Attentato a Vienna, 3 nov 2020


Notte di terrore nel cuore dell’Europa. A Vienna un commando di terroristi ha sparato all’impazzata, ha ucciso almeno tre persone e seminato il panico. È iniziato alle 20 di ieri, quando i cittadini avevano affollato il centro per godersi l’ultima sera all’aria aperta prima del nuovo lockdown. Gli attentatori son arrivati sulla Seitenstettengasse, vicino alla sinagoga, e hanno iniziato a sparare sui passanti, sulla gente che beveva nei bar e cenava nei ristoranti. Sono partiti almeno 50 colpi. «Contemporaneamente – spiega il ministro dell’Interno Karl Nehammer – in altri punti della città ci sono stati altri attacchi, non si è ancora capito come è avvenuto il tutto». Dopo la sinagoga, il commando s’è spostato in altri cinque punti molto frequentati: Salzgries, Morzinplatz, Fleischmarkt, Beuernmarkt e il Graben. Poi è arrivata la polizia e ha fatto fuoco. Il commando – armato di fucili automatici e di bianco vestito – s’è dato alla fuga lasciandosi dietro una scia di sangue. Le fonti ufficiali parlano di tre civili morti. Due sono spirati in ospedale, il terzo è stato ucciso durante l’attacco: «Le immagini hanno mostrato un uomo con un fucile e un paio di borse a tracolla, forse per le munizioni. Spara la prima volta su un giovane, riprende il suo percorso e quindi torna indietro per tirare ancora sulla vittima. È killer metodico» [Olimpio, CdS]. I feriti sono 14, di cui 6 in gravi condizioni. Tra loro un poliziotto che ha subito un intervento chirurgico ma ora sarebbe fuori pericolo. In un primo momento si è diffusa la voce di una presa di ostaggi, poi smentita. Solo nelle primissime ore del mattino tutta la zona è stata sgombrata. Alcuni cittadini sono potuti tornare a casa, altri sono stati ospitati gratuitamente negli alberghi della zona. Al momento in cui scriviamo uno o più attentatori sono ancora in fuga.

Attentatori Uno degli attentatori è stato arrestato, un altro è morto. È stato ucciso dalle forze dell’ordine alle 20.09. Nella conferenza stampa di questa mattina il ministro Nehammer ha fatto sapere che era un simpatizzante dell’Isis, che era pesantemente armato, e che indossava una cintura esplosiva finta. Durante la perquisizione della sua abitazione c’è stata un’esplosione. Le autorità ricordano che almeno un altro attentatore è in fuga. A dargli la caccia le forze speciali dei reparti Vega e Cobra, agenti dell’antiterrorismo e centinaia di agenti della polizia appoggiati da elicotteri. Sono stati creati posti di blocco, e controlli ai confini. Oggi a Vienna le scuole rimarranno chiuse e il ministro Nehammer ha invitato i cittadini a non uscire si casa se non per motivi seri.

Isis Per ora nessuno ha rivendicato l’attacco ma il Site Institute, la società che si occupa di monitorare le attività online dell’Isis, sostiene che «fa parte del conto per il coinvolgimento austriaco nella coalizione anti Isis a guida americana». Fausto Biloslavo sul Giornale: «Tutto è iniziato ai primi di settembre con il processo a Parigi per la strage jihadista di Charlie Hebdo e la ripubblicazione sul settimanale decimato delle vignette su Maometto. Attraverso i canali dell’estremismo musulmano in rete, al Qaida ha lanciato l’appello a scattare la vendetta in Europa. Prima è toccato alla Francia con tre attacchi a colpi di coltello e decapitazioni. E adesso Vienna con un salto di qualità militare che riporta all’incubo dei grandi attentati jihadisti a Parigi e Bruxelles».

Europa Guido Olimpio sul CdS: «Oggi le nostre società devono guardarsi da tanti avversari, il cui scopo – con motivazioni non omogenee – è lacerare, spaccare la società, ammazzare. I militanti islamici lo fanno per la loro bandiera, gli xenofobi in nome della razza, lo stragista di Las Vegas ha sparato per diventare famoso. Sono ore angoscianti, dopo la decapitazione del professore francese e l’attentato a Nizza, con l’Europa al centro di un’offensiva». Anche il presidente francese Emmanuel Macron vede in questo attentato, come in quello di Nizza, l’ennesimo attacco all’Unione europea, in questo periodo presa di mira da più fronti, da ultimo dalla Turchia: «Noi francesi condividiamo lo choc e il dolore del popolo austriaco colpito stasera da un attentato nel cuore della sua capitale, Vienna. Dopo la Francia, è un Paese amico a essere attaccato. È la nostra Europa. I nostri nemici devono sapere con chi hanno a che fare. Non ci arrenderemo». A farli eco la presidente della Commissione Ue Ursula von del Leyen: «Siamo più forti dell’odio e del terrore». Messaggi di condanna all’attentato e solidarietà all’Austria sono arrivate da tutte Europa e da Donald Trump che dal palco del suo ultimo comizio in Michigan ha detto: «Gli Stati Uniti sono a fianco di Austria, Francia e di tutta Europa nella lotta contro i terroristi, compresi i terroristi islamici radicali».

Antisemiti Il cancelliere Sebastian Kurz non ha ancora escluso il movente antisemita. Se fosse confermato questo sarebbe il terzo attentato in 40 anni allo Stadttempel, la sinagoga centrale. «Nel 1979 un chilo di plastico venne fatto esplodere da un gruppo palestinese nel cortile senza causare vittime. Nel 1981 un altro commando palestinese portò a segno un attacco armato durante il Shabbat, causando due morti e 21 feriti gravi» [Valentino, CdS].

Cosa sappiamo dell’attentato a Vienna
L’attentato di Vienna in cui lunedì sera sono morte quattro persone e ne sono rimaste ferite altre 22 sarebbe stata opera di una sola persona e non di un commando, come si pensava inizialmente. L’ha detto il ministro dell’Interno austriaco Karl Nehammer. L’attentatore ucciso dalla polizia si chiamava Fejzulai Kujtim, era un ventenne d’origini macedoni cresciuto in Austria. Il 25 aprile del 2019 era stato condannato a 22 mesi di galera per aver tentato di affiliarsi all’Isis. Grazie al regime privilegiato previsto dalla legge a tutela dei giovani, era stato liberato lo scorso 5 dicembre, in anticipo. Secondo il quotidiano tedesco Spiegel era in contatto con una rete di jihadisti tedeschi. «Non è escluso però che Kujtim Fazelai avesse un complice. Motivo per cui le indagini vanno avanti e resta la massima allerta nel Paese» [Tonacci e Mastrobuoni, Rep].

Ieri sera l’Isis ha rivendicato l’attentato. In un comunicato diffuso sul canale Telegram, lo Stato Islamico ha dichiarato che un «soldato del califfato» ha attaccato «alcuni gruppi di persone nel centro di Vienna» con un’arma automatica, una pistola e un coltello. Nella rivendicazione il «soldato del califfato» è identificato con il nome di battaglia Abu Dujana al Albani, quindi di provenienza albanese.

Questi gli altri numeri dell’attacco: tre arresti, quattordici fermi, diciotto perquisizioni, mille agenti dispiegati per le strade, 75 soldati per proteggere i siti chiave della città, e ventimila video dell’attacco postati sui social. Delle tre persone arrestate due sono state fermate a St. Poelten, a circa un’ora dalla capitale, e una a Linz.

Le quattro vittime sono un uomo anziano, una donna tedesca, un giovane di 21 anni macedone colpito mentre stava bevendo un drink con alcuni amici al bar, e una donna di età compresa fra i 40 e i 50 anni morta nella clinica Ottakring, l’ex Wilhelminenspital. I feriti sono 22. Il ministro dell’Interno Nehammer ha fatto sapere che a salvare il poliziotto che è stato operato d’urgenza nella notte di martedì sono stati due immigrati.

Dopo l’attentato a Vienna il Regno Unito ha alzato il livello di allerta terrorismo da «considerevole» a «grave»: l’ipotesi di attentato sul suolo britannico è ora ritenuta «altamente probabile». In Italia il Viminale ha disposto «l’intensificazione dei controlli ai valichi di frontiera, anche con l’impiego di militari dell’Esercito».

Anche il Grande Imam Ahmed Al Tayyib ha condannato gli attacchi terroristici di Vienna: «Il Grande Imam ha affermato che l’omicidio di una sola persona è come l’uccisione di tutta l’Umanità», fanno sapere da Al-Azhar, il più influente centro teologico e universitario dell’islam sunnita.

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