Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), il Movimento 5 Stelle e l’ex eurodeputato della Lega Roberto Vannacci si ritrovano a votare allo stesso modo contro il sostegno militare all’Ucraina

È un paradosso politico che sta facendo molto discutere: due poli opposti dello spettro elettorale italiano si ritrovano a votare allo stesso modo su uno dei temi più divisivi del panorama internazionale.

Ecco un’analisi schematica di come forze apparentemente inconciliabili come Alleanza Verdi e Sinistra (AVS), Movimento 5 stelle e l’eurodeputato della Lega Roberto Vannacci siano finiti sulla stessa linea di voto al Parlamento Europeo riguardo al sostegno militare all’Ucraina.


I motivi di una “convergenza insolita”

Nonostante il risultato del voto sia identico, le radici ideologiche che spingono AVS, Movimento 5 stelle e Vannacci verso il “No” sono profondamente diverse:

1. Alleanza Verdi e Sinistra (AVS)

Per la sinistra radicale e i verdi, l’opposizione all’invio di armi è di matrice pacifista e diplomatica.

  • Priorità al negoziato: Sostengono che l’invio continuo di armi alimenti un’escalation infinita senza una via d’uscita diplomatica.
  • Investimenti civili: Preferirebbero che i fondi venissero destinati ad aiuti umanitari e alla ricostruzione piuttosto che all’industria bellica.
  • Critica alla NATO: Spesso vedono nell’espansione della NATO un elemento di instabilità regionale.

2. Roberto Vannacci (Lega/Patrioti per l’Europa)

La posizione del generale (e di una parte della destra sovranista) ha sfumature più realiste e identitarie.

  • Interesse Nazionale: Sostiene che l’invio di armi prosciughi le risorse della difesa nazionale e non porti benefici diretti all’Italia.
  • Realismo Geopolitico: Spesso sottolinea la necessità di ristabilire rapporti con la Russia per motivi energetici e di stabilità continentale, minimizzando la retorica della “vittoria militare” ucraina.
  • Critica all’UE: Vede nelle direttive di Bruxelles un’ingerenza nella sovranità dei singoli stati sulla gestione dei propri arsenali.
  • Il voto contro le armi: Entrambe le parti hanno espresso parere contrario alla proroga dell’invio di armi a Kiev. I “vannacciani” (legati al movimento Futuro Nazionale) hanno presentato emendamenti per bloccare il supporto militare, analogamente a quanto fatto da AVS e M5S.
  • Motivazioni diverse: Nonostante il voto comune, le ragioni dichiarate restano opposte. Ilaria Salis (AVS) ha precisato che il loro è un voto “pacifista”, mentre quello di Vannacci deriverebbe da una “convergenza ideologica con Putin”. Dal canto suo, Vannacci sostiene la necessità di fermare l’invio di armi per favorire una soluzione diplomatica immediata.
  • Voto di fiducia: Per evitare rischi legati alla “fronda” interna alla Lega guidata da Vannacci, il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto, approvato l’11 febbraio 2026 con 207 voti favorevoli e 119 contrari.
  • Tensioni nella maggioranza: Questo asse ha creato forti attriti all’interno della Lega, con alcuni deputati leghisti che hanno seguito la linea di Vannacci votando “No” in dissenso dal gruppo, portando il governo a blindare il provvedimento.
 
 

Le reazioni politiche

Questa situazione crea spesso imbarazzo nelle coalizioni di appartenenza:

  • Nel Centro-Sinistra: Il PD si trova spesso in difficoltà nel giustificare l’alleanza elettorale con AVS, dato che i Dem sono fermamente pro-Ucraina.
  • Nel Centro-Destra: La posizione di Vannacci (e parte della Lega) crea attriti con Forza Italia e Fratelli d’Italia, che fanno del sostegno a Kiev un pilastro della loro politica estera.

In sintesi: Si tratta della cosiddetta “teoria del ferro di cavallo”, dove gli estremi finiscono per toccarsi su alcuni punti specifici, pur partendo da presupposti morali e politici totalmente divergenti.

Post di Franco Portinari Portos Cartoonist:



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