È la Giornata mondiale contro il cancro, 5 feb 2021

Corriere della Sera: «C’è più di un motivo per vedere il bicchiere mezzo pieno davanti alla decima edizione del volume “I numeri del cancro in Italia”, censimento ufficiale della situazione oncologica nel nostro Paese. […] Cresce il numero sia dei connazionali vivi dopo una diagnosi di tumore sia di quelli definitivamente guariti. Diminuiscono i nuovi casi di diversi tipi di neoplasie e scende anche la mortalità, merito soprattutto della prevenzione e degli sforzi della ricerca scientifica, che ha messo a disposizione molte nuove terapie, oltre che dimostrazione tangibile dell’elevata qualità del nostro Sistema sanitario nazionale (i tassi di sopravvivenza italiani sono superiori alla media europea). L’esempio del tumore al colon, poi, conferma l’importanza cruciale e l’efficacia dei programmi di screening: grazie al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci, che consente d’individuare anche le lesioni pre-cancerose, calano nettamente in entrambi i sessi i nuovi casi di carcinoma del colon retto (in diminuzione del 20% rispetto al picco del 2013). Non mancano però, purtroppo, neppure i motivi di preoccupazione, a partire dall’aumento delle neoplasie polmonari fra le donne, per via la crescente diffusione del fumo nel sesso femminile rispetto al passato (mentre sono in calo i casi negli uomini, dopo anni di campagne di prevenzione a loro dedicate). […] “Il tumore più frequentemente diagnosticato nel 2020 […] – dice Massimo Rugge, presidente dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum) – […] resta il carcinoma della mammella (54.976 nuove diagnosi), seguito da colon-retto (43.702), polmone (40.882), prostata (36.074) e vescica (25.492). Questi numeri non sono influenzati dalla pandemia di coronavirus, le cui conseguenze nel futuro restano da definire. Cresce il numero degli italiani vivi dopo una diagnosi di cancro: sono 3,6 milioni in tutto, pari al 6% della popolazione italiana (un italiano su 17, con un incremento del 37% rispetto a 10 anni fa) e almeno un paziente su quattro, quasi un milione di persone, è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. Resta, però, un gruppo di patologie che sono spesso già in stadio avanzato al momento della diagnosi e ad alta letalità (sistema nervoso centrale, fegato, polmone, esofago, mesotelioma, pancreas), con sopravvivenze insoddisfacenti a 5 anni: servono più sforzi della ricerca da indirizzare proprio nei confronti di queste malattie, ancora difficili da curare”».

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