Elezioni comunali: I risultati dei ballottaggi, 6, 7 ott 2020

I risultati dei ballottaggi
Domenica e ieri in 54 comuni si sono votati i ballottaggi per il sindaco. L’affluenza è stata del 50,64%. Al primo turno fu del 67,01%. Era già noto da ieri sera il risultato di Bolzano, dove è stato confermato il sindaco Renzo Caramaschi appoggiato da centrosinistra e Svp. Sei dei nove capoluoghi al voto sono andati al centrosinistra.  Questi gli altri risultati principali:
• A Reggio Calabria è stato confermato il sindaco di centrosinistra Giuseppe Falcomatà, rieletto con il 58,4%. Il Pd può ricavare anche da questi dati un incoraggiamento a rendere più incisiva la sua presenza nel governo, dopo lunghi mesi di subalternità vera o presunta all’agenda dell’alleato grillino.
• A Lecco il candidato di centrosinistra Mauro Gattinoni s’è imposto per appena 31 voti sullo sfidante di centrodestra Peppino Ciresa.
• Il centrosinistra ha strappato al centrodestra Chieti, con Pietro Diego Ferrara che ha raggiunto il 57% contro il 43% del candidato del centrodestra Fabrizio Di Stefano, che al primo turno era in netto vantaggio.
• Il centrosinistra ha conquistato anche Andria (dall’aprile 2019 commissariata) con la candidata Giovanna Bruno.
• A Crotone ha prevalso la coalizione di liste civiche guidata da Vincenzo Voce che ha ottenuto il 63,96% dei voti contro il 36,05% di Antonio Manica del centrodestra, che due settimane fa era in netto vantaggio.
• Ad Arezzo ha avuto la meglio il centrodestra: il sindaco uscente Alessandro Ghinelli è stato riconfermato con il 54,5% dei consensi contro il 45,5% di Luciano Ralli.
• Il M5s ha conquista Matera con Domenico Bennardi che ha preso più del doppio dei voti rispetto all’avversario Rocco Luigi Sassone del centrodestra.
• Ad Aosta Gianni Nuti dell’Union Valdotaine, sostenuto anche dai progressisti locali, ha sconfitto Giovanni Girardini, della lista civica Rinascimento Valle d’Aosta.
• Tra i non capoluoghi, il centrosinistra ha strappato al centrodestra Cascina, comune della provincia di Pisa fino a un anno fa guidato da Susanna Ceccardi, la leghista candidata e sconfitta alle regionali toscane
«Mentre i vertici grillini erano impegnatissimi a spararsi l’un l’altro, cioè sui piedi, infischiandosene dei ballottaggi di cui probabilmente ignoravano financo l’esistenza, gli elettori di Matera e Pomigliano d’Arco hanno eletto sindaci due 5Stelle. Il che ovviamente non risolve nessuno dei problemi pentastellati: l’emorragia di voti, la guerra per la leadership, la desertificazione sui territori, il caso Rousseau. Ma indica una strada che né Di Maio, convertitosi troppo tardi alle alleanze, né Di Battista, che ancora insegue velleitarie equidistanze e improbabili terzi poli, possono ignorare. Gli elettori hanno ripetuto ciò che avevano già detto alle Regionali: finché la destra sarà così impresentabile e il Pd non tornerà a somigliarle, la priorità è batterla. Meglio se con un candidato M5S, ma anche – turandosi il naso – con uno di centrosinistra» [Travaglio, Fatto].

«Il vero nucleo della questione riguarda il M5S. Aver ottenuto il sindaco di Matera non cambia il quadro. Un esperimento politico originale e travolgente durato quasi un decennio si avvia al tramonto. Rimarrà un ceto politico dedito a custodire per quanto possibile il potere accumulato negli anni — che non è poco — e poi ci sarà una frangia tardo-movimentista che tenterà di ritrovare l’anima ribelle e irriducibile degli anni d’oro. Ma è un’impresa quasi impossibile perché la magia, se vogliamo chiamarla così, è evaporata nei feroci litigi interni, nella sconfessione di Casaleggio, nella messa ai margini del guerrigliero Di Battista. Tutto finisce per mancanza di cultura politica, per assenza di un’idea del Paese: dei suoi limiti storici ma anche di ciò che la vicenda nazionale ha insegnato alle generazioni» [Folli, Rep].

Il Pd avanza nei comuni
L’Istituto Cattaneo di Bologna ha calcolato che nei 98 comuni con più di 15 mila abitanti che hanno votato nelle ultime amministrative, il centrosinistra è passato da 41 a 51 sindaci e, di conseguenza, il centrodestra governa adesso 34 città invece di 41. «Un discorso a parte merita il Movimento 5 Stelle perché ha lasciato sul campo tutti e 4 i Comuni che aveva conquistato nella precedente tornata elettorale, ma ha contribuito, soprattutto al ballottaggio, a far vincere l’alleanza con il Pd in nove realtà, a partire da Matera (ma ci sono anche Faenza, Pomigliano d’Arco, Cascina, Termini Imerese)». Da notare anche che Fratelli d’Italia è il primo partito della coalizione di centrodestra dal Lazio in giù» [Zapperi, CdS]. Il Giornale riferisce una dichiarazione di Giancarlo Giorgetti, sempre critico con l’attuale gestione della Lega: «La politica è fatta così, si vince o si perde. Dire che abbiamo vinto in Lombardia non è vero. Se abbiam perso, abbiam perso. Noi non siamo mica di quelli che quando perdiamo diciamo che abbiamo vinto».
«In questi giorni all’interno del Pd si è riacceso più o meno sottotraccia il dibattito sull’opportunità di cambiare direzione e tornare al maggioritario. Non solo i padri fondatori Romano Prodi e Walter Veltroni. Anche l’ex premier Enrico Letta si è detto recentemente favorevole al ritorno al Mattarellum. E il capogruppo alla Camera Graziano Delrio in un’intervista di pochi giorni fa ha avanzato la proposta-suggestione di un premio di maggioranza in nome della governabilità. I risultati dei ballottaggi di domenica scorsa, poi, hanno dimostrato che nel nuovo bipolarismo che si sta configurando il sistema del doppio turno penalizza il centrodestra a trazione leghista rispetto alla “coalizione” giallorossa. Si ricorderà che, prima di siglare l’accordo con il M5s sul Germanicum, lo stesso segretario dem Nicola Zingaretti aveva rilanciato il doppio turno nazionale con la possibilità di apparentamento tra primo e secondo turno: un modo per mantenere l’indipendenza dei partiti senza rinunciare agli accordi per i ballottaggi. E la proposta di riforma costituzionale presentata da Zingaretti e dai dirigenti dem la scorsa settimana si sposa bene con un maggioritario, anche a doppio turno: con le Camere riunite in seduta comune per la fiducia al governo e con l’età a 18 anni per eleggere anche il Senato si supera il rischio di due maggioranze diverse come accaduto più di una volta negli ultimi lustri» [Patta, Sole].

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