DICIANNOVE ANNI DALL’ASSASSINIO DI MARCO BIAGI, dal sito di Pietro Ichino


Fu ucciso, come Massimo D’Antona, perché c’era chi considerava la pretesa di allineare l’Italia a uno standard di civiltà del lavoro europeo fosse un delitto gravissimo. Pure oggi c’è chi lo pensa, anche se per fortuna oggi non c’è più chi lo considera punibile con la morte. È online il mio intervento pubblicato dall’Agenzia ADN-Kronos il 19 marzo.


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