L’arte della medicina di Ippocrate, a cura di Carlo Carena (Einaudi)

L’arte della medicina di Ippocrate (Einaudi): una nuova, ampia antologia degli scritti ippocratici, curata da Carlo Carena. Il curatore su Domenica (Il Sole 24 Ore): «Tra le più imponenti creazioni che l’antichità ci ha trasmesso si colloca il Corpus delle opere mediche di Ippocrate, un passo capitale nella storia e nel progresso scientifico. Una sessantina di scritti radunati in età alessandrina, nove tomi, migliaia di pagine nell’edizione critica ottocentesca di Émile Littré affiancata da traduzione francese; certamente non tutte del Maestro, ma aggregate dalla sua scuola. […] Del più famoso medico dell’antichità […] si sa pochissimo di certo. Contemporaneo di Socrate, nacque verso la metà del V secolo a.C. a Cos, isola dell’Egeo orientale, dove antiche rovine ancora parlano di templi e ospedali. Piccolo di statura, calvo, col capo sempre velato, viaggiò parecchio, nel Nord della Grecia e in Macedonia, chiamato in soccorso di re e di città; sarebbe intervenuto, così vuole la leggenda, anche nella peste di Atene del 428, e la dissipò facendo accendere grandi fuochi in tutta la città e sospendere corone di fiori profumati. Morì coerentemente a novant’anni. Il passo in avanti decisivo da lui impresso alla sua arte consiste essenzialmente nell’averla razionalizzata. […] Il buon medico nella Legge è equiparato a un santo, a chi ha avuto la rivelazione di cose sante ed è un iniziato a misteri divini. Ed ecco dunque una serie di scritti che stabiliscono anzitutto quale sia la natura dell’uomo, e come l’equilibrio e la stabilità delle sue componenti, sangue, muco, bile lo fanno star bene, mentre la prevalenza dell’uno o dell’altro, perlopiù in inverno e in estate, lo sconvolgono. Oltre alle stagioni, determinanti per il benessere sono l’ambiente, Le arie, le acque e i luoghi, per cui il medico deve accertare la posizione rispetto ai venti e al sole; le acque se palustri o salate, il suolo se arido o boscoso, le abitudini degli abitanti, se amano il bere e il pranzare o gli esercizi fisici e il lavoro, se sono miti come gli Asiatici o bellicosi come gli Europei, “per natura scontrosi, selvatici, irascibili” perché i frequenti sbalzi climatici inaspriscono la mente e affievoliscono la mansuetudine. Assieme al clima conta molto il regime di vita. […] Quanto al medico, egli “ha il dovere di presentarsi sempre con un bel colorito e un aspetto florido, poiché la gente ritiene che se non si è benportanti non si può curare convenientemente gli altri”. […] E i medici in particolare devono “trasferire la filosofia nella medicina e la medicina nella filosofia: il medico filosofo è pari a un dio”. Sappiano che la loro arte è la più insigne di tutte le arti umane; e, se oggi la si relega all’ultimo posto, la colpa è dell’ignoranza di chi la esercita. Come si vede, fra tanta scienza c’è anche una buona dose di etica».

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