italia viva provoca la CRISI del GOVERNO CONTE: cronaca della giornata del 26 gennaio 2021

Corriere della Sera: Conte si dimette e ci riprova
la Repubblica: Conte si dimette / È crisi al buio
La Stampa: Conte si arrende, scontro sul reincarico
Il Sole 24 Ore: Conte, oggi dimissioni per tentare il ter / Bonomi: manca la forza per le riforme
Avvenire: Conte lascia e ci riprova
Il Messaggero: Conte, il giorno delle dimissioni

Agenda politica
Palazzo Chigi riunione del Consiglio dei ministri, durante la quale il presidente del Consiglio Giuseppe Conte comunicherà ufficialmente ai ministri la propria decisione di rassegnare le dimissioni (ore 9).

Al Palazzo del Quirinale il presidente del Consiglio Giuseppe Conte rassegna le proprie dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Marco Galluzzo sul Corriere della Sera: «Una decisione che di fatto apre una crisi al buio: sin all’ultimo Conte ha cercato una strada per una crisi pilotata, ma non sarà così; i primi che […] hanno fatto un muro sono stati i Cinque stelle, un attimo dopo che le agenzie hanno battuto la decisione del premier, che andrà a dimettersi senza avere la certezza di avere in cambio un Conte ter. Si apriranno le consultazioni, che saranno molto veloci, come da intenzioni di Sergio Mattarella, poi si vedrà. Per il Pd come per i Cinque stelle non ci può essere un altro premier, con questo Parlamento, con Giuseppe Conte come unico ago della bilancia possibile. Ma lo stesso capo dell’esecutivo, quando incontrerà Mattarella, potrà nutrire solo una speranza, fondata su un gruppo di responsabili in Senato che ancora non si è appelesato».
La Repubblica: «L’ipotesi di far nascere un Conte-ter riporta in primo piano anche il nodo del rapporto con Matteo Renzi e di una partecipazione o meno di Italia viva alla nuova maggioranza: se Conte avesse in mano l’appoggio di un nuovo gruppo centrista i voti dei renziani sarebbero aggiuntivi e non determinanti; viceversa se i famosi “responsabili” non fossero sufficienti il sostegno del senatore fiorentino diverrebbe di nuovo indispensabile».

Alla fine è successo: il governo è caduto. Alle 9 di questa mattina, convocato il Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte annuncerà l’intenzione di dimettersi. Subito dopo, il premier salirà al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica.

«Le voci e le indiscrezioni si rincorrono sin dal mattino, sale al Colle, forse sì ma anche forse no. Al Quirinale attendono una sua chiamata, ma non arriva» [Galluzzo, CdS].

«Raccontano che Renata Polverini alla Camera e Mariarosaria Rossi al Senato abbiano lavorato fino a notte, ancora ieri, per accertarsi delle adesioni da Forza Italia, da Cambiamo!, la componente di Giovanni Toti, e dall’Udc. Tre di qua, due di là…» [Lombardo, Sta].

«Conte ha provato a resistere, a coagulare un gruppo di responsabili in Senato in grado di disinnescare una figuraccia in Senato domani, in occasione delle comunicazioni di Bonafede sulla giustizia, ma non ci è riuscito. «È un momento molto difficile», ha detto ai rappresentanti del Terzo settore che ha incontrato nel pomeriggio, alla fine di un pomeriggio quasi al cardiopalma per i cronisti politici» [Galluzzo, CdS].

Alle 17, però, l’Udc ha diffuso una nota in cui si tira «fuori dai giochi dei “responsabili”. I tre senatori dello Scudo crociato hanno votato all’unanimità no alla fiducia del governo e voteranno, in maniera compatta, no alla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede».

Una riunione improvvisata con i dirigenti dei 5 Stelle ha fatto precipitare le cose.

«Quando in videoconferenza Vito Crimi comincia a dare i numeri del Senato, in quella che ai presenti sembra un po’ la conta delle figurine, “ce l’ho, ce l’ho, mi manca”, i ministri e i sottosegretari del Movimento 5 stelle cominciano a sbuffare. Sono le 18. La riunione è stata indetta per capire il da farsi. E il da farsi è già deciso: il Movimento ha chiesto a Giuseppe Conte di non mandare Alfonso Bonafede in aula senza paracadute. Di salvare il Guardasigilli da una bocciatura certa sulla relazione annuale della Giustizia che, inevitabilmente, sarebbe comunque ricaduta sul premier e sul governo. “Non si è chiuso nessun accordo con nessuna quarta gamba”, esordisce il reggente M5S. Sostenuto dai conti del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà. Bonafede sta ancora lavorando al suo discorso, sta trattando possibili aperture in senso garantista con il suo predecessore, il vicesegretario pd Andrea Orlando, e con il deputato pd Walter Verini. L’idea è di convincere a votarlo almeno un pezzo di centristi e gli stessi responsabili della fiducia. I suoi lo fermano: “Non ha senso, non ci voterebbero comunque e ci scopriremmo su un fronte interno”, è il senso del ragionamento dei dirigenti M5S. Che già pensano ai possibili attacchi dei soliti malpancisti, a cominciare dal presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, davanti a un Movimento che si sorprende a scoprire il garantismo per far guadagnare un po’ di ossigeno al governo. Prende la parola Stefano Buffagni: “Non possiamo mandare Alfonso a schiantarsi in aula – dice il sottosegretario al ministero per lo Sviluppo economico – dobbiamo difendere i nostri. Difendere Conte, che è il perno fondamentale della maggioranza. Ora però vi chiedo: qual è la strategia?”. Silenzio. Crimi neanche accende il microfono su Zoom. Interviene il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: “È inutile che ci giriamo intorno, i numeri non ci sono, dobbiamo trarne le conclusioni e affrontare da domani la situazione”» [Cuzzocrea, Rep].

L’annuncio della resa arriva alle 7 di sera.

«Il calendario della crisi parte ufficialmente oggi. Questa mattina al Consiglio dei ministri Conte comunicherà e spiegherà le sue dimissioni, poi salirà al Colle per consegnarle nelle mani del capo dello Stato attivando così la procedura consueta. Secondo la prassi Mattarella dovrebbe accettarle con riserva invitando il premier a rimanere per l’ordinaria amministrazione» [Palmerini, S24].

Le consultazioni dovrebbero durare un paio di giorni. I primi a essere ricevuti al Quirinale, tra oggi pomeriggio e domani, saranno i presidenti delle Camere, poi tutti i gruppi parlamentari.
Il Corriere dice che inizieranno di sicuro domani pomeriggio, domani mattina al Quirinale Mattarella è impegnato per la giornata della Memoria.

«Di sicuro, i veri giochi cominciano ora» [Di Matteo, Sta].

«Conte: torno subito» [Jena, Sta].

«Siamo nella fase Caporetto: cacci Cadorna e trovi un Diaz. È questa la fotografia di queste ore. Poi vedremo come finirà»
Ne vede in giro di Diaz?
[Pietrangelo Buttafuoco, a Maria Berlinguer, Sta].

«È costretto a fidarsi, il premier, a rimanere aggrappato al sismografo dei desideri e dei ripensamenti dei potenziali responsabili. È costretto a gettarsi in un vuoto senza paracadute, sperando di essere messo in salvo prima dello schianto dalla pattuglia dei costruttori, che ci sono e non ci sono, o da un insperato ripensamento dei renziani» [Lombardo, Sta].

«Se Giuseppe Conte aprirà e chiuderà la crisi come sembra, puntellandosi con un gruppo di “moderati” e transfughi forzisti, potrà re-incoronarsi premier con un record senza precedenti. Solo Mariano Rumor e Giulio Andreotti possono vantare la stessa performance, ma nessuno di loro con i balzi culturali e politici visti in questa legislatura. E d’accordo che le ideologie sono morte, ma governare quindici mesi con il sovranismo securitario, sedici mesi con i suoi nemici giurati e poi cominciare una nuova avventura puntellata dai liberal-popolari, sembra troppo persino per il Frullatore Italia, dove da tempo le identità sono come il vestito dell’Imperatore della favola: luccicanti, sontuose, inesistenti. Ci si chiede come sarà (se ci sarà) la terza vita politica dell’Avvocato del Popolo. Date le premesse, può essere qualsiasi cosa» [Perina, Sta].

Crisi
di Mattia FeltriLa StampaMi scrive una lettrice dolente: gli italiani non si meritano questa crisi. Fosse per me partirei dagli Orazi e dai Curiazi ma, per restare a una più stretta attualità, e bastano gli ultimi cinque giorni, abbiamo un parlamentare che si chiama Ciampolillo che aveva preso residenza su un ulivo e ha votato la fiducia al governo dopo avere suggerito al presidente del Consiglio di diventare vegano e abbiamo il medesimo presidente del Consiglio che ha risposto parliamone, sono interessato, e abbiamo un senatore, il senatore Salvini, che è molto preoccupato per la lentezza del piano vaccinale dopo aver detto che i vaccini erano un regalo alle multinazionali, e abbiamo il ministro Di Maio che dopo sette anni in Parlamento non ha ancora imparato l’italiano («Qualora Renzi staccava la fiducia»), e abbiamo un deputato leghista che si chiama Vinci che si chiede perché mai i ristoranti debbano restare chiusi quando le mense degli ospedali invece sono aperte, e abbiamo un senatore grillino che si chiama Cioffi che per sostanziare l’indispensabilità del governo spiega il ciclo del glucosio dolce nettare e del carbonio nelle ali di un gabbiano, abbiamo una deputata ex cinque stelle che si chiama Giannone delusa dalle scelte a favore del profitto e contro l’ambientalismo con cui sono stati trattati i casi Ilva, Xylella e Tap e allora è passata con Berlusconi, e questi e tanti altri non sono mica entrati lì dentro a spallate e con l’elmo cornuto, ci sono entrati col nostro voto, con milioni dei nostri voti, e quindi sì che ce la meritiamo questa crisi, ce la meritiamo tutta, e probabilmente ci è andata ancora di lusso.Mattia Feltri

25 gen 21

Ultime sulla crisi di governo
«Si chiamerebbe “governo di salvezza nazionale”, ma non sarebbe altro che un Conte 3, basato su una maggioranza allargata a pezzi dell’area moderata del centrodestra e di cui farebbe parte anche Renzi. È questo il progetto al quale si lavora da alcuni giorni e sul quale si attende per oggi il responso del premier, che dovrebbe sciogliere la riserva e decidere se salire al Quirinale per formalizzare la crisi prima del voto in Parlamento sulla giustizia. Conte non sembra avere molte alternative. Al Senato i numeri per Bonafede sono così risicati che rischierebbero di azzoppare il capodelegazione dei grillini al governo, e al tempo stesso di indebolire ulteriormente il presidente del Consiglio, che si ritroverebbe con un sostegno inferiore a quello ottenuto sulla fiducia. I “no” preannunciati dai senatori Casini, Lonardo e Nencini nei confronti del Guardasigilli, oltre a esprimere una linea garantista, sono una forma di pressione sul premier per indurlo ad accettare il progetto. Che passa per l’apertura formale della crisi» [Verderami, CdS].
«Il dado non è ancora tratto: a chi ci parla il capo del governo esprime interrogativi che non hanno risposta, paure che nessuno è in grado di fugare. “E se vado al Colle da Papa e ne esco cardinale?”. Gli dicono che non succederà, che dopo di lui c’è solo un Conte ter, ma l’avvocato pugliese continua a coltivare mille dubbi, cerca risposte che al momento nessuno può dargli, nemmeno il Quirinale» [Galluzzo, CdS].

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