Le argomentazioni dello storico Alessandro Barbero sul suo voto contrario al REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA del prossimo marzo 2026

Il professor Alessandro Barbero ha espresso pubblicamente la sua netta contrarietà alla riforma della giustizia in vista del referendum del 22 e 23 marzo 2026. Attraverso un video molto discusso, lo storico ha spiegato le ragioni del suo “No”, spostando l’attenzione dalla sola “separazione delle carriere” a questioni che ritiene più profonde e pericolose per la democrazia.

Ecco una sintesi delle sue argomentazioni principali:


1. Il “Falso Problema” della separazione delle carriere

Secondo Barbero, il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri (PM) è un pretesto comunicativo.

  • Egli sostiene che la separazione esista già nei fatti, poiché i magistrati scelgono il proprio ruolo all’inizio della carriera e i passaggi da una funzione all’altra sono già oggi rarissimi (meno dell’1%).
  • La riforma non servirebbe quindi a garantire la “terzietà” del giudice, ma sarebbe il grimaldello per scardinare l’assetto attuale.

2. La “Distruzione” del CSM

L’argomento centrale di Barbero riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura. La riforma prevede di sdoppiarlo (uno per i giudici, uno per i PM) e di introdurre il sorteggio per i membri togati.

  • Indebolimento dell’autogoverno: Barbero ritiene che il sorteggio svilisca la responsabilità dei magistrati e indebolisca l’organo di governo autonomo voluto dai padri costituenti.
  • Aumento del peso politico: Con magistrati estratti a sorte e quindi “più deboli” e meno rappresentativi, Barbero teme che la componente di nomina politica (i membri laici eletti dal Parlamento) finisca per dominare l’organo, rendendo la magistratura permeabile alle influenze del Governo.

3. Il rischio di uno “Stato Autoritario”

Lo storico ha tracciato un parallelo storico molto forte, citando il regime fascista:

  • Ha ricordato che storicamente i sistemi autoritari cercano di sottoporre i magistrati al controllo dell’esecutivo.
  • Secondo Barbero, la creazione di un’Alta Corte Disciplinare esterna e la nuova composizione degli organi di controllo rischierebbero di trasformare i magistrati in funzionari “agli ordini del governo”, capaci di essere puniti se le loro decisioni non gradite alla politica.

4. Una critica alla “Propaganda”

Barbero ha infine criticato l’approccio del governo, sostenendo che la riforma venga presentata come un modo per rendere la giustizia più efficiente e veloce, quando in realtà non interviene sui veri nodi (carenza di personale, tempi dei processi, edilizia giudiziaria), ma solo sull’assetto costituzionale dei poteri.

Alessandro Barbero, storico e divulgatore, ha espresso il suo voto contrario al referendum sulla giustizia (previsto per il 22-23 marzo 2026) in un video diffuso sui social e ripreso da comitati come “Giusto dire no” e “Società civile per il no”.open+1[youtube]​

Principali argomentazioni

Barbero sostiene che la separazione delle carriere tra pm e giudici sia già di fatto esistente, e che il referendum non miri a migliorarla ma a indebolire il CSM (Consiglio Superiore della Magistratura).[ilfattoquotidiano]​[youtube]​
Prevede uno sdoppiamento del CSM (uno per giudici e uno per pm) con un organo disciplinare superiore, dove i membri togati sarebbero estratti a sorte mentre l’esecutivo manterrebbe influenza su quelli laici, squilibrando il potere verso la politica.ilgiornale+1[youtube]​
Avverte che ciò esporrebbe i magistrati a minacce e ordini dal governo, minando l’indipendenza giudiziaria e la sicurezza dei cittadini di fronte a un sistema non più equilibrato dalla Costituzione.[zazoom]​youtube+1

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