la crisi di governo provocata da italia viva: cronaca del 29 gen 2021

Corriere della Sera: Renzi, per ora, ferma Conte
la Repubblica: Renzi congela Conte
La Stampa: La mossa di Renzi congela il Conte Ter
Il Sole 24 Ore*
Avvenire: Crisi, partita aperta
Il Messaggero: No di Renzi, Conte all’angolo
Leggo: Italia da bandiera gialla
Qn: Renzi al Colle sbarra la strada a Conte

il protagonista assoluto della giornata di ieri, ovviamente, è stato Renzi, atteso al Quirinale per le 17.30.

«Il capo dello Stato ha accolto gli interlocutori politici in due Sale, quella degli Arazzi di Lille e quella del Bronzino, usate alternativamente per consentire la sanificazione. Non solo, niente faccia a faccia seduti su divani, ma confronti sistemandosi su due lunghi tavoli e attrezzati con divisori in plexiglass» [CdS].

Il primo gruppo ad essere ricevuto da Mattarella è stato quello delle Autonomie del Senato, che ha espresso la preferenza per un Conte ter, seguito dai rappresentanti dei gruppi Misti di Camera e Senato, sulle stesse posizioni

La delegazione formata da +Europa, Azione e i Radicali italiani s’è detta disponibile a entrare in una «maggioranza Ursula», ovvero, come ha spiegato Emma Bonino, «una maggioranza più ampia di quella attuale, che coinvolga le forze che al Parlamento europeo sostengono il lavoro della Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen».

Leu, rappresentata dai capigruppo Federico Fornaro e Rossella Muroni, ha indicato al presidente della Repubblica il nome di Conte per il nuovo governo ma non ha chiuso al ritorno di Italia viva.

Nel pomeriggio il senatore di Rignano riceve una telefonata da Conte. «“Pronto, Matteo? Sono Giuseppe…”: quando il premier chiama il leader di Rignano, si concretizza il primo contatto da molti mesi. La prima notizia è che Renzi risponde, visto che in passato non è sempre andata così. La seconda è che il premier fa la prima mossa, poco prima delle consultazioni di Iv. Il colloquio dura mezz’ora. È teso, faticoso. Una conversazione utile a Conte per ricavare un’impressione netta: vuole logorarmi. L’avvocato continua a temere che l’ormai ex alleato abbia in mente il governo istituzionale come punto di caduta di questa crisi. E lo pensa anche perché Renzi evita di rassicuralo sul suo nome, insistendo sul fatto che “contano le risposte di merito e i programmi”. Il fondatore di Italia Viva, ovviamente, ha in mente un altro film. Pensa che Conte l’abbia chiamato perché intimorito, anzi terrorizzato da un suo possibile veto al Quirinale, che avrebbe chiuso per sempre la strada al “ter”. Ciò nonostante, riesce anche a scherzare, durante la telefonata. “Presidente, non so se sei diventato vegano come ti ha chiesto Ciampolillo…”, lo provoca, prendendo in giro Conte per la richiesta – ricevuta dal senatore “costruttore” ex grillino – di aderire a un nuovo regime alimentare. “Ti sei fissato con questa cosa…”, risponde il premier. Ma proprio sui responsabili i due si scontrano, a un certo punto. Per Renzi, la campagna di reclutamento altro non sarebbe che “un’operazione scandalosa”. L’avvocato nega l’attivismo, ridimensiona, “anche perché non sono bravo a fare queste cose, non saprei farlo”. “Visti i risultati – la replica – non c’è dubbio…”» [Ciriaco, Rep].
È stato Renzi a rivelare ai cronisti la telefonata.

La delegazione di Italia Viva, entrata al Quirinale alle 17.25, era composta da Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Teresa Bellanova e Davide Faraone.

«Abito scuro, cravatta scura ed espressione ancora più scura, Matteo Renzi, uscendo dalle consultazioni al Quirinale, fa l’ennesimo strappo. Ventisette minuti di comizio nella Sala alla Vetrata con un tono nervoso che cresce di decibel e la dice lunga sulla portata dell’azzardo per ribadire innanzitutto un punto: “La caccia al singolo parlamentare fino a oggi non ha prodotto un’altra maggioranza. Attendiamo di capire nelle prossime ore se la valutazione è voler coinvolgere Iv e nel caso discutere delle idee”. Senza Italia Viva, è il messaggio, non esiste maggioranza. Più o meno in contemporanea, fonti Iv fanno sapere che l’ex premier è andato a dire a Sergio Mattarella che non è ancora disponibile all’incarico a Conte. “Ancora ”, non in assoluto. Una posizione attendista, nell’ennesima partita a poker» [Marra, Fatto].

Nel suo fluviale discorso, Reni ha detto tra l’altro: «Abbiamo subito quindici giorni di fango perché siamo stati gli unici a porre problemi di merito»; «Devono confrontarsi con noi, non con gli hashtag»; «Vogliamo sapere dalle altre forze se ritengono Italia viva parte o non parte della maggioranza»; «Rimettiamo la valutazione a chi in queste settimane ha messo veti su noi». «Andare ad elezioni sarebbe un errore per l’Italia, rischiamo di perdere l’appuntamento con il Recovery».

Renzi ha anche citato Mario Draghi, che solo poche ore prima Maria Elena Boschi aveva indicato come ministro dell’Economia in un ideale governo a misura di Italia viva.

«Non abbiamo fatto il nome del presidente Conte perché siamo in una fase precedente, in cui ragioniamo di contenuti» ha risposto Renzi alla domanda se al presidente della Repubblica abbia posto un veto su Conte.

«Mentre Renzi parla al Colle – scortato da Teresa Bellanova, Davide Faraone e Maria Elena Boschi – i big del Pd ascoltano furibondi. “Se parla un altro po’, anche noi mettiamo il veto su di lui”, è la battuta piuttosto illuminante di un ministro» [Marra, Fatto].

Renzi, infine, ha lanciato una frecciatina a Rocco Casalino. «Questa non è una saga, non è una fiction, non siamo al Grande Fratello… Qui siamo al Quirinale». Pare che abbia chiesto la sua testa.

La delegazione del Pd è entrata al Quirinale pochi minuti prima delle 18.30, mentre Renzi stava ancora parlando ai giornalisti.

Uscito dal colloquio con Mattarella, Zingaretti ha letto una dichiarazione di quattro minuti, non ha risposto a domande dei giornalisti e, scuro in volto, se n’è andato con il resto della delegazione del Pd.

Le consultazioni continuano questo pomeriggio. Alle 17 salirà al Colle la delegazione dei 5 Stelle, con il capo politico Vito Crimi e i capigruppo del Senato e della Camera, Ettore Licheri e Davide Crippa. Alle 18 toccherà al centrodestra.

Secondo Rep il presidente della Repubblica sta pensando di conferire un incarico esplorativo. «Quando le luci del Quirinale si spengono è questa la strada che si apre davanti a Sergio Mattarella dopo la seconda giornata di consultazione, la più importante. I nomi degli esploratori? Il presidente della Camera Roberto Fico o la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Fico è il grillino che ha i migliori rapporti con il centrosinistra. Lamorgese è il tecnico che garantirebbe un approccio neutro, il medico che prova a suturare la ferita. Sono questi i due candidati che circolano, anche se va detto che in nessuno degli incontri se n’è mai fatto ufficialmente cenno. Quando avverrebbe? Forse già stasera, o più probabilmente domani mattina» [Vecchio, Rep].

«Ci vuole sangue freddo: nello stallo alla messicana basta un niente e parte il grilletto. Ma la metafora cinematografica finisce qui. Nella realtà ci sono quasi novantamila vittime del Covid, un piano vaccinale ancora in ballo, un programma di investimenti da definire, centinaia di migliaia di licenziamenti in agguato da marzo. È ora di uscire dal film» [Polito, CdS].

CONSULTAZIONI. RENZI DICE NO A CONTE. ALMENO NON SUBITO

di Leonarda Manna

La mossa di Renzi congela il Conte ter

“Pd e Cinque stelle ci devono chiedere i voti! Poi parliamo del resto». È questo il senso politico del colloquio che Matteo Renzi, leader di Italia viva, ha avuto col Capo dello Stato per uscire dalla crisi di governo. Parlando con ministri e leader di Pd e M5s, Giuseppe Conte teme Renzi: «Ha citato il governo istituzionale: è chiaro che intende logorarmi”.

E adesso il Quirinale non esclude l’ipotesi di Fico esploratore, oggi pomeriggio riprendono le consultazioni al Quirinale.

Italia Viva, binario morto 
di Marcello Sorgi

Marco Imarisio, Corriere della Sera

La sparizione di Beppe Grillo sta uccidendo quel che resta del Movimento 5 Stelle. L’assenza non solo fisica del Garante, dell’unico leader davvero riconosciuto di un partito che in soli tre anni si è ristretto fino ad almeno dimezzare i suoi consensi, sta infliggendo ulteriori danni alla sua creatura politica. Conosciamo parlamentari M5S che ogni mattina compulsano il sacro blog come fossero i fondi del caffè, alla ricerca di qualche indicazione sull’andamento della giornata, sulla linea da tenere. Ma è difficile, anche un po’ umiliante, trovare indizi tra un post sui moduli fotovoltaici organici in grado di generare energia elettrica dalla luce ambientale o un altro, benemerito, sull’aumento della disuguaglianza globale. Lasciando da parte ogni speculazione, e se ne fanno tante, sui problemi personali dell’Elevato che lo terrebbero lontano dalla politica attiva, bisogna stare ai fatti. E i fatti dicono che dopo il fugace ritorno in scena del luglio-agosto 2019, quando con un vecchio pezzo di repertorio, «mi rivolgo ai giovani del Pd», benedisse di fatto l’alleanza giallorossa, le sue prese di posizione si contano sulle dita di una mano. A dicembre del 2020 c’è stato un messaggio convinto a favore di Virginia Raggi, che è bastato da solo a far evaporare la tentazione a quel tempo molto diffusa in M5S di abbandonare al suo destino l’attuale sindaca di Roma. Da allora, solo quelli che la sua ristretta cerchia chiama «endorsement silenziosi», così silenziosi che a volte proprio non si sentono. In questa fase di estrema difficoltà del Movimento, a parte la citazione delle Catilinarie dedicata in apparenza a Matteo Renzi, in pratica un buffetto, si è eclissato. A meno di non voler considerare messaggi in codice la condivisione di un articolo di Alessandro Di Battista su Julian Assange, o quella di uno scritto del parlamentare pentastellato Giorgio Trizzino che sembra aprire a un governissimo, e infatti subito è arrivata una inedita precisazione, vatti a fidare dei fondi del caffè.
Oramai Grillo parla in privato solo con poche e ben selezionate persone. Non vuole mettere mano alla crisi di governo, questo si è capito, alla pari di Davide Casaleggio, erede dell’altra metà fondatrice di M5S, con il quale i rapporti sembrano in via di disgelo. E da tempo si è reso conto dell’inadeguatezza del povero Vito Crimi, avviato a diventare uno dei più longevi reggenti della storia partitica italiana. Ma la creazione di un’Idra a cinque teste come il futuro Direttivo non restituirà ai Cinque Stelle una bussola. C’è solo una persona che avrebbe questo potere, lui. Nessun altro. Non Luigi Di Maio, che ormai si è giocato tutto sul terreno di questa legislatura e della sua durata. Non Di Battista, che segnerebbe un ritorno alle origini datato 2009, e in questi 12 anni di acqua sotto i ponti ormai ne è passata parecchia.
L’Elevato Grillo, cofondatore e anello di congiunzione tra le due fasi, è l’unica corazza che ancora rimane al M5S. Se uno non si rassegna a questa dissoluzione in atto, lui è il primo che non dovrebbe farlo, appare evidente come quest’ultima sia frutto dell’assenza di una guida. Se non altro, un addio definitivo ma chiaro obbligherebbe il M5S a emanciparsi, oppure a perire. Invece questa lenta evaporazione di Grillo equivale ad uno stato vegetativo. Il silenzio volontario al quale si è ridotto è fuorviante, perché non indica una linea, al massimo un campo di appartenenza, bianco o nero, come se la politica non fosse soprattutto sfumature di grigio e decisioni quasi quotidiane sull’intero scibile umano. Tra le tante ambiguità del M5S, quella sul ruolo del suo demiurgo rimane la più grande. E anche la più dannosa.Marco Imarisio

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