I grillini difendono il reddito di cittadinanza, 29 sett 2020

I grillini difendono il reddito di cittadinanza
L’idea di Conte di riformare il reddito di cittadinanza (vedi Anteprima di ieri) ha messo in agitazione i grillini, che ieri hanno diffuso una loro nota: «Il reddito di cittadinanza ha raggiunto quasi 3 milioni di persone e la nostra intenzione è quella di continuare ad assicurare un beneficio che ha aiutato tante famiglie. Siamo consapevoli che ci vogliono controlli più capillari, ma dal reddito non si torna indietro. Condividiamo la necessità di ottimizzare la parte relativa alle politiche attive del lavoro, espressa dal presidente Conte, in particolare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Per raggiungere questo obiettivo, non si potrà prescindere da un confronto in sede parlamentare per trovare in maniera condivisa le soluzioni più adatte a favorire il più possibile l’occupazione dei beneficiari». Il Corriere riferisce anche una presa di posizione di Di Maio: «i percettori del reddito non possono stare con le mani in mano ma devono dare un aiuto ai Comuni; andrebbe anche allargata la disponibilità di servizio per la collettività sino a 20 ore settimanali. Da subito i Comuni devono approvare i decreti che permettano di utilizzare chi percepisce il reddito e non lo stanno facendo».
«Il caso del cinquantenne abruzzese di San Salvo, ufficialmente disoccupato, che, non avendo inserito nella dichiarazione dei redditi la proprietà di sei appartamenti tra San Salvo e Vasto, ha intascato per quindici mesi un reddito di cittadinanza da 500 euro. L’uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Vasto e rischia una condanna fino a sei anni di reclusione. È al vaglio anche l’eventuale incasso di affitti rispetto alle sei abitazioni. Sempre in provincia di Chieti un’analoga situazione, ma di proporzioni ancora più esagerate, era stata scoperta lo scorso luglio dalla Guardia di Finanza di Lanciano: un uomo che percepiva il reddito godendo di 120mila euro di affitti annui, riferiti a 15 immobili di proprietà della società di cui erano titolari la moglie e il figlio. Ed erano quaranta, complessivamente, le unità immobiliari nelle disponibilità della famiglia» [Ritucci e Sgardi, Mess].

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