada al ruolo indecente di inquisitore in seconda.
La carità non è solo un sentimento, l’essenza del divino, è una tecnica di governo. I protestanti le loro chiese o assemblee, prima che svanissero nel mondo, le modellarono sullo stato del loro tempo, mica sulla fede selvaggia e sublime di Lutero o sull’austerità di Calvino, niente si regge sui paternoster tranne l’intimità della preghiera e della relazione con Dio del suo popolo credente, figuriamoci un’istituzione bimillenaria che ebbe il suo battesimo del fuoco e della roccia prima da Cristo maestro della vera giustizia e poi da un imperatore romano e presidente di un concilio, Nicea, in cui venne fissato il suo credo dogmatico. Il sogno di Costantino fu “in hoc signo vinces”, e la latinità si fece ecclesiastica e cristiana mentre la cristianità si fece latina e occidentale, il sogno di Francesco Papa è ormai chiaro: “in hoc signo chaos”.
Questo Papa ha esordito affermando che il tempo è superiore allo spazio, un azzardo che all’inizio sembrava perfino persuasivo, ma la chiesa cattolica è un tempo lungo, lunghissimo, e uno spazio tendenzialmente infinito, è universale, non si può amministrare come una procura della Repubblica o come l’ufficio stampa del gruppo ex Caracciolo. Sono giochi pericolosi, mettono in discussione simboli e simbolo, determinano non già la guida buona e fedele, docile e amabile, alla secolarizzazione, come crede il nostro amato Alfonso Berardinelli, sublime literati neoevangelico, ma il ruzzolare verso il precipizio. Carità e santità. Metà della metà.Giuliano Ferrara

Lascia un Commento se vuoi contribuire al contenuto della informazione

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.