Animazione sociale n. 352, 2022, indice della rivista

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editoriale
Le reti di prossimità: un progetto di città

#vignetta
Se a far naufragio è tutto il mondo

by Mauro Biani

rigenerazioni urbane
Le città chiedono la nostra immaginazione

Al lavoro nei territori con intelligenza connettiva
intervista a Elena Granata a cura di Claudia Ponti

sfide del tempo
Mille e più Case della comunità: occasione irripetibile

Sette brevi note per un nuovo inizio del welfare
di Sergio Manghi

sguardi
Che professionisti vogliamo essere?

a cura di Animazione Sociale
Educatori professionali con anima politica,  di Martina Vitillo
Operatrici scalze, ricercatrici ibride dentro i territori,  di Marina Fasciolo

il peso delle parole
Scrivere sulla vita delle persone

Una competenza professionale su cui investire in formazione
di Marina Riccucci

crescere
Educare all’abitare adolescenti ospiti di comunità

Una settimana in campeggio per diventare artefici del proprio abitare
di Giulia Corvi

viaggi diari libri foto
Storie di sport in un centro diurno
di Luca Fossarello, Jessica Polano, Cristina Ranocchi 
Il caffè sociale della stazione di Mondovì
di Brunello Buonocore
Se vuoi la pace, prepara la pace
testi di autori vari, immagine di Laura Carletti

focus
Abitare il digitale, il futuro, la vita con le giovani generazioni

A cura di Francesca Carli, Marco Lo Giudice, Tania Zambon, Tommaso Zorzi 
* Il digitale è un problema educativo?  Come passare dal «mostro digitale» al «nostro digitale»

* Tuffarci insieme alla ricerca del «nostro digitale» Tre esperimenti per appropriarci del digitale
* Il digitale ci allena a immergerci nell’indefinito? La questione per tutti è entrare nella «quarta rivoluzione»

Editoriale

Le reti di prossimità: un progetto di città

Il 2022 vedrà come prima iniziativa della rivista un appuntamento dedicato al welfare comunitario. Parole chiave: prossimità, reti, comunità, politica.

Quattro parole che sono bussole per stare in questo tempo complicato, segnato da una pandemia che ci ha fatto capire quanto il sociale possa (potrebbe) essere un grande progetto culturale.

Perché il sociale sono le vite degli altri, vite che ci riguardano perché siamo interdipendenti, come abbiamo compreso in questi mesi difficili. Vite di cui aver cura, una cura reciproca, perché siamo tutte e tutti vulnerabili, come tali affidati gli uni agli altri (anche questo abbiamo capito).

E se facessimo del sociale
un grande progetto di città?

Perché il sociale è la nostra vita non appena usciamo di casa e ci affacciamo al quartiere. L’aria che lì respiriamo fa la differenza sul nostro star bene o star male. Possiamo respirare indifferenza e ostilità, e staremo male. O riconoscimento e fiducia, e staremo bene.

In molti luoghi ciò che chiamiamo welfare (quel vasto terreno dove agiscono politiche locali, professionisti sociali, educativi, della cura, servizi, scuola, cittadini attivi, associazioni, gruppi, comitati, soggetti culturali, economici…) si sta incaricando di assumere questa ottica di comunità, cercando di fare del sociale un progetto di città. Sono esperimenti che merita ascoltare, esplorare, valorizzare.

In comune hanno la riscoperta del lavoro comunitario, l’attivazione e manutenzione delle reti sociali (risorsa formidabile di contrasto alle fragilità e marginalità), la messa in rete di forze ed energie…

Condividono pratiche volte a costruire relazioni e annodare legami, come le camminate di quartiere, le merende solidali, le portinerie di comunità…

Sono attraversati da un senso di attenzione alle vite degli altri che è un segno di speranza in un tempo dove (dopo la pandemia) ha fatto irruzione la guerra (dentro i confini dell’Europa). Quest’attenzione prende il volto e il nome di «sentinelle di quartiere», «antenne di comunità», figure capaci di intercettare, segnalare, agganciare le situazioni di difficoltà.

In questo welfare nascente prende forma un progetto di città dentro cui è bello vivere. Del convegno daremo notizia a breve sui canali social della rivista.

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