letto in edizione cartacea
cerca in:
A lanciarla il linguista Massimo Arcangeli, collaboratore del nostro giornale, suscitando l’ira delle orde social. Qui spiega il senso dell’iniziativa che ha già raccolto il sostegno di politici, intellettuali ed esponenti della società civile. “La parola giusta non è un’inflaccidita resilienza ma proprio resistenza”
…
Un alto ufficiale dell’esercito italiano, per potersi appellare alla libertà d’espressione, sancita dall’art. 21 della nostra Costituzione, deve svestirsi della divisa prima di pensare di poter calpestare impunemente i diritti delle persone, salvaguardati dal nostro stesso testo costituzionale, dall’art. 604 bis e ter del Codice penale, dalla legislazione europea che bilancia quella libertà (Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, artt. 10 e 14; Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, art. 21, comma 1) e dall’art. 732, commi 1-3, del Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare: «Il militare deve in ogni circostanza tenere condotta esemplare a salvaguardia del prestigio delle Forze armate. 2. Egli ha il dovere di improntare il proprio contegno al rispetto delle norme che regolano la civile convivenza. 3. In particolare […] deve astenersi dal compiere azioni e dal pronunciare imprecazioni, parole e discorsi non confacenti alla dignità e al decoro».
—-
vai al testo della petizione:
